Youth summit di New York, chi sono i due giovani italiani scelti per l’Italia

Abbiamo incontrato Federica Gasbarro e Federico Brocchieri, i due giovani italiani che il 21 settembre hanno parlato all’Onu per lo Youth summit sul clima. Pieni di idee, ci raccontano cosa vuol dire confrontarsi con delegati da tutto il mondo.

In questi giorni nei corridoi del Palazzo di vetro, sede delle Nazioni Unite a New York, si incontrano volti giovanissimi e si respira un’aria di speranza e fermento. In preparazione del Climate action summit, convocato dal segretario generale António Guterres, l’Onu ha convocato lo Youth summit come risposta alla crisi climatica che in questo 2019 ha trovato proprio nei giovani da ogni parte del mondo una voce forte e proposte concrete.

Tra i giovani scelti, ci sono anche due italiani, Federica Gasbarro (FG) e Federico Brocchieri (FB). La prima è una dei 500 giovani che hanno risposto alla chiamata di Guterres presentando un progetto di sostenibilità ambientale, e per questo si sono aggiudicati un posto per volare a New York e partecipare al summit. Il secondo è arrivato al seguito della delegazione italiana che ha visto in lui la persona ideale per rispondere all’invito delle Nazioni Unite a coinvolgere giovani nelle delegazioni ufficiali.

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Federica Gasbarro e Federico Brocchieri, i due giovani italiani che hanno partecipato allo Youth summit sul clima © Maurita Cardone/LifeGate

Federica Gasbarro ha 24 anni, è romana, nata in Abruzzo, studia scienze biologiche all’Università di Tor Vergata. È una delle portavoce del movimento Fridays for future con cui ha iniziato a collaborare fin dai primi scioperi organizzati in Italia a inizio 2019. A Roma ha contribuito a organizzare anche il climate strike a cui ha partecipato l’attivista svedese Greta Thunberg che ha incontrato per la prima volta in quell’occasione.

Ora, seppure a distanza, sta organizzando il terzo sciopero globale per il clima del 27 settembre. “La candidatura per partecipare allo Youth summit era aperta ai ragazzi di tutto il mondo ed ero convinta di non farcela, ma credo che la propositività abbia contribuito alla loro decisione – ci racconta. Ai candidati chiedevano di presentare una ipotetica soluzione scientifica e io ho ripreso un progetto esistente, quello dei foto-bioreattori per produrre materiale organico, come zuccheri, proteine, acidi grassi. Ho pensato di sfruttare la capacità delle microalghe di assorbire l’anidride carbonica e rilasciare ossigeno: occupando meno spazio e avendo una resa di gran lunga maggiore. Ho pensato potesse essere una valida soluzione così è stato”


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Federico Brocchieri ha 27 anni e una laurea in Ingegneria per l’ambiente e il territorio all’Università La Sapienza di Roma e una laurea magistrale per l’Ambiente e lo sviluppo conseguita a Roma Tre. Fin da adolescente è stato coinvolto nei movimenti giovanili per il clima, ha collaborato con il comune di Roma, sta lavorando con l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per un’analisi dell’efficacia del Patto dei sindaci e fornisce assistenza tecnico-scientifica al ministero dell’Ambiente sulla trasparenza delle azioni sull’Accordo di Parigi. Veterano delle conferenze sul clima (anche note come Cop), è a suo agio alle Nazioni Unite e molto coinvolto nei lavori della delegazione italiana. Abbiamo fatto una chiacchierata con loro per conoscerli e farci raccontare questa esperienza.

Quando hai iniziato a occuparti di Clima e perché?
FG
: Vengo da una famiglia che ha sempre avuto una grande sensibilità per l’ambiente e sono stata educata al rispetto di ciò che ci circonda. Da lì poi la scelta di intraprendere il percorso in Scienza biologiche che mi ha portato a una maggiore consapevolezza sulle dinamiche degli ecosistemi e l’impatto dei cambiamenti climatici.
FB: Nel 2005 quando uscì The Day After Tomorrow che mi colpì molto e mi portò a interessarmi di questi temi. Poi negli anni l’interesse si è sviluppato con gli studi e parallelamente ho iniziato a seguire le Cop a cui partecipo dal 2011.   

Cosa hai fatto in questi giorni all’Onu, a quali attività hai partecipato?
FG: Sabato mattina sono entrata per la prima volta nella mia vita a Palazzo di vetro e ho avuto l’emozione di assistere agli interventi sia dei ragazzi che dei grandi della terra, tra cui il ministro dell’Ambiente svedese, che ha fatto un intervento su Greta e il nostro movimento, e poi lo stesso Guterres che ci ha incitati a continuare, anche davanti alle difficoltà. È stato molto bello. Poi ieri sera al party organizzato dalle Nazioni Unite per noi giovani ho avuto modo di parlare anche con altri ragazzi che come me sono qui con i green ticket dell’Onu e con cui ci stiamo sentendo costantemente anche sui social.
FB: Durante lo Youth Summit di sabato ho assistito agli interventi in programma e incontrato altri ragazzi che hanno intrapreso percorsi simili, cercando soprattutto di imparare qualcosa di nuovo. Infatti, anche se ho partecipato a diverse Cop, credo ci sia sempre qualcosa da apprendere. Negli ultimi anni questi eventi giovanili si stanno evolvendo, includendo sempre più proposte tecnologiche concrete. Domenica ho seguito i lavori della Coalizione sulla transizione energetica e gli interventi dei vari partecipanti, con particolare focus sulla diffusione delle batterie, una delle sfide più grandi a livello mondiale se si vuole riuscire ad accumulare energia dalla rinnovabili.

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António Guterres, il Segretario generale dell’Onu parla con i giovani attivisti ambientali Komal Karishma Kumar, Wanjuhi Njoroge, Greta Thunberg e Bruno Rodriguez al summit sul clima per i giovani il 21 settembre 2019 © Stephanie Keith / Getty Images

Tirando le somme, cosa è venuto fuori dallo Youth Summit?
FG: La conclusione vera arriverà tra qualche mese. Ieri abbiamo messo sul tavolo le nostre istanze e le nostre carte, ma noi giovani ci potremo dire felici e soddisfatti solo tra qualche mese, quando vedremo se le nostre proposte sono diventate concrete. Per il momento è stato importante aver dato vita a un momento di dialogo con i giovani e aver creato un trait d’union tra un mondo chiuso e in qualche modo elitario e la vera società civile, noi cittadini di domani.
FB: Questi eventi servono sempre. Servono per ampliare il numero di destinatari di questo messaggio che negli anni è rimasto spesso circoscritto agli addetti ai lavori o a chi era già interessato. Credo che il cambio di paradigma anche rispetto ai contenuti sia utile a fare arrivare il messaggio anche a gruppi di persone che prima non si sentivano coinvolti. Credo sia un buon risultato il fatto stesso di aver creato un evento del genere e aver così contribuito ad aumentare la pressione sulla comunità internazionale.

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Cosa servirebbe per trasformare quello che si è discusso sabato in azioni concrete? FG: Bisognerebbe investire più nell’energia verde, togliere i sussidi alle fonti fossili e riconvertire completamente il nostro modo di produrre e il nostro stile di vita. La nostra voce è fondamentale. Se avremo modo di ospitare in Italia la pre-Cop giovani quella sarà una buona occasione per esprimerci. FB: Bisognerebbe dare la possibilità ai giovani di esprimersi di più. E non parlo solo di Nazioni Unite ma di contesti nazionali, perché le idee ci sono, di progetti ce ne sono tanti, ma devono poter trovare spazio. 

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 Sabato Guterres ha chiesto a voi giovani di ricordare alla sua generazione che deve rendere conto alla vostra del futuro dell’umanità. Come pensate di poterlo fare?
FG: Lo stiamo già facendo con i nostri scioperi, stiamo facendo pressione dal basso. Da attivista direi che dobbiamo continuare a fare rumore fino a che non vedremo realmente azioni concrete. Che poi è quello che fa il movimento di Greta.
FB: Non credo ci siano strumenti specifici. Avendo seguito tante Cop so per esempio quanto sia difficile raggiungere accordi vincolanti. Credo anch’io che si tratti di continuare senza sosta a diffondere il nostro messaggio anche al di là di eventi come questo che hanno una grande attenzione mediatica.

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António Guterres ascolta i giovani attivisti presenti al summit per i giovani dell’Onu. Seduta alla sua sinistra c’è Greta Thunberg © Stephanie Keith / Getty Images.

Lunedì c’è il Summit sul clima, cosa ti farebbe arrivare alla fine della giornata dicendo che è stato un successo?
FG: Vedo questo summit come un passetto in più nella costruzione di un grande edificio che sia costituito da tutti i paesi del mondo. Potrò dirmi soddisfatta non domani. L’ambizione è tanta, sicuramente porteranno tutti grandi proposte, ma, di nuovo: da qui a qualche mese queste belle proposte verranno tradotte in qualcosa o no? Ci risentiamo tra qualche mese!
FB: Questo non è un processo negoziale, quindi non mi aspetto si esca da qui con un nuovo accordo sul clima, questa è un’occasione politica per rilanciare l’ambizione globale ad affrontare il problema. Se tra gli annunci che faranno i vari capi di governo ce ne saranno alcuni che anticiperanno un aumento della propria ambizione a livello nazionale, quello sarebbe un bel risultato. Se non dovessero esserci però non significa che l’evento sia stato un fallimento, ogni volta che si riesce a portare queste tematiche all’attenzione dell’opinione pubblica e aumentare la sensibilizzazione è sempre positivo.

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Cos’è che trovi più frustrante del modo in cui la politica internazionale ha affrontato il dibattito sui cambiamenti climatici finora? FG: Che è un processo estremamente lento. Non per colpa di qualcuno ma perché, se bisogna mettere d’accordo più parti, per forza di cose ci vuole tempo. è  come un ingranaggio: se una parte dell’ingranaggio vuole girare ma l’ingranaggio a fianco non ha lo stesso ritmo, ecco che ne risente l’intera macchina. Magari un paese non è detto che non voglia impegnarsi ma, a causa di proprie dinamiche interne, non riesce a tenere il passo e rallenta tutti perché siamo tutti in un unico grande meccanismo. FB: “Da frequentatore di negoziati devo dare ragione a Federica: la cosa che mi ha sempre messo in difficoltà è vedere che va tanto per le lunghe. Siamo alla Cop 25 quest’anno, il processo dura da tutta la mia vita. E certamente se uno pensa che è passato un quarto di secolo e il problema non è stato risolto può essere frustrante, però poi bisogna anche capire che è un processo e chiedersi anche come saremmo oggi se non ci fossero stati questi 25 anni di processo e di impegni presi. Può essere frustrante, ma finchè non troviamo un’alternativa al multilateralismo questa è l’unica via percorribile. 

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Cosa fai per limitare il tuo personale impatto sull’ambiente?
FG: Purtroppo la carne mi piace e la mangio ma ho intrapreso un cammino per cercare di limitarne l’uso sempre di più. E poi cerco di non utilizzare prodotti usa e getta, quindi per esempio uso dischetti struccanti lavabili in bambù, spazzolino biodegradabile e materiali riciclabili.
FB: Ora che vivo con la mia compagna cerchiamo di gestire nel modo più efficiente possibile quello che compriamo e come poi smaltiamo i rifiuti che produciamo.

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Se arrivasse un genio della lampada dell’ONU e ti desse la possibilità di esprimere un desiderio che tutti i grandi della terra devono realizzare, cosa chiederesti?
FG: Che ognuno di loro prendesse coscienza della grande crisi a cui siamo di fronte, che ascoltasse la scienza e prendesse provvedimenti qui e ora.
FB: Che nelle scuole di tutto il mondo ci fossero almeno un paio di ore a settimana di educazione ambientale climatica per spiegare ai ragazzi fin dall’inizio che il problema che stiamo vivendo è il più grande che saremo portati ad affrontare nel corso di questo secolo.

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