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Il Kritayuga è il primo yuga che corrisponde all’Età dell’Oro, ove gli esseri vivono appagati nel totale e spontaneo ossequio all’ordine e all’equilibrio
Come un grande loto galleggiante sulle acque primordiali, il cosmo
sboccia, fiorisce e si decompone. Eppure nelle ceneri del mondo
distrutto dal fuoco, alla fine di ogni era covano i resti di una
futura vita, di un nuovo universo che fiorirà puro e
integro, pronto all’ennesima corruzione.
E’ questo il mito delle quattro ere cosmiche: gli “yuga”.
Il Kritayuga è il primo yuga che corrisponde all’Età
dell’Oro, ove gli esseri vivono appagati nel totale e spontaneo
ossequio all’ordine e all’equilibrio, sia a livello cosmico che in
ambito umano. La santità è innata e non c’è
bisogno di alcun apparato religioso per risvegliarla. I pochi
desideri, puri ed essenziali, si realizzano con un atto di
volontà e, non esistendo attaccamento ai beni terreni, non
vi è dolore.
Quando la naturale aderenza all’ordine cosmico comincia a venire
meno, appare l’Era della Triade, il Tretayuga. In quest’epoca
l’osservanza della norma non è più innata e deve
essere appresa; la comunione con il mondo divino non è
più spontanea e comincia così a strutturarsi
l’apparato religioso. Il rito diviene lo strumento per ottenere
quanto desiderato e i desideri si fanno più materiali,
benché gli uomini tendano ancora al Vero e all’unificazione
con il Principio primo.
La degenerazione prosegue nel Dvaparayuga, l’Era della Diade. La
scienza sacra tenta di sopperire al declino della verità, ma
perde la propria unità e vede profilarsi i conflitti al suo
interno. Invano le pratiche ascetiche si oppongono al dilagare del
desiderio dissennato. Le malattie si diffondono, le calamità
naturali colpiscono la terra e la degenerazione dell’umanità
e del mondo prosegue inarrestabile.
Il 18 febbraio 3102 a.C. l’universo entra nel Kaliyuga, la funesta
Età del Ferro. Quest’ultimo periodo cosmico di discordia e
depravazione in cui viviamo durerà 432.000 anni e poi il
fuoco purificatore distruggerà il mondo e ne
seppellirà le ceneri sotto il liquido manto della notte
cosmica.
Si concluderà così un “mahayuga”, un “grande ciclo
cosmico” alla fine del quale s’arresterà la ruota del
divenire che imprigiona nella dimensione spazio-temporale
l’universo e gli esseri tutti, legati al continuo ritorno
all’esistenza, al dolore e alla morte dall’effetto delle loro
azioni, il “karman”.
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