Glifosato, la Corte suprema rifiuta di esaminare un ricorso di Bayer

Nuova sconfitta per il colosso Monsanto, di proprietà di Bayer, sulla vicenda del Roundup, diserbante a base di glifosato.

La multinazionale Monsanto, di proprietà della Bayer, ha subito una nuova sconfitta in tribunale. Questa volta è stata la Corte suprema – massimo organo della giustizia degli Stati Uniti – a dare torto al colosso tedesco, rigettando la domanda di esaminare la vicenda che ha visto protagonista Edwin Hardeman, ultrasettantenne al quale fu diagnosticato un linfoma non Hodgkin. L’uomo aveva utilizzato per ben trent’anni il Roundup, diserbante a base di glifosato prodotto, appunto, dalla Monsanto.

Sono più di 31mila le denunce depositate negli Stati Uniti sul glifosato

Si tratta di una sostanza controversa, che il Centro internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’sms ha inserito nel 2015 nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. Al contrario, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha definito “improbabile” tale pericolo. E l’Agenzia europea per la chimica (Echa) ha ritenuto di non avere prove scientifiche a sufficienza per classificarlo come cancerogeno, mutageno o tossico.

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La Bayer-Monsanto rischia migliaia di condanne negli Stati Uniti per il proprio pesticida Roundup, a base di glifosato © Mike Mozart/Flickr

In molti hanno tuttavia adombrato dubbi legati al peso delle lobby su tali decisioni. E la giustizia americana, in più gradi di giudizio, ha condannato Bayer per non aver avvisato a sufficienza sui rischi legati all’uso del glifosato. Ora la decisione della Corte Suprema rischia di provocare pesanti conseguenze per la multinazionale, dal momento che – di fatto – potrebbe spalancare le porte a numerose altre azioni legali. Sono infatti più di 31mila le denunce analoghe a quella di Hardeman che sono state depositate presso tribunali americani.

Bayer ha già accantonato 6,5 miliardi di dollari per le azioni legali

Tanto che i dirigenti di Bayer hanno deciso di accantonare la cifra stratosferica di 6,5 miliardi di dollari per fronte ai procedimenti. Denaro che potrebbe tuttavia non bastare. L’azienda ha commentato la decisione della Corte suprema, esprimendo il proprio disaccordo e dichiarandosi “pronta a fronteggiare il rischio legato a possibili azioni legali future negli Stati Uniti”. Ma ha anche ribadito di non considerarsi in alcun modo responsabile e ha ribadito per l’ennesima volta di voler continuare a produrre e commercializzare il Roundup.

Bayer per la vicenda Hardeman è già stata condannata a versare 25,3 milioni di dollari a titolo di risarcimento nel 2019. Un ricorso è stato quindi respinto nel 2021. Per questo l’azienda aveva tentato la via della Corte suprema e contestando nel merito la sentenza: secondo la multinazionale non sarebbe stato necessario indicare alcun avvertimento particolare sui prodotti a base di glifosato in merito ai possibili rischi oncologici.

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