Golf elettrica vs Golf (bio)metano, quando il mito VW si tinge di verde

La prima Golf elettrica risale al 1976, come va quella di oggi? E la nuova versione TGI a gas naturale? Pregi e difetti raccontati nella doppia prova su strada

Per tutti la Golf è soprattutto GTI, la versione più sportiva della berlinetta disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1974. In oltre quarant’anni di carriera, una delle più longeve auto di tutti i tempi si è progressivamente trasformata, progressivamente orientata verso nuove alimentazioni più pulite ed efficienti. Certo, best sellers rimangono i modelli a benzina e quelli diesel che fanno tornare alla mente i recenti scandali. Ma c’è un’altra Golf, erede, quasi cinquant’anni dopo, dei primi esperimenti sulla trazione elettrica di Volkswagen del 1972, prima con una versione elettrica del furgone T2, il mitico Bulli degli anni Sessanta, veicolo “ufficiale” del movimento hippie, (solo 120 gli esemplari elettrificati costruiti), poi con la Elektro-Golf alimentata a batterie, usata a lungo come auto-laboratorio, i primi passi di VW verso la mobilità elettrica.

Il silenzio di e-Golf o l’economia circolare di Golf TGI?

Nel frattempo, al di la del possibile tramonto del diesel (sul quale però Matthias Müeller, ceo di Volkswagen A.G, ha recentemente annunciato investimenti per 20 miliardi di euro nel corso del 2018), VW propone sul mercato e-Golf, la versione elettrica dell’iconico modello (volendo c’è anche una versione ibrida plug-in) e Golf TGI, ossia la versione a gas naturale che, grazie al recente sblocco del Decreto biometano, potrebbe avere una carriera virtuosa, come ideale interprete di quel periodo transitorio verso l’elettrificazione che vedrà la coesistenza di diverse tipologie di carburanti alternativi.

Oltre alla e-Golf, la versione elettrica della nota berlina, in listino c'è la nuova versione TGI a metano. Fra le due le differenze estetiche sono minime.
Oltre alla e-Golf, la versione elettrica della nota berlina, in listino c’è la nuova versione TGI a metano. Fra le due le differenze estetiche sono minime.

Così uguali, così diverse

Da vedere chi non ha l’occhio allenato potrebbe scambiarle per due Golf qualsiasi. Invece… , la e-Golf, è la versione elettrica della nota berlina. L’altra, la TGI, è la più recente versione a metano (già capace di abbattere del 25 per cento le emissioni di CO2 rispetto ai motori benzina), che potrebbe già oggi fare il pieno con biometano prodotto da materie organiche di scarto, dall’umido, dagli scarti dell’agricoltura o dai reflui fognari, con una riduzione di oltre l’80 per cento di CO2 in meno ed emissioni complessive molto vicine a quelle di un’auto elettrica alimentata da fonti rinnovabili.

Sotto il cofano della nuova Golf TGI c’è un motore turbo a benzina 1.4 con 110 cavalli di potenza. Già pronta per essere alimentata a biometano, ha un’autonomia complessiva di quasi 1.300 chilometri.
Sotto il cofano della nuova Golf TGI c’è un motore turbo a benzina 1.4 con 110 cavalli di potenza. Già pronta per essere alimentata a biometano, ha un’autonomia complessiva di quasi 1.300 chilometri.

Golf TGI, già pronta per il biometano

“Una compatta con emissioni e costi da citycar”, così la raccontano in VW, In effetti, con 98 g/km di CO2 emessa e meno di 15 euro per fare un pieno di gas, la Golf TGI rappresenta un buon esempio di risparmio ed efficienza. Sotto il cofano c’è un motore turbo a benzina 1.4 con 110 cavalli di potenza, che però la benzina la usa il meno possibile… Infatti la Golf TGI si avvia automaticamente sfruttando il metano da subito e solo quando il gas si esaurisce, ritorna automaticamente a benzina sfruttando un’autonomia complessiva di quasi 1.300 chilometri. In attesa che anche chi produce biometano possa immetterlo in rete e aprire impianti di rifornimento, il metano ha una rete distributiva abbastanza diffusa e che un recente accordo Snam-Eni vede in ulteriore ampliamento; previsti 2mila impianti di rifornimento, purtroppo senza self service. Prezzo Golf TGI: da 17.900 euro.

I tempi di ricarica vanno dalle 13 ore di una normale presa domestica, alle circa 4 ore di una stazione di carica a 7,2 kW fino a 45 minuti per arrivare all’80 per cento di ricarica nel caso di una colonnina a ricarica veloce  da 40 kW.
I tempi di ricarica vanno dalle 13 ore di una normale presa domestica, alle circa 4 ore di una stazione di carica a 7,2 kW fino a 45 minuti per arrivare all’80 per cento di ricarica nel caso di una colonnina a ricarica veloce da 40 kW.

e-Golf, l’elettrica prestazionale

La versione “zero emission” di Golf è un’auto elettrica con 300 chilometri di autonomia dichiarata, che diventano realisticamente 200. Il sistema sfrutta una batteria agli ioni di litio da 35,8 kWh che alimenta un  motore elettrico che sviluppa 136 cavalli. Per capirne subito l’utilizzabilità quotidiana, i tempi di ricarica vanno dalle 13 ore se si utilizza una normale presa domestica, alle circa 4 ore se si usa una stazione di carica a 7,2 kW fino a 45 minuti per arrivare all’80 per cento di ricarica nel caso di una colonnina a ricarica veloce  da 40 kW. Vista anche la carenza di infrastruttura elettrica in Italia, la scelta ideale per chi acquista un’auto elettrica come e-Golf è quella di installare in garage una wall-box, ancora meglio se alimentata con energie rinnovabili. Prezzo e-Golf: 39.600 euro.

Molte funzioni di bordo si gestiscono tramite comandi gestuali: in altri termini l’auto legge alcuni gesti della mano e li interpreta associandoli a un comando, come abbassare il volume della radio.
Molte funzioni di bordo si gestiscono tramite comandi gestuali: in altri termini l’auto legge alcuni gesti della mano e li interpreta associandoli a un comando, come abbassare il volume della radio.

La Golf ha imparato a interpretare i nostri gesti

L’ultima Golf, a prescindere che sia elettrica o a metano, ha un livello di innovazione, tecnologia e sicurezza ai vertici della categoria. Un esempio? Molte funzioni di bordo si gestiscono tramite comandi gestuali: in altri termini l’auto legge alcuni gesti della mano e li interpreta associandoli a un comando, come abbassare il volume della radio. E in termini di sicurezza attiva, oltre ai fari a Led (che aumentano di molto la visibilità nelle  ore notturne) c’è la frenata di emergenza automatica con riconoscimento dei pedoni, il sistema di assistenza alla guida in colonna che fino a velocità moderate anticipa la guida autonoma e il cruise control adattivo che mantiene in modo automatico la velocità e la distanza dal veicolo che precede, migliorando di molto la sicurezza di viaggio. E se sotto il profilo estetico le due Golf differiscono soltanto per alcuni dettagli, salendo a bordo salta all’occhio il quadro strumenti completamente diverso; su eGolf al posto del contagiri c’è lo strumento che indica il consumo istantaneo in chilowattora e il monitoraggio dei flussi di energia.

La versione “zero emission” di Golf ha un'autonomia reale di 200. Il sistema sfrutta una batteria agli ioni di litio da 35,8 kWh che alimenta un  motore elettrico che sviluppa 136 cavalli.
La versione “zero emission” di Golf ha un’autonomia reale di 200. Il sistema sfrutta una batteria agli ioni di litio da 35,8 kWh che alimenta un motore elettrico che sviluppa 136 cavalli.

Elettrico o gas naturale? Ecco cosa cambia alla guida

Chi ha in mente una Golf, di sicuro ha in mente da sempre un’auto dalle prestazioni brillanti, anni luce lontano dalla guida monotona. e-Golf conferma la regola, anzi, ribadisce una caratteristica comune a tutte le elettriche: ossia che sulle auto alimentate a corrente l’accelerazione arriva subito, con una prontezza impressionante. Per chi non avesse dimestichezza con le prestazioni, allora il tempo chiarirà meglio: la Golf elettrica per andare da 0 a  100 km/h impiega soli 9,6 secondi. E la velocità massima, limitata elettronicamente, è di 150 km/h. Altro mito da sfatare: le auto a gas metano sono meno prestazionali delle equivalenti a benzina. Meglio, era così anni fa, quando le auto si trasformavano con dei kit “after market”. Oggi, auto come la Golf TGI hanno prestazioni e affidabilità identiche ai modelli a benzina, solo con livelli di efficienza e emissioni più favorevoli. La Golf TGI è leggermente più lenta della rivale elettrica e-Golf e per passare da 0 a 100 km/h impiega 10,6 secondi. In compenso può raggiungere una velocità massima di 195 km/h. I consumi?  3,6 kg di gas per percorrere 100 chilometri. La Golf TGI offre un cambio automatico a doppia frizione a 7 marce (molto divertente) mentre su e-Golf, come per tutte le elettriche il cambio non c’è, basta accelerare. La versione di Golf elettrica vince per il comfort per l’assoluto silenzio, effetto che però tende a mitigarsi col salire della velocità e l’aumento dei fruscii aerodinamici; la TGI prevale per la notevole autonomia e per l’economia, a partire dal prezzo d’acquisto. Sterzo e freni? Ottimi su entrambe le versioni, come il piacere di guida, da sempre prerogativa di ogni Golf. Volendo, si potrebbe dire che il peso delle batterie sulla e-Golf riduce sensibilmente l’agilità in curva, ma si è ampiamente ripagati dal divertimento dello scatto e dalla fluidità di marcia.

Da sinistra le concept elettriche Volkswagen ID, ID Buzz e ID Crozz rappresentano il futuro della mobilità secondo il costruttore tedesco.
Da sinistra le concept elettriche Volkswagen ID, ID Buzz e ID Crozz rappresentano il futuro della mobilità elettrica secondo il costruttore tedesco.

VW: 3 milioni di auto elettriche entro il 2025

Oggi Volkswagen punta verso la mobilità a emissioni zero, all’elettrico e al biometano, quest’ultima intesa come “risorsa ideale nella transizione verso il futuro elettrico”. E le recenti affermazioni di Matthias Müeller, fanno ben sperare: la conversione di 16 fabbriche per la costruzione di motori elettrici entro il 2022; 3 milioni di auto a zero emissioni vendute entro il 2025; 80 modelli elettrici e ibridi plug-in, suddivisi fra 12 marchi che fanno capo al gruppo tedesco (Audi, Skoda, Seat e Lamborghini solo per citarne alcuni); una nuova joint venture con il costruttore cinese Anhui Jianghuai Automobile (JAC) per la produzione di veicoli elettrici più numerose partnership strette con produttori di batterie in Europa e in Cina. Nel frattempo arrivano nuovi motori a benzina con sistemi “micro hybrid”, capaci di disattivare alcuni cilindri, o di spegnersi completamente (modalità “eco-coasting”) per risparmiare carburante e abbattere le emissioni. Insomma, scandali (e risarcimenti miliardari) risolti, il futuro di Volkswagen sembra avviato verso la direzione giusta.

 

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