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Otto anni dopo la tempesta Vaia nel nord Italia, un progetto omonimo sta contribuendo alla rinascita delle foreste.
Era la fine di ottobre del 2018 quando la Tempesta Vaia ha attraversato il Nord Italia e distrutto oltre 42mila ettari di bosco tra Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. Un evento meteorologico estremo che ha lasciato ferite ancora oggi visibili. Proprio da questa devastazione, nel 2019, è nata VAIA, una Società Benefit certificata B Corp che ha scelto di trasformare una risorsa compromessa in un’opportunità di rinascita per il territorio.
Il progetto parte da un’idea semplice: recuperare il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta, trasformarlo in oggetti di design attraverso il lavoro degli artigiani locali e utilizzare parte dei proventi per finanziare nuove piantumazioni. Oggi, a otto anni dalla tempesta, VAIA ha contribuito alla messa a dimora di oltre 200mila nuovi alberi, recuperando più di 500 tonnellate di legno e coinvolgendo oltre 20 piccole e medie imprese in una filiera che mette in rete artigiani, forestali e realtà del territorio.
Dal progetto VAIA, il primo prodotto nato è stato VAIA Cube, un amplificatore naturale per smartphone realizzato con il legno degli abeti abbattuti dalla tempesta. Un oggetto che non richiede elettricità e che permette di amplificare il suono grazie alla sua particolare forma. Poi, nel tempo, sono nate nuove soluzioni, come VAIA Focus, che combina il legno recuperato con una lente ottica Fresnel per ingrandire lo schermo dello smartphone, senza utilizzare componenti elettronici o alimentazione esterna.
Ogni prodotto rappresenta un modo per dare una seconda vita a materiali che altrimenti rischierebbero di andare perduti, mantenendo il valore economico all’interno del territorio. Ma soprattutto, a ogni VAIA Cube e VAIA Focus venduto corrisponde la piantumazione di un nuovo albero nelle Dolomiti, nelle aree colpite dalla tempesta. Un impegno che si traduce in interventi concreti di riforestazione e che, attraverso la collaborazione con enti forestali e comunità locali, contribuisce alla ricostruzione degli ecosistemi montani.
Oggi il modello di VAIA si sta estendendo oltre i territori in cui è nato, raggiungendo anche la Puglia, dove la diffusione del batterio della Xylella ha compromesso milioni di ulivi e trasformato il paesaggio del Salento. Qui l’azienda sta lavorando al recupero del legno degli alberi colpiti dal batterio, valorizzandolo attraverso lo sviluppo di nuovi materiali. È il caso di Olive Matter, un biocomposito ricavato dal legno degli ulivi, utilizzato per realizzare VAIA Cover, una cover per smartphone. Anche in questo caso, all’acquisto del prodotto è associato un intervento ambientale: per ogni cover venduta, VAIA contribuisce alla rigenerazione di un metro quadrato di macchia mediterranea nel comune di Specchia, in provincia di Lecce.
L’obiettivo del progetto è arrivare a 20mila metri quadrati di terreno rigenerato. Un’evoluzione che racconta come il modello sviluppato dopo la Tempesta Vaia possa trovare applicazione anche in territori e contesti ambientali differenti.
«Per noi, ogni anniversario è un momento per guardare a ciò che abbiamo costruito, ma soprattutto per chiederci cosa possiamo fare ancora per restituire più di quanto prendiamo», spiega Federico Stefani, cofondatore e presidente di VAIA. Una visione che, otto anni dopo la tempesta, continua a mettere al centro il recupero delle risorse, il coinvolgimento delle comunità e la possibilità di costruire nuove opportunità a partire dalle fragilità dei territori.
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