Gruppo Wagner, chi sono i mercenari russi che combattono in Ucraina

In Ucraina combatte il gruppo Wagner: chi sono i mercenari filorussi di ideologia nazista che stanno assumendo un ruolo chiave nel conflitto.

C’è una milizia che forse più di tutte le altre si sta facendo notare nella guerra in Ucraina: il gruppo Wagner<. È una brigata composta da mercenari russi, nel corso degli ultimi mesi sarebbe arrivato a reclutare fino a 50mila persone, schierate nella guerra in corso per sostenere l’esercito ufficiale di Mosca. Il gruppo Wagner di fatto non esiste, perché la legge russa vieta l’attività dei mercenari. Eppure dal 2014i suoi affiliati svolgono operazioni militari fantasma a difesa degli interessi russi un po’ in tutto il mondo. Dal Cremlino continuano a negare ogni legame con il gruppo, accusato in passato di crimini di guerra e ideologicamente vicino al nazismo, ma con il passare del tempo sono emerse sempre più prove di una connessione con Vladimir Putin. Cerchiamo di capire meglio chi è il gruppo Wagner.

Le origini del gruppo Wagner

Il gruppo Wagner è una compagnia militare che di fatto non esiste, siccome per la legge russa i mercenari non possono esistere. Un corpo fantasma, ma che in realtà è ben radicato nel tessuto politico-istituzionale-militare di Mosca.

Le origini del gruppo sono lontane. Negli anni Novanta i colossi energetici russi, privatizzati a seguito del crollo dell’Unione Sovietica, iniziarono a dotarsi di propri corpi di sicurezza. Si trattava di servizi di vigilanza che iniziarono sin da subito ad assorbire risorse che uscivano dall’esercito regolare di Mosca, attirate dagli stipendi più alti del settore privato. Il primo vero corpo strutturato di questo tipo fu l’Anti-Terror Orel, che andò a offrire la sua vigilanza all’estero, in particolare in Iraq, dove le compagnie russe erano impegnate nello sfruttamento petrolifero del sottosuolo. Un’altra realtà fu il Moran Security Group, sempre impegnato nella difesa delle imprese russe in scenari di crisi, da cui si staccò poi la divisione Slavonic Corps, che invece reclutava direttamente personale da inviare in zone di guerra per combattere a difesa degli interessi dei governi locali, così da avere qualcosa in cambio.

Quando la Slavonic Corps venne smantellata, uno dei suoi uomini, l’ex colonnello del servizio di intelligence della Federazione Russa Dmitry Valeryevich Utkin, creò una nuova compagine militare privata, il gruppo Wagner appunto. Se la guida operativa sin dall’inizio è stata quella di Utkin, a finanziare la macchina in termini economici è Yevgeny Prigozhin, magnate della ristorazione russa e chiamato “il cuoco di Putin”. Oggi il gruppo Wagner è composto da un numero di combattenti che potrebbe arrivare fino a 50mila, uomini che hanno più di 35 anni, hanno un passato nell’esercito russo e percepiscono uno stipendio in media superiore a 2mila dollari al mese, circa il quadruplo di quanto avrebbero guadagnato come soldati ufficiali.

L’ideologia del gruppo Wagner

Non serve sforzarsi troppo per capire le origini ideologiche del gruppo Wagner. Basta dare uno sguardo al corpo e ai pensieri del suo leader Dmitry Valeryevich Utkin. Intanto il nome della milizia viene dalla passione di Utkin per il compositore tedesco Richard Wagner, a cui si è avvicinato dopo aver saputo che era l’artista preferito di Adolf Hitler. Sul corpo dell’uomo e dei suoi affiliati compaiono poi diversi tatuaggi che rimandano al nazismo, così come Utkin in campo da battaglia è sempre stato particolarmente affezionato e si è fatto ritrarre con il suo elmetto che riproduce quello usato dall’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale.

L’ideologia del gruppo Wagner è stata definita una “forma esoterica di nazismo” e questo rimanda in particolare a Heinrich Himmler, il fondatore delle SS, le squadre di protezione nazista. Svastiche, rune e altra simbologia degli affiliati Wagner è comune a quella dei battaglioni nazisti, e ad accomunare le due realtà c’è anche un profondo antisemitismo che nel caso della milizia guidata da Utkin trae origine dal neopaganesimo russo. Questo pensiero nasce in particolare nell’Ottocento e si è evoluto nel corso dei decenni, assestandosi su una ideale contrapposizione tra la società cristiano-ortodossa russa – una sorta di razza ariana in salsa moscovita – e la decadenza liberale del mondo occidentale.

Le operazioni militari del gruppo Wagner

La prima azione sul campo di battaglia del gruppo Wagner risale al 2014, nell’Ucraina dell’est. Erano i tempi della guerra nel Donbass e della conquista russa della Crimea, annessa a Mosca a seguito di referendum contestati dagli osservatori internazionali.

A dar man forte all’esercito russo, in via ufficiosa e non ufficiale vista la legge che vieta di assoldare mercenari, c’erano anche Utkin e i suoi compagni ricoperti di svastiche. In quel contesto il gruppo Wagner ha combattuto rettamente al fianco delle varie milizie autonome filorusse, ma ha fatto anche altro: campagne di disinformazione per screditare lo stato ucraino davanti alle comunità locali, ma anche soppressione dei sentimenti indipendentisti di chi nei territori di Donetsk e Luhansk voleva staccarsi da Kiev senza però unirsi a Mosca. Questo ha portato a scontri all’interno della stessa compagine anti-ucraina e proprio il gruppo Wagner sarebbe responsabile dell’uccisione di alcuni leader filorussi come Alexander Bednov e Alexei Mozgovii. 

Un altro dei teatri bellici in cui ha operato con una certa dedizione il gruppo paramilitare russo è la Siria. Qui sono stati impiegati circa 5mila uomini a partire dal 2015, che sono andati a rafforzare e supportare l’esercito del presidente siriano (e stretto alleato di Mosca) Bashar Al Assad, nelle sue operazioni contro lo Stato Islamico. L’apporto dei nazisti filorussi ha garantito alcuni successi importanti, come la riconquista del sito archeologico di Palmira, ma la loro offensiva si è anche rivolta contro i curdi del nord, risolvendosi in pesanti perdite dopo l’intervento americano nel 2018. 

Il gruppo Wagner si è affermato in modo decisivo in questi anni e oggi continua a operare anche in Africa. In Libia i mercenari russi sono comparsi nel 2019, andando a combattere al fianco del generale Khalifa Haftar nella sua guerra civile contro il governo sponsorizzato dalle Nazioni Unite di Tripoli. In quel caso fu il ritrovamento di un tablet Samsung sul campo di battaglia a fare luce sulla vicenda: nel dispositivo vennero trovate mappe della Libia in russo, liste dei combattenti, informazioni sulle spedizioni di armi e citazioni del comandante Dmitry Utkin e del finanziatore Yevgeny Prigozhin.

Bandiere russe durante una manifestazione in Mali
Bandiere russe durante una manifestazione a supporto del governo in Mali © OUSMANE MAKAVELI/AFP via Getty Images

Altri scenari in cui ha operato il gruppo Wagner sono poi il Mali, dove i mercenari sono intervenuti a sostegno del governo contro le milizie jihadiste del Sahel; il Mozambico, dove hanno combattuto contro il gruppo affiliato allo Stato Islamico di Al-Shabaab; la Repubblica Centrafricana, dove sono stati chiamati dal presidente Faustin-Archange Touadéra per addestrare le sue truppe contri i ribelli; ma anche in Sud Sudan, Burkina Faso e altri paesi. In questi contesti, tutti non casualmente ricchi di risorse naturali e occasioni di business – una sorta di “parcella” del gruppo Wagner in cambio dell’aiuto ai governi locali –, negli ultimi tempi è capitato di scorgere bandiere russe sventolate dalla popolazione durante manifestazioni di piazza.

La presenza in Ucraina del gruppo Wagner

I mercenari del gruppo Wagner conoscono molto bene l’Ucraina, dal momento che lì ci hanno combattuto dal 2014. E dopo l’aggressione russa al paese nel febbraio 2022, sono tornati a dare man forte alle truppe di Mosca. Come ha detto il ministero della Difesa del Regno Unito, “oggi il gruppo comanda circa 50mila combattenti in Ucraina e ha assunto un ruolo chiave nella guerra”. Il Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha affermato che circa l’80 per cento di queste risorse sono state reclutate in prigione.

L’area operativa del gruppo Wagner nella guerra in Ucraina inizialmente non è stata ben definita e si è trattato piuttosto di azioni isolate e interventi mirati. Il suo coinvolgimento è cresciuto negli ultimi mesi sul fronte orientale, in particolare nella battaglia per la conquista di Bakhmut. I suoi dirigenti hanno detto che la milizia di mercenari sta combattendo in modo “pesante e sanguinoso” e questo ha permesso la caduta ucraina a Soledar, nell’area di Donetsk.

La cittadina a metà gennaio è finita nelle mani di Mosca, con tanto di incidente diplomatico tra il governo russo e la banda di mercenari da cui, almeno sulla carta, prende le distanze. In principio il ministro della Difesa Sergej Šojgu non aveva citato il gruppo Wagner tra gli attori che avevano permesso la conquista di Soledar, poi dopo le proteste della compagnia militare privata c’è stato il dietrofront e il riconoscimento del loro apporto “coraggioso e altruista”. Secondo l’intelligence Usa nelle ultime settimane almeno mille mercenari filorussi sarebbero morti nei combattimenti.

Le armi consegnate dalla Corea del Nord al gruppo Wagner
Le armi consegnate dalla Corea del Nord al gruppo Wagner © Alex Wong/Getty Images

A confermare il ruolo sempre più cruciale del gruppo Wagner in Ucraina c’è anche la notizia, diffusa dall’amministrazione statunitensi dopo aver visionato immagini satellitari, che la Corea del Nord avrebbe mandato missili alla banda di mercenari del magnate Yevgeny Prigozhin. E da Washington stanno intensificando le sanzioni nei confronti delle persone e delle società legate in qualche modo al gruppo, così da ostacolare il loro approvvigionamento militare.

I crimini di guerra del gruppo Wagner

Nel corso delle sue operazioni tra l’Ucraina, la Siria e il continente africano il gruppo Wagner è stato più volte accusato di crimini di guerra, portando anche all’intervento delle organizzazioni per i diritti umani.

Andrey Medvedev, ex comandante di una fazione della compagine in Ucraina, è un disertore che a gennaio si è rifugiato in Norvegia dopo aver assistito ai metodi brutali e ai crimini di guerra commessi dai suoi compagni nel paese. Accuse simili nei confronti di membri del gruppo erano arrivate già nei primi mesi della guerra, quando una procura ucraina ha incriminato due mercenari russi per l’uccisione di civili nei pressi di Kiev. Il gruppo Wagner sarebbe poi tra i corresponsabili di uno dei più tremendi massacri occorsi finora dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina, quello di Bucha.

Ma di queste cose si era già parlato dopo il primo intervento dei mercenari russi in Ucraina, quello del 2014: Alexey Milchakov, uno dei comandanti di quell’operazione, è stato accusato di aver torturato prigionieri, arrivando fino a tagliare orecchie e incidere svastiche sul loro corpo. E altrove non è andata meglio.

Un’inchiesta del media inglese Bbc realizzata a partire dal tablet ritrovato in Libia ha certificato torture, massacri e altre violazioni massive dei diritti umani da parte degli affiliati del gruppo Wagner impiegati nel paese. Qui hanno ucciso prigionieri e civili nonostante si fossero arresi, ma anche minato il terreno senza porre segnalazioni e delimitazioni, tutti crimini di guerra. In Siria i soldati-mercenari russi hanno decapitato un disertore dell’esercito di Assad, mentre le torture nei confronti di un detenuto siriano hanno spinto tre organizzazioni non governative a intentare una causa a Mosca contro il gruppo, la prima di questo genere.

Di tortura e altri crimini simili i mercenari russi sono stati accusati anche nelle loro operazioni nell’Africa subsahariana, mentre nel 2018 in Repubblica Centraficana tre giornalisti che stavano compiendo un’inchiesta proprio sul gruppo Wagner sono morti in circostanze misteriose. 

I rapporti con la Russia del gruppo Wagner

Se sull’area di operatività geografica e sulle nefandezze commesse un po’ ovunque dal gruppo Wagner le prove si sprecano, l’area più grigia è quella relativa ai suoi rapporti con Mosca. La legge russa che vieta l’azione dei mercenari rende in teoria il gruppo militare un corpo fantasma che agisce sottotraccia e in modo indipendente per perseguire propri interessi economici, ma nei fatti una connessione tra il suo operato e le direttive del Cremlino è sempre più evidente.

Intanto i legami personali. Il magnate che sta dietro al gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, è una persona molto vicina al presidente russo Vladimir Putin, come testimoniano diverse fotografie che li ritraggono insieme. Dmitry Utkin, guida operativa della compagine, è poi stato direttamente premiato dal presidente in un evento del 2018 per i veterani della guerra in Siria. Al di là di questo, il centro militare in cui vengono addestrati i mercenari del Wagner è nei pressi di Krasnodar, nel medesimo complesso in cui viene opera il servizio di intelligence della Federazione Russa. I mercenari russi feriti in passato sono poi stati ricoverati negli ospedali dell’esercito di Mosca, così come il gruppo si è servito di mezzi militari russi nelle sue operazioni e gli affiliati usano passaporti legati al ministero della Difesa russo. I suoi caduti in passato hanno inoltre ricevuto le onorificenze militari. Nel 2022 inoltre ha aperto a San Pietroburgo una sede affiliata al gruppo, senza che da Mosca nessuno abbia battuto ciglio.

La sede affiliata al gruppo Wagner a San Pietroburgo
La sede affiliata al gruppo Wagner a San Pietroburgo © OLGA MALTSEVA/AFP via Getty Images

Il riconoscimento ufficiale da parte del ministero della Difesa russo del ruolo decisivo avuto del gruppo Wagner nella presa russa di Soledar in Ucraina è un’ulteriore prova dei legami tra il Cremlino e una realtà che di fatto non potrebbe esistere ma che poi combatte al fianco del suo stesso esercito. Da Mosca però continuano a negare ogni rapporto con la milizia di mercenari. Secondo molti analisti, il gruppo Wagner è una sorta di costola ombra ufficiosa dell’esercito russo, molto utile a Vladimir Putin perché permette di fatto di compiere operazioni invisibili e a costo zero in contesti chiave dal punto di vista strategico e geopolitico. La morte dei mercenari non causa ripercussioni sull’opinione pubblica in patria come sarebbe per quella di soldati ufficiali, inoltre le operazioni in Mali, Mozambico e negli altri paesi condotte in questa forma non hanno ripercussioni internazionali come in caso di un intervento reale da parte di Mosca.

Il gruppo viene chiamato sempre più frequentemente “l’esercito privato di Putin”. Ma il fatto i mercenari del Wagner stiano assumendo sempre più forza e autorevolezza nella guerra in Ucraina potrebbe essere un problema per Mosca e per il suo controllo sul gruppo. Dietro alla crescente presenza dei mercaneri del Wagner in Ucraina c’è però un grande paradosso: quando Putin ha dato il via all’aggressione al paese, si è giustificato dietro a una fantomatica necessita di “de-nazificarlo”. Un riferimento a realtà come il battaglione Azov, una milizia volontaria caratterizzata da posizioni neonaziste e suprematiste bianche e impegnata nella resistenza ucraina già dalla guerra nel Donbass del 2014 e accusata di crimini di guerra. Una realtà però minoritaria, composta da qualche migliaia di persone. Ma soprattutto un alter ego ideologico e operativo, ma opposto, al gruppo Wagner. Putin, insomma, si sta servendo di un un esercito di mercenari nazisti per sconfiggere, a suo dire, il nazismo.

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L'autenticità di questa notizia è certificata in blockchain. Scopri di più
Articoli correlati