Ibis eremita uccisi, cacciatore condannato. Ma c’è chi ad Orbetello svernerà in tranquillità

Condannato un cacciatore dopo l’uccisione di una coppia di esemplari di ibis eremita. Nel frattempo 28 di loro sono arrivati sani e salvi ad Orbetello.

Ne rimangono poche centinaia di esemplari in tutto il mondo. E i ricercatori, per evitarne l’estinzione in natura, hanno avviato da anni un programma per riprodurli in cattività e rilasciarli successivamente in natura, accompagnandoli durante la loro migrazione. Sono gli ibis eremita (Geronticus eremita), ormai considerati scomparsi in Europa.

 

ibis eremita
Lo stormo di ibis in formazione, accompagnato dai ricercatori. Foto via Waldrapp

 

Nell’ottobre 2012 un cacciatore lucchese ne uccise due esemplari facenti parte del progetto internazionale portato avanti dai biologi del “Waldrappteam“, mentre probabilmente provavano a raggiungere la Laguna di Orbetello, luogo deputato dagli uccelli per la svernamento e oasi Wwf.

 

Identificato dagli agenti del Corpo forestale dello Stato e denunciato all’Autorità Giudiziaria locale, il 13 settembre scorso il tribunale di Livorno l’ha processato, condannandolo per il reato di uccisione di specie protetta (art. 30, 1 comma lett. B Legge 157).

 

Una condanna auspicata e particolarmente importante sia per la gravità del reato commesso sia perché gli ibis eremita sono uccelli molto rari”, ha commentato Massimo Vitturi responsabile dell’area animali selvatici della Lav.

 

Quanti ibis eremita restano in natura

Secondo la Lista rossa della Iucn (International union for conservation of nature and natural resources), l’ibis eremita è una specie “gravemente minacciata” di estinzione. In natura oggi si trovano alcune popolazioni in Marocco, Turchia e Siria. Secondo gli scienziati nel 2014 il numero di ibis era stimato in 524 individui in Marocco, con 115 coppie e 192 giovani esemplari (Oubrou e El Bekkay 2014).

Che cos’è il progetto Reason for Hope

Lo scorso 8 agosto 28 ibis hanno raggiunto l’oasi del Wwf della Laguna di Orbetello, seguiti passo passo da un team di biologi che ne hanno affiancato il volo. L’ultima tappa di una migrazione lunga 794 km, durata 18 giorni attraverso le Alpi, ad una media di 159 km al giorno.

 

Un progetto europeo Reason for Hope (Life+ Biodiversity) al quale collaborano da anni Italia, Austria e Germania e che punta al ripopolamento del raro uccello nel Vecchio Continente. “Il volo sopra le Alpi e gli Appennini è stato anche per me una nuova avventura”, ha raccontato Johannes Fritz, il capo del progetto ed uno dei piloti che ha seguito in volo gli uccelli.

Grazie alla collaborazione tra alcuni zoo europei, che hanno permesso la schiusa di esemplari cresciuti nelle incubatrici e la cura parentale dei primi mesi, oggi gli uccelli imparano il volo e le rotte migratorie grazie ad ultraleggeri che li seguono durante le transvolate. “Il problema – ha sottolineato Fabio Cianchi, responsabile delle Oasi Wwf della provincia di Grosseto – è proprio legato al ritorno degli esemplari che hanno imparato la rotta migratoria e che tornano da soli perché il bracconaggio purtroppo ha letteralmente decimato il gruppo degli ibis negli anni scorsi”.

 

Ma lo scorso agosto, 28 di loro ce l’hanno comunque fatta, incontrando altri 19 individui della stessa specie. “Questi immensi spazi e le montagne lontane sotto di noi – conclude Fritz – con gli uccelli che ci seguivano in formazione di volo così vicini da potere toccare, è stata una sensazione quasi surreale”.

Articoli correlati