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Portata da volatili selvatici, l’influenza aviaria ha infettato numerosi allevamenti di oche e anatre. Migliaia gli animali abbattuti in Francia e India.
Francia e India. Due paesi distanti migliaia di chilometri che negli stessi giorni stanno affrontando il medesimo problema: casi di influenza aviaria tra le oche e le anatre d’allevamento, infettate dagli uccelli selvatici nella loro migrazione invernale. Una preoccupazione sanitaria che si aggiunge alle problematiche legate alla pandemia di coronavirus e che sta mettendo in allerta i rispettivi governi.
Per bloccare il virus, i cugini d’oltralpe hanno già abbattuto circa 200.000 anatre e oche, di cui circa la metà abbattute a scopo preventivo. Nei prossimi giorni, procederanno all’abbattimento di altri 400.000 capi sempre a scopo preventivo. Lo ha deciso il ministero dell’Agricoltura di Parigi, constatando la violenza del contagio in ben 61 focolai, di cui 48 nel sud est del paese, nel dipartimento delle Landes, noto per la produzione di foie gras.
In India, invece, gli abbattimenti sono stati finora più modesti: circa 17.000 nello stato meridionale del Kerala, anch’esso noto per la sua produzione di paté d’oca. L’ordinanza impone l’abbattimento di 38.000 volatili da cortile nel complesso e la distruzione delle loro uova, dopo le segnalazioni in almeno due distretti.
Inoltre, casi della malattia sono stati segnalati anche nello stato indiano settentrionale dell’Himachal Pradesh, dove sono morte circa tremila oche in un santuario della fauna selvatica. Qui il dipartimento forestale non può procedere agli abbattimenti, ma solo alla rimozione degli animali deceduti con dieci squadre che perlustrano l’area quotidianamente.
I ceppi di influenza aviaria sono diversi e, solitamente, colpiscono solo gli uccelli. Uno, l’H5N1, è mortale ed è trasmissibile all’uomo. Finora considerata endemica in sei Paesi (Bangladesh, Cina, Egitto, India, Indonesia e Vietnam), l’aviaria infetta principalmente il pollame e negli umani provoca tosse, mal di gola, gravi malattie respiratorie e polmonite. La paura generata da questi due casi internazionali è quella di un’altra epidemia senza controllo e riporta alla ribalta un vecchio problema: quello delle scarse norme igieniche degli allevamenti intensivi, veri hot spot di germi e principali luoghi di rischio per la salute non solo animale, ma anche umana.
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