Acqua

Cosa sono gli inquinanti emergenti e perché possono rappresentare un pericolo per la salute

Negli anni sono state scoperte nuove sostanze disciolte nelle acque, i cosiddetti inquinanti emergenti, alcune delle quali ritenute pericolose per la salute se presenti in concentrazioni elevate. Metalli pesanti, sostanze chimiche, medicinali che devono essere monitorati ed eventualmente filtrati.

L’acqua per essere definita potabile deve rispettare le caratteristiche chimiche e fisiche previste dalla legge, in particolare dai decreti legislativi 31/2001 e 27/2002, derivanti dalla Direttiva europea  n°98/83/CE. La legge stabilisce infatti quali sostanze e batteri possono essere disciolti nelle acque destinate al consumo umano o meno, e soprattutto in quali concentrazioni. Negli anni l’attenzione si è però spostata anche su quelli che vengono definiti come “inquinanti emergenti”, ossia sostanze disciolte nelle acque scoperte solo recentemente o sostanze per le quali gli studi e le valutazioni scientifiche hanno confermato la pericolosità per la salute umana.

inquinanti emergenti
L’acqua per essere definita potabile deve rispettare le caratteristiche chimiche e fisiche previste dalla legge, in particolare dai decreti legislativi 31/2001 e 27/2002, derivanti dalla Direttiva europea n°98/83/CE.

Quali sono gli inquinanti emergenti

Si tratta di sostanze o metalli che presenti in determinate concentrazioni possono rappresentare dei pericoli per la salute. È il caso dei metalli pesanti, come l’arsenico, il cadmio, il piombo e il mercurio, o i più recenti Pfas (sostanze organiche perfluoroalchiliche), o allergeni come il nichel. Non mancano però sostanze chimiche come erbicidi, medicinali, sostanze stupefacenti.

Il nichel ad esempio è un metallo presente in natura, ma può provocare reazioni allergiche in alcune persone, sia per contatto sia per ingestione tramite cibi o acqua che lo contengono. Nell’acqua potabile non deve superare i 20 microgrammi per litro. Nel 2015 l’Efsa ha stabilito “un livello di sicurezza, noto come dose giornaliera tollerabile (Dgt), di 2,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo”, e che “l’attuale esposizione alimentare cronica al nichel è motivo di preoccupazione per la popolazione in genere”.

Ci sono poi elementi che per l’aggiornamento dei parametri di legge sono divenuti pericolosi, mentre in precedenza non lo erano. È il caso del cromo VI (esavalente), una delle forme ioniche in cui si trova il metallo in natura. Quest’ultimo, se presente in dosi elevate, può risultare altamente tossico. La legge italiana prevedeva un limite complessivo per il cromo di 50 microgrammi per litro, ma il Decreto 14/2016 ha stabilito il limite massimo di 10 microgrammi per litro per il cromo VI, con obbligo di ricerca di questo parametro quando il cromo totale supera il valore di 10 microgrammi per litro.

Bere acqua rubinetto
Ci sono tutta una serie di sostanze per le quali non esiste ancora un limite di legge nazionale, ma solo indicazioni da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Gli inquinanti emergenti non ancora riconosciuti

Ci sono poi tutta una serie di sostanze per le quali non esiste ancora un limite di legge nazionale, ma solo indicazioni da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta quindi di vuoti normativi, dovuti o alla scarsa conoscenza degli effetti sulla salute di tali sostanze, o da più una recente scoperta della loro presenza nelle acque superficiali e destinate all’uso umano. È il caso dei cosiddetti Pfas, ovvero una serie di sostanze chimiche impiegate in moltissimi processi industriali per la produzione di abbigliamento, scarpe, utensili e molto altro.

Dopo l’emergenza registrata in Veneto nel 2013, la Regione ha deciso di abbassare drasticamente i limiti di Pfas contenuti nelle acque, passando dai precedenti 530 nanogrammi per litro agli attuali 90 nanogrammi per litro, in linea con le leggi di Svezia (90 ng/l) e Stati Uniti (70 ng/l). Tuttora manca però sia una legge nazionale che europea che ne stabilisca i limiti.

Le soluzioni disponibili contro gli inquinanti emergenti

Oggi sul mercato esistono numerose soluzioni per filtrare ed eliminare le sostanze più problematiche, disponibili e già impiegate sia dalle società che gestiscono il servizio idrico integrato, sia dai cittadini. Importante è affidarsi ad aziende serie, di comprovata capacità e in grado di fornire prodotti certificati e conformi ai più alti standard di qualità. Tra i sistemi oggi disponibili, esistono gli impianti di filtrazione, impiegati per lo più per trattare le acque in cui sono presenti le sostanze in sospensione.

Importanti sono anche gli impianti di addolcimento, capaci di ridurre le incrostazioni, e quelli a carbone attivo, che abbassano i livelli di inquinanti come i diserbanti o di altre sostanze organiche di origine industriale. L’ultimo passaggio è l’installazione di un impianto ad osmosi inversa, che permette di trattenere la maggior parte delle sostanze disciolte, garantendo un apporto constante di sali minerali e un’acqua potabile sicura e a norma di legge.

Articoli correlati