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Erri De Luca. Scrittore, poeta, traduttore, alpinista. In quest’intervista ci ha fatto dono delle sue bellissime e pienissime parole.
In “Montedidio” scriveva “Il rumore della matita sopra la
carta fa il riassunto del chiasso del giorno”. Così,
partendo dai rumori della matita, gli abbiamo chiesto di parlarci
del chiasso. E non solo.
Nel suo ultimo romanzo “Il peso della farfalla” siamo
lontani dalla città, dal caos. Ci parla della scelta di
quest’ambientazione? Civiltà-natura non possono
convivere?
La scelta è dovuta semplicemente al fatto che io sono
un praticante di montagna di alpinismo, sono scalatore e quindi
frequento quei posti e siccome riesco a scrivere solo storie che
conosco, che mi sono capitate nei paraggi a me o nei miei paraggi,
l’ambiente è quello che frequento e che conosco. E’ un posto
in cui la nostra specie è in schiacciante minoranza, siamo
pochi, molto esposti alle forze di natura. E’ un posto scomodo in
cui solo alcuni si sono avviati un po’per curiosità, un
po’per antica tradizione, per procurarsi quella proteina in
più attraverso la caccia. Il racconto è
l’incontro-scontro tra due esseri viventi in fin di vita, in fine
di esercizio della loro supremazia: un vecchio cacciatore
bracconiere solitario e un vecchio camoscio che è all’ultima
stagione della supremazia.
Ci può spiegare il significato simbolico della
farfalla?
La farfalla è un dono che la natura offre come simbolo
al re dei camosci facendogliene posare una fissa sul corno. E’ un
dono della natura, è come per noi un sigillo, una corona,
è un’offerta, un riconoscimento della regalità di
questo magnifico esemplare.
Nel libro si legge “Ci sono carezze che aggiunte sopra
a un carico lo fanno vacillare”. Quali sono secondo lei le carezze
capaci di far vacillare?
Ci sono delle carezze, per esempio quelle di una madre, molto
più delle sue giuste parole di rimprovero, ci sono delle
carezze che possono fare vacillare oppure le carezze di una
prigioniera, di una detenuta che si trova dentro la prigione e ha
presso di sé imprigionato anche il suo bambino. Quelle
carezze possono far vacillare.
Che cos’è per lei il valore e che cosa
considera valore?
Un mucchio di cosette, ma neanche troppo precise. Ne ho anche
scritto un elenco (ndr. la poesia “Considero valore”). In fondo a
questo elenco ci mettevo l’ipotesi che esiste un creatore. E’ un
valore, anche se io non sono credente, ma considero valorosa
l’ipotesi che esista, anche se per me è impossibile che
possa esistere.
Le propongo un gioco di associazioni d’idee. Ad ogni
parola può dirci quello che le viene in mente: immagini,
frasi, pensieri o suggestioni.
Guerra- La mia generazione è stata la
prima generazione della storia d’Europa che a 20 anni non è
stata spedita a distruggersi in un’altra guerra. E’ successo
perché i nostri padri usciti da quella grande catastrofe
hanno messo la più forte maledizione della parola ‘guerra’
nelle costituzioni. Oggi invece la guerra è ritornata come
una piccola voce di bilancio. Oggi usiamo la parola ‘guerra’ per
esportare le truppe all’estero.
Mamma- è stata con me fino agli ultimi
momenti della sua vita quindi è la figura che più mi
ha tenuto compagnia.
Leggere- ho imparato i libri ancora prima di
leggerli perché li avevo intorno, ero ospite nella mia
infanzia della stanza dei libri di mio padre, dunque leggere mi
è sembrato un atto naturale.
Vita– è un dono che del quale noi
approfittiamo, ma che non è nostra, viene da fuori e alla
fine di quest’ uso che poi ne facciamo bisogna restituirla.
Solitudine– mah, la mia è molto
rumorosa, è molto affollata. La mia solitudine è
visitata da una sacco di assenti che non ci sono più, ma che
mi fanno compagnia.
Montagna– è il mio campo preferito di
villeggiatura, di gioco e di rischio anche.
Caccia– una volta era un’attività
nobile e necessaria. Oggi è più una sparatoria, uno
sfogo di cartucceria.
Inquinamento- è uno dei tanti modi di
cui ci intendiamo distruggere la nostra specie.
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