Il 13 settembre 2022 la 22enne Mahsa Amini è morta mentre si trovava in custodia della polizia religiosa.
La morte aveva scatenato profonde proteste nel paese e la polizia religiosa non si era più vista nelle strade.
Ora il capo della polizia ha annunciato la ripresa dell’attività. Ma sempre più donne potrebbero ribellarsi ai controlli.
Dieci mesi dopo la morte di Mahsa Amini, l’Iranha annunciato che le pattuglie della polizia religiosa torneranno nelle strade. Tra i principali compiti di questi agenti ci sono i controlli sulle donne affinché indossino il velo in modo conforme ai dettami della Sharia, la legge islamica. Proprio nel corso di questi controlli nel settembre scorso era morta la 22enne Mahsa Amini in circostanze mai del tutto chiarite e questo aveva portato a sollevamenti popolari contro il regime iraniano e la polizia religiosa. A un certo punto sembrava che quest’ultima fosse stata addirittura abolita, in realtà aveva solo congelato le sue attività. Ma ora è stata annunciata la ripresa dei pattugliamenti.
Il 13 settembre 2022 la 22enne Mahsa Amini è stata fermata a Teheran dalla polizia religiosa perché non indossava correttamente il velo. La legge islamica in Iran prevede che il velo copra tutto il capo delle donne ed eventuali violazioni riscontrate in strada possono portare a un fermo di polizia, fino alla custodia. Mahsa Amini in effetti è stata portata via dagli agenti ed è morta dopo tre giorni. Secondo diverse testimonianze, avrebbe subito violenze dagli agenti.
La morte della donna ha scatenato profonde proteste in Iran, come non se ne vedevano da tempo. A guidarle sono state soprattutto le donne, che si sono ribellate ai codici estetici integralisti a cui sono sottoposte nel paese. In strada sono stati dati alle fiamme gli hijab, i veli da indossare sul capo, molte donne si sono anche tagliate i capelli come gesto simbolico e ci sono stati violenti scontri con le forze di sicurezza del regime.
Il bilancio di mesi e mesi di manifestazioni è stato di oltre 500 morti e migliaia di dissidenti e manifestanti incarcerati. A decine sono già stati condannati a morte. Le proteste hanno avuto qualche risultato, portando a un’interruzione dell’attività della polizia religiosa. Per un momento era stata annunciata anche la sua cancellazione, ma non è stato così.
Riprendono i pattugliamenti
Nella giornata del 16 luglio Saeed Montazer al Mahdi, portavoce della polizia, ha annunciato la ripresa dei pattugliamenti della polizia religiosa. Gli agenti si occuperanno di “coloro che, sfortunatamente, ignorano le conseguenze di non indossare l’hijab adeguato e insistono nel disobbedire alle norme”, ha sottolineato al Mahdi. E l’annuncio ha fatto risalire la tensione sociale nel paese.
Iran’s police chief Saeed Montazer Al-Mahdi announced the revival of the morality police's hijab patrols. In the past, police units specializing in hijab regulations patrolled streets across the country pic.twitter.com/HbIpr0beya
Mesi e mesi di rivolte hanno portato a un’emancipazione collettiva in Iran. Camminando per Teheran e le altre città del paese è oggi molto più facile incontrare donne che non indossano il velo e non ottemperano agli altri precetti della legge islamica e forse è proprio per questo che il regime ha ora deciso di reintrodurre i controlli della polizia religiosa. Ma come ha sottolineato una studentessa all’agenzia Reuters, ormai la mentalità è cambiata e sempre più donne non si faranno intimorire dai nuovi controlli, proseguendo nella loro battaglia civile.
This is Iran today and this is how the morality police arrested a teenager for not wearing a hijab. Mahsa Zhina Amini was taken away like this, then killed. Where are those journalists who excitedly reported the cancellation of those morality police? #WomanLifeFreedompic.twitter.com/xndXlnnkSB
Nel frattempo nei giorni scorsi è stato arrestato Mohammad Sadeqi, un attore iraniano che attraverso il suo profilo Instagram aveva fatto un appello alle donne del paese a difendere i propri diritti e ribellarsi ai controlli della polizia religiosa, anche a costo di andare in giro con un machete. Sadeqi ha subito un raid delle forze di sicurezza nella sua casa di Teheran ed è stato incarcerato per “istigazione alla violenza” online.
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