Popoli indigeni

L’avvocata degli indigeni conquista un posto nel parlamento brasiliano

Per la prima volta, una donna indigena diventa deputata in Brasile. Si chiama Joênia Wapichana e da sempre difende in tribunale i diritti del suo popolo.

Il suo nome di battesimo è Joênia Batista de Carvalho, ma lei preferisce farsi chiamare Joênia Wapichana, prendendo in prestito il nome della sua etnia. Ha 43 anni e lavora come avvocato, concentrandosi soprattutto sui diritti dei popoli indigeni. Il 7 ottobre, al primo turno delle elezioni in Brasile, con le sue 8.491 preferenze ha conquistato il suo posto al Congresso: non era mai successo prima che questo ruolo venisse ricoperto da una donna indigena. Per trovare l’unico altro deputato indigeno nella storia della più grande democrazia sudamericana bisogna risalire fino al 1982, con Mário Juruna.

Joênia Wapichana
Joênia Wapichana, avvocata che si batte per i diritti delle popolazioni indigene, è ora una deputata in Brasile © Joênia Wapichana / Instagram

La carriera, non solo politica, di Joênia Wapichana

La vita di Joênia Wapichana è costellata di traguardi. Circa vent’anni fa era stata la prima persona indigena a laurearsi in giurisprudenza nella storia del Brasile. Un titolo raggiunto non senza sacrifici, lavorando di giorno e studiando di notte e frequentando sia l’università federale di Roraima, sia l’università dell’Arizona.

Dieci anni dopo, nel 2008, è stata la prima indigena a comparire di fronte al Tribunale superiore federale (che si occupa delle contese sui confini dei territori riservati ai nativi), per difendere la riserva di Raposa-Serra do Sol. Il suo ricorso è stato accolto e lei è diventata un simbolo per il suo territorio. La riserva (il cui nome significa, letteralmente, “Terra della volpe e Montagna del sole”) si trova nella zona settentrionale del paese, al confine con il Venezuela e la Guyana. Formalmente riconosciuta dal presidente Lula nel 2005, copre circa 1,7 milioni di ettari e conta circa 18-20mila abitanti: oltre ai Wapichana (che in tutto sono circa 3.500 e abitano prevalentemente nella parte nord del Brasile), anche Makuxi, Ingarikó, Taurepang e Patamona.

“Tutti abbiamo una missione nella vita. La mia è quella di difendere i diritti delle popolazioni indigene”, ha scritto in un post Instagram alla vigilia del voto.


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Todos tem uma missão na vida. A minha é defender os direitos coletivos indígenas.

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La scarna presenza degli indigeni nella politica brasiliana

Il Washington Post sottolinea che Wapichana è stata l’unica eletta del suo partito, Rede Sustentabilidade, la cui candidata presidente era l’ambientalista Marina Silva. Suo è uno degli otto seggi a disposizione per lo stato di Roraima, la cui capitale è Boa Vista. Valeria Paye Pereira, coordinatrice dell’Apib (Coordinamento dei popoli indigeni in Brasile), ha spiegato ad Al Jazeera che questa vittoria è il risultato di un’imponente mobilitazione dal basso.

Al primo turno, i candidati indigeni erano 129. Si tratta soltanto dello 0,49 per cento del totale, e di una briciola rispetto ai circa 900mila indigeni che abitano la nazione, ma è comunque un numero record per la storia del Brasile. Queste sono state anche le prime elezioni che hanno visto una candidatura indigena per la vicepresidenza: nello specifico si tratta di Sonia Guajajara, che correva insieme a Guilherme Boulos, che si è però fermato allo 0,58 per cento dei voti.

Cosa pensa Jair Bolsonaro dei diritti degli indigeni

Il ballottaggio di domenica 28 ottobre vedrà contrapposti il candidato dell’ultradestra Jair Bolsonaro e Fernando Haddad, che ha sostituito Lula, impossibilitato a candidarsi perché in carcere. Al primo turno Bolsonaro ha staccato di 16 punti percentuali il suo diretto avversario, riscuotendo un successo addirittura superiore alle previsioni dei sondaggi.

bolsonaro manifestazione brasile
Una manifestazione contro l’elezione del leader dell’estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro © Victor Moriyama/Getty Images

Da parte delle popolazioni indigene si sono levate vigorose proteste contro di lui, per via di alcune posizioni molto dure espresse in campagna elettorale.

Al momento, le popolazioni indigene occupano circa 118 milioni di ettari, la maggior parte dei quali nella foresta amazzonica. Questi territori godono di uno status amministrativo speciale, che li tutela da investimenti infrastrutturali che potrebbero danneggiare l’ambiente. Per Bolsonaro, però, questa non è una priorità. “Il popolo brasiliano è uno solo”, ha dichiarato, aggiungendo che “nemmeno un centimetro di terra sarà più destinato alle riserve degli indigeni o ai quilombos” (cioè i discendenti degli schiavi africani fuggiti dalle piantagioni, che secondo lui “non vanno bene nemmeno per procreare”).

Wapichana non ha nascosto la sua preoccupazione per l’orientamento emerso dal voto. “È necessario avere qualcuno che ci difenda al Congresso, ora più che mai, perché i nostri diritti sono a rischio”.

 

Foto in apertura  © APIB – Articulação dos Povos Indígenas do Brasil / Facebook
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