Il discorso di John Kerry alla Cop 22: “Nessuno dovrebbe prendere decisioni ideologiche sul clima”

Il suo era uno dei discorso più attesi, dopo l’elezione di Donald Trump. Il segretario di stato John Kerry chiude la sua stagione, mentre gli Stati Uniti annunciano il nuovo piano contro il riscaldamento globale.

“La comunità mondiale è unita. Nessuno dovrebbe dubitare che la stragrande maggioranza dei cittadini statunitensi sono determinati per mantenere gli impegni presi a Parigi e sa che i cambiamenti climatici sono reali”. L’ultimo discorso del segretario di stato statunitense John Kerry sui cambiamenti climatici tenuto alla conferenza sul clima di Marrakech (Cop 22) è stato accolto da un primo, intenso applauso. Come se fossero i titoli di coda di una serie tv durata otto stagioni, Kerry inizia con i ringraziamenti. Ricorda tutti i principali attori che hanno portato prima alla firma e poi alla ratifica in tempi record dell’Accordo di Parigi, il trattato internazionale sui cambiamenti climatici. Il primo accordo globale che indica come obiettivo la stabilizzazione dell’aumento delle temperature medie globali ben al di sotto dei 2 gradi centigradi, con uno sforzo di rimanere entro 1,5 gradi, e di arrivare a emissioni nette zero entro la seconda metà di questo secolo.

L’Accordo di Parigi e l’elezione di Donald Trump

“Capisco che ci sia incertezza dovuta alle elezioni nel mio paese ma so anche che alcune questioni appaiono diverse rispetto alla campagna elettorale, una volta che sei al governo”. I cambiamenti climatici sono un argomento importante non solo dal punto di vista ambientale ma anche per l’economia: negli Stati Uniti le energie rinnovabili sono cresciute a un ritmo insperato fino a pochi anni fa, tanto che il numero di occupati del settore nel 2015 ha superato gli addetti nell’industria delle fossili. Il settore è così fiorente che pare impossibile bloccarlo.

I cambiamenti climatici non dovrebbero essere una questione di parte. Non lo sono per il Pentagono che li definisce “un moltiplicatore del rischio”. Nel 2015 è stato pubblicato un report specifico sui rischi alla sicurezza interna connessi ai cambiamenti climatici, tra cui l’aumento dell’intensità e della frequenza delle tempeste e uragani, l’innalzamento del livello dei mari, l’incremento dei costi dei prodotti agricoli, minacce alla stabilità di Paesi fragili.

“L’Accordo di Parigi delinea la strada per il futuro, ma ancora non ci fornisce risultati”, ha dichiarato Kerry. “Stiamo parlando di scelte che ancora abbiamo a disposizione. Siamo responsabili rispetto alla scienza, non rispetto alle teorie e certamente non agli slogan politici. Nessuno dovrebbe prendere decisioni sulla base di ideologie”.

Il nuovo obiettivo americano entro il 2050

Ad agire per il clima, secondo Kerry, “non saranno i governi da soli, e nemmeno in via principale”. Gli apripista sono gli innovatori, i business leader, il settore privato, ma la “leadership dei governi è essenziale”. Soprattutto in uno scenario in cui quasi un terzo dell’energia mondiale è prodotta ancora con il carbone e la domanda di energia in molti paesi del mondo è in aumento. “Non possiamo usare una mano per contrastare i cambiamenti climatici mentre con l’altra allunghiamo grossi assegni all’industria fossile. Non ha senso, è un suicidio”.

Nel giorno del discorso di Kerry, la delegazione statunitense pubblicato la nuova strategia di Washington per un futuro low carbon (Mid-century strategy for deep decarbonisation). Sempre secondo l’Accordo di Parigi, infatti, tutti gli stati devono presentare la propria strategia di lungo termine all’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La scadenza per l’invio di questo documento è il 2020 ecco perché appare evidente come la fine della presidenza Obama abbia spinto gli Stati Uniti ad agire in fretta. Nella nuova strategia Washington si impegna a tagliare le emissioni di gas serra dell’80 per cento entro il 2050 rispetto ai livelli del 2005.

john kerry, marrakesh
John Kerry risale sull’aereo dopo la visita alla Cop 22 di Marrakech © Mark Ralston/Getty Images

2016, anno più caldo di sempre

Mentre il 2016 si avvia a divenire l’anno più caldo da quando esistono delle rilevazioni, la domanda non è più se avverrà la transizione energetica, quanto piuttosto se arriverà in tempo per evitare conseguenze dei cambiamenti climatici catastrofiche: “Io stesso sono andato in Groenlandia per vedere la linea del ghiacciaio che arretra. La quantità di ghiaccio che si scioglie sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno idrico della città di New York per vent’anni. Sono stato anche in Antartide per parlare con gli scienziati. Sono stati molto chiari: più studiano, più sono allarmati dalla velocità con cui questi cambiamenti stanno avvenendo”.

La lunga standing ovation finale ha posto fine a questa stagione della lotta contro il riscaldamento globale che ha visto il governo degli Stati Uniti in prima linea per affrontare la questione climatica, con tutti i mezzi disponibili: dai trattati internazionali, al Clean power plan, alle politiche per le rinnovabili e gli accordi internazionali. Arrivederci, segretario Kerry.

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