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Il primo motore diesel fu messo a punto da Rudolph Diesel nel 1893 usando come carburante olio di canapa e cereali. Gli oli vegetali hanno quindi accompagnato la nascita delle prime automobili. L’olio di colza, acquistabile presso molti supermercati (e che può essere prodotto in casa) è ottenuto dalla spremitura dei semi della colza. Il
Il primo motore diesel fu messo a punto da Rudolph Diesel nel 1893 usando come carburante olio di canapa e cereali. Gli oli vegetali hanno quindi accompagnato la nascita delle prime automobili. L’olio di colza, acquistabile presso molti supermercati (e che può essere prodotto in casa) è ottenuto dalla spremitura dei semi della colza. Il biodiesel, invece, si ottiene da una miscela di oli di colza, di soia e di girasole trattati con un processo chimico denominato transesterificazione.
Si tratta di un olio vegetale ottenuto dalla spremitura dei semi di colza, pianta annuale appartenente a tre principali cultivar: Brassica napus, Brassica rapa, Brassica juncea. L’olio di colza è utilizzato principalmente per le elevate quantità di acidi grassi contenute in esso. In estate la pianta matura tinge di giallo intenso i campi coltivati. L’olio di colza viene impiegato sia per usi alimentari, sia e sopratutto, nella miscela che andrà a costituire il biodiesel.
Come spiegato nelle prime righe, il biodiesel in Italia viene ottenuto dalla raffinazione di olio di colza, soia o girasole, e può essere utilizzato da subito puro o in miscela come combustibile sia nel settore dei trasporti e sia per il riscaldamento senza dover modificare motori o caldaie. La Commissione europea ha proposto un piano d’azione affinché la quota di biocarburanti raggiunga entro il 2020 oltre il 20 per cento del consumo europeo di benzina e diesel.
L’uso del biodiesel, in particolare per autotrazione, ha il pregio di eliminare del tutto l’emissione di residui di zolfo (causa principale delle piogge acide), di diminuire notevolmente (85 per cento) i composti aromatici (causa principale dei problemi cancerogeni) e ridurre dal 20 al 60 per cento le pericolose polveri sottili PM10 o particolato,
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Analizziamo nel dettaglio le problematiche inerenti l’utilizzo di queste due sostanze. L’olio di colza costa meno del gasolio (circa 65 centesimi al litro) ma chi lo acquista per utilizzarlo come carburante commette un reato in quanto qualsiasi prodotto usato come carburante deve essere soggetto a tassazione. Inoltre l’olio di colza presenta molti problemi dal punto di vista motoristico: avviamento molto difficoltoso in caso di bassa temperatura, incompatibilità di alcuni materiali plastici, diluizione dell’olio lubrificante. Ecco perché il suo utilizzo può essere contemplato solo miscelandolo con il gasolio in percentuali 70 per cento gasolio – 30 per cento colza o viceversa (anche se ciò comporta la decadenza della garanzia della vettura).
Per quanto riguarda il biodiesel la sua maggiore applicazione attualmente è per il trasporto pubblico (autobus urbani). La normativa comunitaria ammette una tassa ridotta solo sul biodiesel mischiato al gasolio (al 5 per cento come additivo o al 25 per cento come combustibile per autotrazione di mezzi pubblici). Utilizzarlo puro significherebbe pagare la tassa piena sui carburanti e in questo modo il suo prezzo diventerebbe proibitivo, infatti il biodiesel non è acquistabile presso i benzinai. Il vantaggio del biodiesel è di essere un combustibile vero e proprio,
infatti rispetta criteri molto severi descritti dalla norma europea EN 14214, già pronto per essere utilizzato puro con i motori diesel di alcune autovetture di ultima generazione oppure miscelato con il gasolio fino al 20-30% (anche in questi casi, dove non è previsto il suo utilizzo, si ha la decadenza della garanzia).
Altro problema riguarda la produzione di olio di colza (e quindi di biodiesel) incapace, secondo alcuni, di soddisfare la domanda di carburante. In ogni caso l’Italia avrebbe il vantaggio di una minore dipendenza dall’estero avendo la capacità di prodursi buona parte della quantità di biodiesel o di olio di colza richiesta dal mercato.
Dati certi sono disponibili sull’effettivo impatto ambientale del biodiesel. Come afferma uno studio svolto dal Comitato Termotecnico Italiano (CTI) con la Regione Lombardia, valutando l’intero ciclo di vita del prodotto, con l’utilizzo del biodiesel il biossido di zolfo verrebbe quasi azzerato mentre i composti organici volatili e gli ossidi di azoto verrebbero ridotti. L’anidride carbonica emessa verrebbe controbilanciata da quella che la pianta fissa durante la sua crescita: in questo modo avremo un bilancio finale pari a zero. Particolato e monossido di carbonio avrebbero lievi aumenti mentre metano e protossido di azoto aumenterebbero considerevolmente rispetto al gasolio tradizionale.
Non bisogna dimenticare la totale biodegradabilità di questi due composti che consentirebbe, in caso di fuoriuscite o dispersioni accidentali, di non creare disastri ambientali. Una rinnovata attenzione riguardo i carburanti vegetali potrebbe dare una scossa alla diffusione del biodiesel che, rispetto all’olio di colza, oltre a essere in regola con la legge, dà maggiori garanzie per i motori. Il passo più importante dovrebbe farlo lo Stato imponendo delle tariffe agevolate per il biodiesel in modo tale da favorirne la penetrazione sul mercato.
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