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La ong Free the bears ha aperto una santuario di montagna in Laos per gli orsi e, entro il 2022, mira a chiudere tutte le fattorie con l’aiuto del governo.
L’esistenza di migliaia di orsi neri asiatici (Ursus thibetanus), chiamati anche orsi della luna per via della bianca mezza luna di pelo sul petto, sembra un film dell’orrore. Trascorrono infatti gran parte della loro “vita” nelle fattorie della bile, strutture presenti in diversi paesi dell’Asia dove gli orsi vengono spremuti per ottenere la loro bile, da cui si ricava l’acido ursodesossicolico, utilizzato nella medicina tradizionale.
Leggi anche: Basta fattorie della bile, salviamo gli orsi della luna
Per molti animali quest’indicibile sofferenza termina solo con la morte, che può sopraggiungere anche dopo trent’anni, mentre alcuni di loro riescono ad ottenere una seconda vita. Sono gli orsi salvati dalle organizzazioni che si battono per loro e che vengono liberati e trasferiti in appositi centri di recupero. Tra queste organizzazioni c’è Free the bears, che da 25 anni cerca di porre fine alla sofferenza dei plantigradi e che ha costruito santuari per orsi in tre paesi.
Free the bears, in collaborazione con il Dipartimento forestale del Laos, ha recentemente aperto una nuova grande riserva per gli orsi a Luang Prabang, situata in una boscosa valle nel nord del Laos.
Il Luang Prabang wildlife sanctuary sorge nell’area dove si trovava il precedente santuario, ma è 25 volte più grande e dovrebbe essere definitivamente completato entro il 2021. La struttura comprende un ospedale per la fauna selvatica, un “asilo” per i cuccioli, ricoveri per gli orsi, un centro educativo e alloggi per i volontari. Gli orsi della luna hanno inoltre a disposizione un’ampia area recintata con un lago, in cui possono nuotare e pescare.
Oltre agli orsi, il santuario è progettato per ospitare altre specie vittime del traffico illegale di fauna selvatica, come leopardi, primati e rapaci. È stata anche realizzata un’apposita struttura per accogliere i pangolini che necessitano di cure prima di essere reintrodotti in natura.
“Oltre venti specie diverse, molte delle quali presenti nella Lista Rossa della Iucn, hanno avuto una seconda possibilità grazie alla creazione di questo santuario”, ha dichiarato Rod Mabin di Free the Bears.
L’organizzazione, grazie al supporto del governo laotiano, si è posta l’obiettivo di chiudere tutte le fattorie della bile del Paese entro il 2022, e di trasferire tutti gli orsi salvati nel suo nuovo rifugio.
La pandemia di Covid-19 potrebbe tuttavia ostacolare questo obiettivo, la Commissione sanitaria nazionale cinese ha infatti inserito nell’elenco di trattamenti consigliati per curare il virus, iniezioni del farmaco Tan re qing, il cui principio attivo è proprio la bile estratta dagli orsi. “Utilizzano la bile di orso per trattare calcoli biliari e altre malattie del fegato, ma ci sono più di 50 alternative sia a base di erbe che sintetiche che assolvono le stesse funzioni”, ha affermato Nikki Brown, consulente tecnico di Free the bears.
Gli effetti dell’emergenza sanitaria si riflettono inoltre su altri aspetti relativi al salvataggio degli orsi della luna. Le restrizioni di viaggio, ad esempio, rendono difficili gli spostamenti di veterinari e volontari, e anche i finanziamenti per i programmi di conservazione rischiano di subire grandi rallentamenti.
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