Le librerie tradizionali chiudono, il colosso Amazon moltiplica le vendite di volumi online

Tra il 2010 e il 2015 ben 288 librerie italiane mono-negozio si sono arrese alla chiusura mentre il commercio di libri online è aumentato dal 5,1 al 14% del totale. Come e perché sta mutando il mercato editoriale?

Avete pensato di fare un salto alla libreria sotto casa per rifornirvi di romanzi, saggi o altro genere di volumi cartacei, magari destinati ad amici e parenti come recente omaggio natalizio? Senza saperlo, potreste aver contribuito ad innescare una virtuosa controtendenza, in un panorama tutt’altro che esaltante per il commercio librario dell’anno appena trascorso.

Il grido d’allarme rimbalza ormai insistentemente su varie testate e il verdetto pare unanime: tra il 2010 e il 2015 è drasticamente diminuito il numero delle librerie della penisola, con la chiusura di ben 288 punti vendita cosiddetti “tradizionali” (cioè mono-negozio e non appartenenti alle grandi catene editoriali), ma è aumentato in misura ancor più vistosa il ricorso agli acquisti librari online, che dal 5,1 è giunto ormai al 14 per cento del mercato totale.

Se insomma dalle 1.115 librerie del 2010 si è scesi a quota 827, in compenso lo shopping via internet ha eguagliato e si appresta in futuro a superare le soglie della grande distribuzione editoriale.

Librerie
Uno degli sterminati magazzini di Amazon in Gran Bretagna (foto Getty Images)

Difficile evitare di interrogarsi circa l’eventuale correlazione tra questi macroscopici dati numerici e soprattutto sulle numerose complesse trasformazioni che percorrono l’attuale mercato librario.

Tanto per sgombrare tristemente il campo da ogni illusione bibliofila, l’incremento dell’e-commerce non ha purtroppo determinato alcuna impennata del numero dei lettori: secondo i dati ISTAT, solo il 42 per cento degli italiani interpellati nel 2015 ha dichiarato di aver letto almeno un libro nel corso dell’anno precedente e quasi un lettore su due (il 45,5 per cento) afferma di essersi concesso non più di tre libri all’anno, con una significativa riduzione, nell’arco del quinquennio 2010-2015, sia della spesa libraria per famiglia sia del totale dei volumi letti.

Come se non bastasse, l’Associazione italiana editori (Aie) ha reso noto che ben 13 milioni di italiani vivono in comuni (talvolta anche piuttosto popolosi) nei quali non esiste neppure una libreria, lacuna che appare ovviamente correlata ad un più basso indice di lettura.

Una strategia economica efficacissima

L’arma che sta consentendo ad Amazon di scalare sempre più velocemente il mercato librario si riduce ad un fattore tanto banale quanto decisivo: il drastico abbassamento dei prezzi di vendita, abbinato ad un vertiginoso assortimento di titoli e a procedure di consegna particolarmente rapide.

Editori e distributori (salvo rarissime eccezioni, come la controversia con i francesi di Hachette) accettano le condizioni imposte dal colosso dell’e-commerce poiché, a differenza di quanto accade con le librerie che per lo più acquistano i volumi in conto vendita, con Amazon viene garantito un incasso sicuro ed immediato.

Un’estrema competitività resa possibile non solo dal regime fiscale notevolmente vantaggioso di cui la società di Jeff Bezos (107 miliardi di fatturato mondiale) può legalmente usufruire pagando le tasse in Lussemburgo, ma anche dall’uso delle vendite librarie come strumento promozionale, o “specchietto per le allodole” che di fatto ha consentito ad Amazon di moltiplicare esponenzialmente il commercio online di tutti gli altri suoi numerosi articoli.

La sempre più diffusa pratica dell’autopubblicazione

Una variabile tutt’altro che irrilevante nel florido progresso dell’e-commerce librario va rintracciata nella persistente tendenza (molto italiana ma non solo) a prediligere nettamente il ruolo di autori rispetto a quello di lettori.

Come ha rivelato ancora l’Aie, diventa insomma sempre più folta la schiera di coloro che ricorrono alla pratica dell’autopubblicazione o self-publishing contribuendo così ad incrementare la diffusione dei formati digitali e dei cosiddetti e-book. Un fenomeno tanto più significativo se consideriamo che tra i libri elettronici quasi un titolo su due proviene appunto da scrittori autopubblicatisi.

Piattaforme virtuali versus librerie reali: due mondi complementari

Come interpretare questa ridda di dati e statistiche relative ad un mercato in rapidissima evoluzione? Forse una chiave di lettura sensata si può rintracciare evidenziando come ormai il libro tenda a soddisfare due diversi ordini di esigenze, ovvero due forme di utilizzo entrambe legittime e, in fondo, complementari.

Da un lato troviamo quei consumatori che, essendo spesso indotti per lavoro a procurarsi con la massima rapidità possibile titoli difficilmente reperibili, magari in lingua straniera, privilegiano volentieri la via dell’e-commerce ed eventualmente dell’e-book, data l’innegabile comodità di poter stipare sul proprio Kindle o altro lettore elettronico una quantità di volumi la cui mole creerebbe disagio a qualsiasi pendolare o viaggiatore abituale.

Sul fronte opposto persiste però (e va ovviamente salvaguardata) la ritualità del recarsi in libreria: sfogliare, curiosare, sbirciare le scelte degli altri avventori, socializzare e discutere grazie a conferenze, presentazioni ed incontri dal vivo con gli autori.

In altri termini la cosiddetta libreria tradizionale resta il principale erogatore di ciò che il commercio online non potrà mai fornire, ovvero interazione umana dal vivo, tattilità, atmosfera, dibattito, opportunità di aggregazione.

Sarà anche per questo che la stessa Amazon ha cominciato ormai a dotarsi, oltre che dei numerosi depositi e magazzini, anche di negozi veri e propri?

Intanto è inevitabile richiamare alla memoria la profezia di Umberto Eco, utente convinto ed entusiasta di e-book e strumenti elettronici, secondo il quale tuttavia il libro cartaceo non morirà mai, poiché “è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio”.

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