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È animalista e zapatista e crede che l’alimentazione vegana sia l’unica sostenibile per provare a salvare il pianeta. Intervista a Loredana Cannata.
Dal tappeto rosso di Cannes, in occasione della presentazione del film Youth – La giovinezza, del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, alle strade di Parigi nel cuore del contro movimento in occasione della conferenza mondiale sul clima.
A metà tra Marylin Monroe e Che Guevara, sciamana e attivista ambientale e sociale, questa è Loredana Cannata, una sorta di ponte tra due mondi apparentemente inconciliabili.
Quando sei diventata vegana e cosa ti ha spinto verso questa decisione?
Sono diventata vegana nel 2012, per motivi politici e spirituali. Mi piace definirmi una sciamana, le religioni hanno creato architetture che tendono a dividere le persone, lo sciamanesimo invece va alla radice delle cose e scavalca le diversità. All’origine della mia scelta c’è stata la domanda “come posso essere un’attivista più efficace?”, mentre riflettevo su questo quesito ho visto un falco volare in cielo. Nella tradizione sciamanica il falco è il messaggero degli dei, insegna ad osservare i segnali della vita. Quando l’animale mi è volato accanto non ho più avuto dubbi, dovevo smettere di nutrirmi di morti per purificare la mia energia. Qualche giorno dopo quell’episodio sono andata a Francoforte per una manifestazione contro l’austerity e lì sono stata arrestata per la prima volta. In quel momento ho capito che il livello dello scontro si stava alzando e che il mio attivismo doveva diventare meno sporadico. Diventare vegana mi ha portato ad occuparmi degli animali e della loro salvaguardia in modo più assiduo. Il movimento animalista è in continua espansione e credo che il motore propulsore di questo cambiamento sia stato lo scandalo di Green Hill.
È cambiata la tua vita dopo questa scelta?
Da quando ho cambiato alimentazione ho notato gradi cambiamenti, sento di avere un’energia diversa e che le mie capacità telepatiche si siano acuite. Del resto anche la scienza ha ormai accettato il fatto che nella carne siano presenti tossine che danneggiano il nostro organismo. La scelta vegana è rivoluzionaria nei confronti degli animali, degli esseri umani e del pianeta.
Oltre ad aver cambiato il tuo stile di vita, ti impegni in prima persona per provare a costruire un cambiamento più grande. Riesci a coniugare il tuo lavoro di attrice con la tua vocazione di attivista?
Questi due aspetti della mia vita si sposano molto bene, grazie al mio lavoro posso dare una visibilità maggiore alle cause per le quali lotto. Le due stelle comete che hanno sempre ispirato il mio cammino sono Marylin Monroe e Che Guevara.
Sei stata a Parigi i giorni in cui si svolgeva la Cop 21, una foto ti ritrae con un cartello che recita “Gli attivisti per il clima sono vegani”. Qual è secondo te il rapporto tra veganesimo e lotta ai cambiamenti climatici?
Gli allevamenti di bestiame generano il 51 per cento delle emissioni di gas serra a livello mondiale, più dell’intero settore dei trasporti. L’alimentazione vegana è fondamentale per cercare di contrastare i mutamenti del clima. Eppure questo concetto oggettivo viene troppo spesso sottovalutato. Quando Naomi Klein, presente alla manifestazione, ha letto il mio cartello lo ha liquidato dicendomi “sì, è giusto, però non bisogna dividere il movimento”.
Che impressioni hai avuto dal summit di Parigi sul clima?
Secondo me l’accordo di Parigi, che non ha accolto la richiesta dei paesi più vulnerabili e delle ong, che chiedevano che gli 1,5 gradi fossero imposti come soglia massima, non rappresenta un successo. Sono state semplicemente fatte delle promesse, nessun governo sarà effettivamente obbligato a fare nulla per ridurre le emissioni.
Sul set hai mai dovuto accettare situazioni inconciliabili con la tua etica?
Finora no. Se però dovessi girare una scena in cui devo necessariamente addentare una coscia di pollo mi farei fare a mie spese un pollo di seitan (ride, ndr).
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