Manifestazione storica in Cile, un milione in piazza contro le disuguaglianze

Venerdì immensi cortei hanno attraversato le piazze del Cile. Si moltiplicano le richieste di spostare altrove la Conferenza mondiale sul clima Cop25.

Un milione di persone ha sfilato in Cile venerdì. Si tratta di una mobilitazione storica, che nella nazione sudamericana è stata già indicata da molti come “la più grande della storia”. Di certo, era dai tempi del referendum indetto dal dittatore Augusto Pinochet nel 1988 per chiedere un ulteriore mandato di otto anni che non si registravano proteste di tale ampiezza.

“No son 30 pesos, son 30 años de abuso”

Da una settimana Santiago è scossa da un’ondata di manifestazioni alle quali il governo di Sebastian Piñera ha risposto dapprima duramente, dichiarando la nazione “in guerra”, decretando lo stato d’emergenza, inviando l’esercito nelle strade ed imponendo il coprifuoco. Quindi, nei giorni successivi, il leader conservatore ha tentato di andare parzialmente incontro alle richieste della popolazione con l’annuncio di una serie di misure sociali.

Manifestazion Cile
Un immenso corteo ha attraversato le strade di Santiago del Cile il 25 ottobre 2019 © Marcelo Hernandez/Getty Images)

Queste ultime, tuttavia, non sono bastate a placare l’ira dei cileni. “No son 30 pesos, son 30 años de abuso”: non è per 30 pesos, ma per trenta anni di abusi che manifestiamo, scandiscono i manifestanti nelle piazze di Santiago del Cile, facendo riferimento alla proposta di aumento del biglietto della metropolitana (poi ritirata dal governo).

Nel corso dell’ultima settimana anche i sindacati si sono mobilitati, proclamando uno sciopero generale. La governatrice della regione della capitale, Karla Rubilar, si è detta “emozionata” di fronte alla partecipazione popolare. Confermata anche dalla polizia, che ha parlato di “più di 820mila persone” nelle strade di Santiago. Che hanno sfilato in modo pacifico.

Lanciati appelli per boicottare la Cop 25 in Cile. Proposte le sedi di Bonn e della Costa Rica

Da parte sua, Piñera ha affermato di aver “compreso il messaggio” della folla riunita principalmente in plaza Italia, nel pieno centro della capitale. Un movimento eterogeneo e privo di leader identificabili. Che tuttavia non fa che aumentare le proprie dimensioni col passare dei giorni. Tanto da far sorgere dubbi sulla capacità del Cile di accogliere due eventi di grande importanza, previsti a novembre e dicembre.

Dapprima, il summit della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec), quindi la Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 25). Quest’ultima, in particolare, è prevista nella periferia sud di Santiago, in un’area lontana dal centro della città, raggiungibile quasi unicamente in metropolitana. Quest’ultima, tuttavia, è stata pesantemente danneggiata nel corso delle manifestazioni dei giorni scorsi. 
Ad oggi, infatti, soltanto tre linee su sei sono attive. E soltanto poche stazioni sono servite. Il governo ha spiegato che ci vorranno almeno sei mesi per ripristinare completamente il servizio. Nei giorni della Cop25 occorrerà consentire a migliaia e migliaia di partecipanti di spostarsi dal centro città e gestire i cortei per il clima che saranno organizzati.


Anche al di là delle questioni logistiche, però, c’è chi si chiede se sia giusto svolgere il summit in un contesto militarizzato e punteggiato da episodi di violenza estrema. Le Nazioni Unite hanno infatti annunciato un’inchiesta al fine di verificare eventuali violazioni dei diritti umani. Numerosi parlamentari e intellettuali francesi hanno chiesto di boicottare la Cop 25 in Cile, proponendo di spostarla a Bonn, in Germania, dove si è tenuta la Cop 23. Mentre la deputata cilena Senadora Rincón ha chiesto che la conferenza si tenga in Costa Rica, nazione che co-presiede l’evento.

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