Nel Sahel il fotovoltaico di Prodi

Contro conflitti, fame, terrorismo, disunione politica in Africa, c’è un piano di sviluppo che prevede risorse per l’energia solare firmato dall’ex premier Romano Prodi, inviato Onu per il Sahel.

Un piano per l’energia solare in Sahel è stato varato delle Nazioni Unite ed è stato annunciato da Romano Prodi. Il quale, in un’intervista al sito Oltreradio.it, ha però sollevato il problema di uno “scarsissimo finanziamento internazionale”.

 

Il fotovoltaico nel deserto è un tema su cui si discute da anni. Secondo il World Watch Institute ricoprendo il 4% della superficie del deserto africano con pannelli fotovoltaici, sarebbe soddisfatto il fabbisogno energetico mondiale. In teoria. Nella realtà, ci sono ostacoli tecnici e geopolitici. Il Sahel, la fascia meridionale del Sahara, è tormentato da carestie, siccità, miseria e guerre.

 

L’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahel, Romano Prodi, ha affermato: “La cosa su cui ho lavorato in questo periodo, non è l’emergenza, ma è il problema dello sviluppo e le sue priorità – ha spiegato Prodi -. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato gli investimenti nell’agricoltura, nel cibo e nell’irrigazione. Si è poi occupato di infrastrutture, allo scopo di creare un mercato abbastanza grande da poter essere efficiente, di istituzioni e sanità e in ultimo, che è la vera novità, un grande piano di energia decentrata. Finalmente con il sole si porterà energia elettrica dappertutto!”.

 

Ma i progetti di sviluppo, nonostante i meccanismi incentivati introdotti dal Protocollo di Kyoto, faticano a decollare. “Il grande problema del Sahel è il finanziamento internazionale scarsissimo – ha proseguito Prodi -. Si fatica, i paesi sono sempre più riluttanti nell’aiuto all’estero. Nelle crisi umanitarie l’Europa conta molto, aiuta moltissimo, è generosa, è il più grande donatore in questi casi. Ma ho detto e confermo che politicamente siamo dei nani perché siamo divisi e finché saremo divisi saremo sempre dei nani”.

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