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Sono passati oltre 730 giorni dall’uccisione di un rinoceronte in Nepal. Scopriamo i segreti del paese che è diventato un modello per il mondo intero.
In Africa e Asia le cinque specie superstiti di rinoceronte, discendenti delle oltre trenta specie che vivevano sulla Terra più di sessanta milioni di anni fa, sono in grave pericolo e potrebbero estinguersi in meno di trent’anni. Queste antiche creature sono minacciate soprattutto dal bracconaggio, perseguitate per via del corno che ha raggiunto cifre esorbitanti sul mercato nero. Mentre in Africa si stanno studiando soluzioni nuove ed estreme per proteggere questi animali, esiste un’isola felice dove i rinoceronti sono ormai al sicuro: il Nepal.
Da due anni infatti, nel piccolo paese himalayano, nessun rinoceronte (Rhinoceros unicornis) è stato ucciso dai bracconieri, l’ultimo esemplare abbattuto risale al 2 maggio 2014. Nel piccolo stato montano situato tra Cina e India è stato raggiunto l’incredibile traguardo del “bracconaggio zero”. Questa è la prima volta che il Nepal ha raggiunto per due anni consecutivi l’obiettivo bracconaggio zero, la popolazione di rinoceronti conta ora 645 esemplari, il numero più alto registrato finora nel Paese. Scopriamo come il Nepal è riuscito ad ottenere questo traguardo straordinario laddove molti altri paesi hanno fallito.
“Questo eccezionale successo si basa su una forte volontà politica e sul coinvolgimento attivo delle autorità del parco, dell’esercito e della polizia nepalese, delle associazioni ambientaliste e delle le comunità locali”, ha spiegato Krishna P. Acharya, portavoce del Ministero delle Foreste e della conservazione del suolo del Nepal.
Il calo dei crimini contro la fauna, oltre che delle istituzioni, è anche merito delle comunità locali, alle quali è stato affidato in gestione circa un terzo delle foreste del paese, contribuendo a ridurre la povertà e a salvare la biodiversità. La responsabilizzazione degli abitanti e il loro coinvolgimento nella protezione delle risorse naturali è un passo imprescindibile per contrastare il bracconaggio. Inoltre il 50 per cento dei ricavi generati dai parchi nazionali viene investito per le attività di sviluppo delle comunità, come la creazione di scuole e infrastrutture, aiutando indirettamente la conservazione della fauna selvatica.
Il Nepal ha incrementato la protezione sia all’interno dei parchi nazionali che nelle zone limitrofe, sia con metodi tradizionali che impiegando nuovi approcci, ricorrendo ad esempio a Smart, acronimo di Spatial Monitoring and Reporting Tool, ovvero uno strumento che consente, tra l’altro, il monitoraggio spaziale della fauna, la raccolta e gestione dei dati e la pianificazione delle attività.
Il successo conservazionistico del Nepal è basato su sei pilastri fondamentali: valutazione, capacità, comunità, cooperazione, azioni giudiziarie e tecnologia. Le autorità responsabili delle aree protette possono ora disporre del kit Bracconaggio zero, che contiene i migliori strumenti disponibili in materia di antibracconaggio.
“Il Nepal ha raggiunto risultati eccezionali nella creazione di un modello di bracconaggio zero che può essere ampliato all’Asia intera e ad altre parti del mondo”, ha dichiarato Sharad Chandra Paudel, ministro delle Foreste e della conservazione del suolo del Nepal. Ora non resta che seguire la strada tracciata da questo piccolo paese incastonato tra le montagne.
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