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Ogm, via libera dell’Europarlamento alla possibilità di vietarne la coltivazione

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la modifica alla direttiva comunitaria sugli ogm che concede agli Stati membri il diritto di vietare la coltivazione sul proprio territorio.

Dopo 4 anni di negoziati, la nuova direttiva comunitaria relativa alle coltivazioni transgeniche è stata definitivamente approvata. D’ora in poi, gli Stati membri contrari alla coltivazione di un nuovo ogm sul proprio territorio potranno comunicare la propria opposizione già durante la fase di autorizzazione comunitaria ed avranno dieci anni di tempo per decretare un divieto nazionale di coltivazione a partire dall’avvenuta autorizzazione comunitaria. La commissione europea continuerà a fare da tramite tra i Paesi e le multinazionali del transgenico e queste ultime non potranno opporsi alla volontà di uno Stato di vietare la coltivazione. I divieti nazionali potranno essere motivati con ragioni socio-economiche e con ragioni di politica ambientale solo se queste ultime non entrano in conflitto con la valutazione di rischio ambientale dell’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa). Per evitare la contaminazione fra coltivazioni ogm e coltivazioni tradizionali e biologiche, tra Paesi confinanti che hanno fatto scelte opposte, la direttiva prevede l’adozione obbligatoria di misure di coesistenza, con barriere fisiche che impediscano il passaggio dei pollini. La direttiva agevola anche il via libera alle coltivazioni biotech nei Paesi europei che le desiderino.

 

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Le nuove norme, che saranno recepite a partire dalla prossima primavera, non convincono del tutto le associazioni ambientaliste e quelle del biologico. “Ci vorranno mesi per recepire la nuova norma sui bandi approvata oggi mentre è importante che il governo italiano rinnovi e rinforzi il bando in essere alle coltivazioni ogm nel nostro Paese” afferma Federica Ferrario, campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. “Secondo la nuova legge”, continua Ferrario “le motivazioni con cui il governo può giustificare il bando ‘non devono, in nessun caso, confliggere con la valutazione di impatto ambientale’ condotta dall’Efsa. In altre parole i governi non possono basare i bandi su specifici impatti ambientali o evidenze di possibili danni da parte delle coltivazioni ogm a livello nazionale, anche nel caso in cui questi rischi non siano stati presi in considerazione da parte della valutazione dell’Efsa”.

 

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In una nota congiunta Aiab, Federbio e Associazione agricoltura biodinamica fanno sapere che “il voto di oggi, nonostante le innegabili ricadute positive, rischia di essere un regalo alle multinazionali del biotech che mirano a tenere in ostaggio la sovranità alimentare. Lo Stato non potrà appellarsi a ragioni ambientali per vietare gli Ogm ma solo a ragioni socio-economiche. Un modo per rendere giuridicamente deboli i singoli paesi e per lasciare un pericoloso spazio di contestazione alle multinazionali che acquisiscono, così, un grande potere. Inoltre la possibilità che l’etichettatura obbligatoria sia considerata un ostacolo alla libera circolazione delle merci diventa, con il testo approvato, un pericolo reale che mette a rischio il diritto dei consumatori a essere correttamente informati”.

 

”Gli europei da oggi sono un po’ più liberi sul tema degli ogm e il resto del mondo ha un modello da seguire”, dice l’attivista indiana Vandana Shiva, commentando dal suo blog il voto del Parlamento europeo. ”La decisione che sancisce il diritto di non coltivare e non consumare transgenico è anche il frutto di quel lavoro instancabile fatto in tanti anni dai movimenti e dalla rete europea di regioni ogm free e delle battaglie combattute e vinte assieme, proprio come questa”. L’attivista ha poi aggiunto che ora è importante che gli Stati membri e l’Italia in particolare, da sempre in prima fila in questa battaglia, approvino leggi per rafforzare le basi giuridiche della scelta anti-ogm.

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