Narges Mohammadi è stata condannata a sette anni di carcere per il suo attivismo contro il regime dell’Iran. Prosegue intanto la repressione nel paese dopo le proteste di inizio anno.
In tutto il mondo si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà nei confronti della comunità Lgbt e delle vittime della stragi di Orlando.
La Tour Eiffel di Parigi, la Grand Place a Bruxelles. E ancora, Londra, Hong Kong, Roma, Milan, Bangkok, Seul. Il mondo intero si è stretto attorno a Orlando, la città teatro del massacro perpetrato da Omar Mateen, che ha aperto il fuoco uccidendo quarantanove persone e ferendone altre cinquantatré.
Le manifestazioni spontanee di solidarietà si sono moltiplicate nella giornata di ieri. Candele, disegni e bandiere della pace: simboli di una risposta umana ad un gesto disumano. Dal Messico a Madrid, da Berlino a Washington migliaia e migliaia di persone sono scese in strada per dire no alla violenza.
Sui social network, inoltre, l’hashtag #loveislove è rimbalzato di tastiera in tastiera, accanto a frasi di sostegno alla comunità gay, o sotto a fotografie di uomini e donne che si abbracciano. Allo stesso modo, le numerose associazioni che in tutto il mondo si battono per i diritti degli omosessuali hanno fatto sentire la propria voce: “Il nostro amore sarà sempre più forte del loro odio”.
In Francia, lo slogan “Je suis Charlie” inaugurato all’indomani della carneficina avvenuta nella redazione del settimanale Charlie Hebdo è stato rivisto nella formula “Je suis gay”. Inoltre, numerose manifestazioni sportive sono state l’occasione per minuti di raccoglimento, testimonianze simboliche e discorsi di sostegno alle famiglie delle vittime.
Purtroppo, però, non è mancato chi ha reagito nel peggiore dei modi. È il caso del candidato alle presidenziali americane Donald Trump, che ha sfruttato la strage per rilanciare la propria volontà di chiudere le frontiere. Mentre in Polonia – paese che in passato ha fatto parlare di sé per un orientamento decisamente ostile nei confronti dei gay – il silenzio dell’esecutivo è stato assordante: “Non sono in grado di reagire neppure di fronte ad una tragedia come quella di Orlando”, ha commentato Tomasz Baczkowski, presidente della Fondazione per l’Uguaglianza.
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