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Mentre il Regno Unito fa i conti con la svalutazione delle sterlina, a guadagnare dalla Brexit, per ora, sono i grandi fondi di investimento e le multinazionali.
La sterlina sta calando, ma da quando il Regno Unito ha scelto di lasciare l’Unione europea i ricchi e le multinazionali hanno cominciato a sorridere. I grandi investitori in hedge funds e in oro, più le multinazionali, hanno già capito come fare affari sul sogno infranto dell’Europa unita, spiega il Guardian.
Durante i periodi di crisi, spesso il prezzo di un lingotto d’oro aumenta perché viene subito visto come un “bene rifugio”, cioè una materia sicura sul quale investire. Nel caso in questione, un lingotto d’oro prima del voto sulla Brexit valeva 1.255 dollari l’oncia, all’indomani del risultato del referendum il prezzo era salito a 1.329. Un aumento del 6 per cento che molto probabilmente ha fatto piacere al gruppo Randgold Resources le cui azioni sono cresciute di valore, nel giro di una notte, da 64 a 79 sterline.
Le multinazionali come Unilever e Reckitt Benckiser hanno visto le loro azioni aumentare rispettivamente del 4,5 e del 3 per cento dopo il referendum, per il solo fatto di avere azioni investite nel Regno Unito. Le aziende del settore delle bevande, poi, stanno guadagnando anche di più. La Diageo (tra le 100 aziende con la maggior capitalizzazione nella borsa di Londra) sta esportando enormi quantità di scotch e birra negli Stati Uniti e il suo fatturato è cresciuto del 5 per cento in appena una settimana.
Ma qualsiasi settore o multinazionale in affari con il Regno Unito sta registrando ottimi risultati. Il settore farmaceutico rappresentato da GlaxoSmithKline (+5 per cento) e AstraZeneca (+7 per cento), oppure quello del tabacco con British American Tobacco (+4 per cento) e Imperial Brands (+3,5 per cento); addirittura il campo delle opere pubbliche, vedi National Grid (+2 per cento) e United Utilities (+1,5 per cento).
La debolezza della sterlina in questo momento rende per gli altri paesi più conveniente l’acquisto di merci inglesi. Basta avere liquidità da spendere. Così sta vivendo un momento d’oro anche il comparto dei beni di lusso: Mulberry, famoso marchio della moda inglese, ha visto le sue azioni crescere del 3,5 per cento.
Tuttavia, c’è anche chi frena gli entusiasmi. Il professor Nigel Driffield della Warwick Business School sottolinea che i vantaggi della sterlina debole sono destinati a ridursi con il tempo: “È vero che con la svalutazione della sterlina dopo la Brexit, i piccoli esportatori del Regno Unito possono trarre vantaggio dall’export”, spiega Driffield al Guardian “ma le svalutazioni aumentano anche i costi: non dimentichiamo infatti che il 50 per cento delle esportazioni del Regno Unito si basano su componenti importati”. Insomma, chi guadagna dall’export deve fronteggiare l’aumento dei costi dell’import.
Infine, è iniziata la corsa agli immobili in svendita: secondo i dati di una ricerca compiuta dall’agenzia immobiliare inglese Stirling Ackroyd, chi ha acquistato una casa a Londra subito dopo la Brexit è riuscito a risparmiare fino a 50mila euro. Bernie Morris, presidente di juwai.com, attività immobiliare di proprietà cinese che opera in Regno Unito spiega che “la Brexit rappresenta per gli acquirenti stranieri l’opportunità di accaparrarsi proprietà a prezzi stracciati”. Secondo la ricerca, la richiesta di case nel Regno Unito è cresciuta del 29,8 per cento a giugno rispetto al mese precedente.
Con la sterlina al ribasso il Regno Unito diventa immediatamente una destinazione più desiderabile anche per i turisti che tradizionalmente trovavano cara questa terra. Ciò potrebbe tramutarsi in benefici a breve termine per gli albergatori e i ristoratori. Tuttavia il turismo interno potrebbe deprimersi: queste strutture ricettive sono piccole rispetto alle costose catene come IHG o Premier Inn. E se i guadagni sono bassi, per quanto potranno resistere?
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