Malgrado i tagli di Donald Trump e un’eruzione vulcanica, l’osservatorio di Mauna Loa che dal 1958 monitora la CO2 nell’atmosfera non chiuderà.
La corte d’appello dell’Aia conferma un giudizio di primo grado del 2015: i Paesi Bassi devono ridurre le loro emissioni per proteggere la popolazione.
Martedì 9 ottobre 2018, la corte d’appello dell’Aia, nei Paesi Bassi, ha pronunciato una sentenza storica. Confermando la decisione assunta in primo grado il 24 giugno 2015, i giudici hanno ordinato al governo olandese di ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra. Secondo il tribunale, infatti, dal momento che in capo allo stato ricade l’obbligo di proteggere i propri cittadini, alla luce delle evidenze scientifiche sui cambiamenti climatici è imprescindibile fare di più per contribuire a limitare il riscaldamento globale.
Più precisamente, la sentenza ha spiegato che continuare ad inquinare rappresenta un’azione “illegale” da parte del governo, poiché tale comportamento risulta “in violazione dei propri doveri” nei confronti della popolazione. In termini pratici, le emissioni dei Paesi Bassi, entro il 2020, dovranno scendere del 25 per cento rispetto ai livelli del 1990, al fine di porre garantire la sicurezza dei cittadini olandesi, e del resto del mondo, sul lungo periodo.
“Tenuto conto dei grandi pericoli che rischiano di prodursi in futuro – ha spiegato la corte d’appello in un comunicato – è necessario adottare misure più ambiziose nel breve termine”. Anche perché “l’obiettivo fissato al 2020 potrebbe non essere centrato, il che è inaccettabile”. Nel 2017, infatti, l’Olanda era riuscita a raggiungere soltanto un -13 per cento rispetto al 1990. Marie-Anne Tan-de Sonnaville, giudice che presiedeva la corte, ha aggiunto: “Qualsiasi ritardo nella riduzione delle emissioni aggrava i cambiamenti climatici. Il governo non può nascondersi dietro alla scusa delle emissioni generate dagli altri paesi”.
Our director @marjanminnesma on our historic victory in court today. All governments are on notice. #climatecase pic.twitter.com/5hYYc3MRKW
— Urgenda (@urgenda) 9 octobre 2018
Si tratta di una vittoria su tutta la linea da parte della ong Urgenda che tre anni fa aveva avviato una sorta di class action ambientale. Aveva infatti guidato 900 cittadini nella battaglia legale contro il proprio governo. “Ora un calo del 25 per cento è il minimo. Il governo si metta al lavoro”, ha commentato l’associazione ambientalista con un tweet.
L’esecutivo olandese, nello scorso mese di maggio, ha annunciato la volontà di chiudere le due più vecchie centrali a carbone del paese. Ma precisando di volerlo fare entro il 2024. Altre tre centrali dello stesso tipo, inoltre, potrebbero rimanere in funzione fino al 2030. Il che non sembra compatibile con la legge adottata alla fine di giugno dal Parlamento: una delle più avanzate dal punto di vista climatico. Ispirato dai verdi (GroenLinks) e dal partito socialdemocratico (PvdA), il provvedimento prevede di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 49 per cento entro il 2030, e del 95 per cento entro il 2050.
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Obiettivi che sarebbero sostanzialmente in linea con quanto esposto dall’ultimo rapporto speciale dell’Ipcc, che ha sottolineato come alla metà del secolo occorrerà aver azzerato le emissioni nette se si vorranno centrare gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi.
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