L’Italia ha due nuovi patrimoni dell’umanità Unesco. “Salve” anche Venezia e la grande barriera corallina

Nonostante le minacce che incombono sul loro futuro, Venezia e la grande barriera corallina restano patrimoni dell’umanità Unesco. E nella lista compaiono due nuovi siti italiani.

Gli affreschi di Padova e le terme di Montecatini sono ufficialmente patrimoni dell’umanità Unesco. È quanto ha deciso l’agenzia Onu per la cultura nel corso della sua 44ma assemblea annuale che si è tenuta a Fuzhou, in Cina. Almeno per ora, Venezia e la grande barriera corallina australiana sono state salvate dalla lista dei siti in pericolo; una presa di posizione che sembra sottovalutare le catastrofiche conseguenze dei cambiamenti climatici.

Gli affreschi di Padova sono patrimoni dell’umanità Unesco

Entra a far parte dei patrimoni dell’umanità Unesco Padova Urbs picta, l’insieme dei cicli pittorici ad affresco conservati all’interno di otto edifici religiosi e civili del centro storico: Scrovegni ed Eremitani, Palazzo della Ragione, Reggia, Battistero e le loro piazze, Cittadella antoniana e San Michele. Giotto, stabilitosi nella città veneta intorno al 1302 e autore dei meravigliosi affreschi della cappella degli Scrovegni, diede il via a una stagione artistica e culturale che durò per tutto il secolo ed ebbe come protagonisti anche Guariento, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

Cappella degli Scrovegni di Giotto
Il Compianto sul Cristo morto affrescato da Giotto. Fa parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova © Pixabay

Per l’Unesco, questo ciclo di affreschi “illustra un modo completamente nuovo di rappresentare la narrazione in pittura, con nuove prospettive spaziali influenzate dai progressi della scienza dell’ottica e una nuova capacità di rappresentare le figure umane, in tutte le loro caratteristiche, compresi i sentimenti e le emozioni. Queste innovazioni segnano una nuova era nella storia dell’arte, producendo un irreversibile cambio di direzione”. Padova – che già aveva ricevuto questo riconoscimento per l’orto botanico – è una delle poche città al mondo a ospitarne due, alla pari di Tivoli con Villa d’Este e Villa Adriana.

Montecatini Terme tra le undici località termali europee patrimoni dell’umanità Unesco

C’è anche la toscana Montecatini Terme tra le undici località termali europee diventate patrimoni dell’umanità Unesco, insieme a Baden bei Wien (Austria), Spa (Belgio); Františkovy Lázně, Karlovy Vary e Mariánské Lázně (Repubblica Ceca), Vichy (Francia); Bad Ems, Baden-Baden e Bad Kissingen (Germania) e City of Bath (Regno Unito). “Questi complessi sono tutti integrati in un contesto urbano complessivo che include un ambiente ricreativo e terapeutico accuratamente gestito in un paesaggio suggestivo. Nel loro insieme, questi siti incarnano il significativo interscambio di valori umani e sviluppi nel campo della medicina, della scienza e della balneologia”.

Su un totale di 1.129 patrimoni dell’umanità Unesco (compresi quelli in pericolo), quelli italiani sono ben 57; nessun altro paese al mondo ne ha così tanti. A completare il podio sono la Cina, a quota 55, e Spagne e Germania con 48 ciascuna.

patrimoni dell'umanità Unesco, Montecatini Terme
Montecatini Terme, insieme ad altre dieci località termali europee, entra a far parte dei patrimoni dell’umanità Unesco © Gulzada Bektemirova/Unsplash

Venezia non entra nella lista dei siti in pericolo

L’avvertimento era stato lanciato a fine giugno: a causa della presenza delle grandi navi in laguna, la città di Venezia rischiava di finire nella lista rossa dei siti in pericolo. Nel frattempo, dopo mesi di dibattiti, è stata trovata una soluzione alla questione: un decreto approvato dal consiglio dei ministri ha deciso che le grandi navi dal 1° agosto saranno dirottate a Marghera, dove saranno costruiti idonei punti di approdo. Minaccia scampata, dunque. Ma non del tutto, perché l’Unesco chiede comunque alle istituzioni italiane di presentare, entro dicembre 2021, un piano per salvaguardare Venezia dal turismo di massa. A fronte di 50mila abitanti, alla viglia della pandemia si segnalavano 25 milioni di turisti l’anno.

Secondo la ong World heritage watch non è ancora arrivato il momento di tirare un sospiro di sollievo. “I problemi persistenti che affliggono il precario stato di conservazione di Venezia e della sua laguna sono stati a lungo associati a un quadro di governance complesso e inefficace”, avverte il presidente Stephan Doempke. “Mancano una visione a lungo termine e una strategia che coinvolga la comunità locale”.

Grandi navi a Venezia © Pixabay

Per ora non si fa menzione dell’elefante nella stanza, l’innalzamento del livello dei mari. Eppure, gli esperti dell’Unesco hanno messo nero su bianco che il Mose – il sistema di barriere mobili per difendere la città dall’acqua alta – è stato progettato ipotizzando un aumento di 22 centimetri entro nel corso del secolo. Alla luce delle previsioni più aggiornate, non è da escludere che si arrivi a un metro. Ciò significa che il Mose, tra qualche anno, inevitabilmente non sarà più efficace. “Non bisogna chiedersi se succederà, ma solo quando”, concludono.

Salva (per modo di dire) la grande barriera corallina australiana

Tra i possibili patrimoni dell’umanità Unesco in pericolo c’era anche la grande barriera corallina australiana, pesantemente compromessa dai cambiamenti climatici in corso. Anche in questo caso, però, l’agenzia Onu ha preferito fare marcia indietro. Nessun declassamento, quindi, ma un invito al governo australiano a effettuare una spedizione di ricerca e condividere i suoi risultati entro febbraio del 2022, in anticipo rispetto alla scadenza di dicembre 2022 che era stata fissata inizialmente.

Secondo svariate ong ambientaliste, sulla decisione ha inciso parecchio l’aggressiva attività di lobbying da parte del governo australiano, spaventato dalle possibili conseguenze di una clamorosa bocciatura. Non stupisce che si siano schierate dalla sua parte altre nazioni esportatrici di petrolio, come il Bahrein e l’Arabia saudita. “Questa è una vittoria per una delle più ciniche attività di lobbying nella storia recente”, tuona David Ritter, alla guida di Greenpeace Australia. “Questo non è un successo. È un giorno di ignominia per il governo australiano”.

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