Cooperazione internazionale

People on the move è l’app di Medici senza frontiere per aiutare chi fugge

People on the move è un’app semplice. ma rivoluzionaria. Permette allo staff di Medici senza frontiere di assistere rifugiati e migranti. Così la tecnologia può cambiare gli aiuti umanitari.

Nei campi profughi improvvisati, nei centri di accoglienza sovraffollati, nei porti o addirittura in mare aperto, gli operatori di Medici senza frontiere (Msf) assistono ogni giorno migliaia di rifugiati, migranti e richiedenti asilo. Per agevolare le operazioni dell’ong nata nel 1971, ora esiste una tecnologia semplice ma efficace che può cambiare il modo in cui il suo staff sanitario entra in contatto con i pazienti. People on the move è l’app ideata da Msf Italia insieme alla Fondazione Ibm Italia che permette l’inserimento rapido di dati medici utilizzando un’interfaccia intuitiva e un tablet dalla custodia resistente agli urti, agli schizzi d’acqua e alla polvere.

People on the move

L’app è stata sviluppata da Fondazione Ibm Italia nell’ambito di Impact grants, un’iniziativa che supporta le ong attraverso lo sviluppo di tecnologie. L’obiettivo è di aiutare le persone in movimento, offrendo uno strumento che permetta di individuare i loro bisogni immediati ma anche di lungo termine. Perché alleviare l’onere di dover compilare schede cartacee significa per gli operatori umanitari avere più tempo da dedicare alle persone che necessitano assistenza e ascolto.

L’app funziona anche offline su richiesta dello staff di Msf perché spesso si lavora in contesti in cui è impossibile connettersi. Ad esempio sulla nave Bourbon Argos, una delle tre imbarcazioni della flotta Msf che monitora il mar Mediterraneo per offrire assistenza a chi intraprenda la pericolosa traversata dall’Africa all’Europa.

Sulla Bourgon Argos l’app è stata utilizzata per raccogliere dati relativi a oltre 4mila persone visitate nel corso di sette soccorsi d’intervento. È servita a registrare informazioni relative ai pazienti anche in Serbia nelle cliniche mobili di Msf vicino al confine con l’Ungheria e nei parchi di Belgrado, dove le consultazioni mediche sono state quasi 2.500, e nei Centri di accoglienza straordinaria a Trapani, dove Msf ha svolto oltre 400 visite psicologiche da quando l’app è stata lanciata.

Come funziona People on the move

L’app raccoglie informazioni sulle condizioni di salute dei pazienti, le caratteristiche tra cui il loro stato di vulnerabilità (ad esempio se sono disabili, minori non accompagnati o donne incinte), il tipo di intervento medico o psicologico effettuato da Msf e si consiglia che la persona venga o meno trasferita al sistema sanitario del paese in cui si trova. L’app non funge da cartella clinica ma da registro e i dati vengono raccolti in forma anonima, come spiega Vittoria Gherardi, responsabile medico dell’ong.

L’intento, infatti, non è quello di rendere rintracciabili le persone ma di avere una visione d’insieme che permetta all’ong di ottimizzare il suo intervento sul campo. I dati confluiscono in tempo reale in un unico database, ospitato nel SoftLayer datacentre di Ibm a Milano, come spiega l’amministratore delegato di Ibm Enrico Cereda. Sono facilmente esportabili attraverso la web app.

Una compilazione e un’analisi dei dati sempre più raffinata permette anche di “rafforzare la voce di Msf” nei confronti delle istituzioni con cui vengono condivise le informazioni raccolte. Per incoraggiare interventi e politiche che rispondano alle necessità dei rifugiati, dei migranti e dei richiedenti asilo, come spiega Gabriele Eminente, direttore generale di Msf Italia.

people on the move
Rifugiati siriani vengono respinti dall’esercito turco © Bulent Kilic/AFP/Getty Images

Informazioni precise per un quadro realistico

La conoscenza è necessaria per capire come affrontare meglio un’emergenza che, secondo Eminente, vede oggi una forte “tendenza al peggioramento”. Ad esempio, se la propaganda contro l’immigrazione vorrebbe farci credere che dovremmo respingere i profughi perché chi fugge dall’Africa e dal Medio Oriente porta con sé malattie contagiose, Gherardi puntualizza che questa percezione è un falso mito e viene strumentalizzata. La maggior parte delle persone, infatti, non porta con sé patologie. Ma, a prescindere, ciò che accumuna persone con provenienze e storie diverse è il fatto di soffrire di stress causato da traumi subìti prima, durante e dopo il viaggio verso l’Europa e una nuova vita.

siria bambino rifugiato
Un bimbo, rifugiato siriano, sbarcato in Grecia © Spencer Platt/Getty Images

Mentre l’emergenza umanitaria peggiora, la massima “prevenire è sempre meglio”, espressa da Gherardi, ha un significato profondo. Se non cominciamo ora ad accettare queste persone e impegnarci per costruire soluzioni vere, i problemi non faranno che aggravarsi. Perché demonizzare chi è costretto a fuggire dalla violenza e dall’esproprio, spogliandoli della loro umanità, offre ben pochi spiragli per costruire un futuro equo e sano, insieme.

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