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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha disposto una multa di 5 milioni di euro nei confronti di Eni, per pratica commerciale ingannevole in merito alla pubblicità Enidiesel+.
Secondo lo spot il diesel denominato “Enidiesel+” sarebbe un carburante “verde” e rinnovabile, capace di ridurre “le emissioni di gas serra fino al 40 per cento”. Ma l’Autorità garante della concorrenza e del mercato è di altro avviso e ha disposto una multa di 5 milioni di euro nei confronti di Eni, il colosso petrolifero italiano, a seguito di un reclamo presentato da Legambiente, dal Movimento difesa del cittadino e dall’associazione Transport & Environment per pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del consumo.
“Una decisione storica”, l’ha definita Stefano Ciafani, presidente di Legambiente in una nota stampa, “perché per la prima volta in Italia si parla ufficialmente di greenwashing e perché finalmente viene smascherato questo grande inganno ai danni dei cittadini da parte di uno dei maggiori nemici del clima qual è Eni”.
Il gasolio Eni Diesel+ viene oggi prodotto presso le raffinerie di Venezia e di Gela grazie all’utilizzo di una componente del 15 per cento di Hvo (Hydrotreated vegetable oil), componente che deriva dall’olio di palma grezzo e dai suoi derivati, come dimostrano i dati ufficiali del Gse (Gestore servizi energetici). Secondo il gestore sarebbero circa 550mila le tonnellate finite nei serbatoi auto e camion.
La sentenza afferma che “è particolarmente ingannevole utilizzare la denominazione green diesel e le qualifiche ‘verde’ e ‘rinnovabile’ per riferirsi alla componente Hvo del prodotto”, principalmente a causa delle emissioni associate all’uso di olio di palma. Sostiene, inoltre, che non esiste alcuna giustificazione o calcolo che giustifichi la riduzione del 5 per cento delle emissioni di gas serra.
“Non esiste il diesel green, prodotto con olio di palma o altre colture alimentari perché causa la deforestazione – ha dichiarato Veronica Aneris , responsabile Transport & Environment in Italia –. Le compagnie petrolifere devono smettere di cercare di indurre in errore cittadini e politici con il falso claim del diesel che rispetta l’ambiente e la salute. Dovrebbero invece investire in soluzioni realmente sostenibili, come l’elettricità rinnovabile e il governo deve fare la sua parte nello spingere le multinazionali dei fossili a dare il giusto contributo nella transizione a emissioni zero”.
Il nostro paese è il secondo produttore di biodiesel da olio di palma nell’Unione europea. Più della metà (54 per cento) di tutto l’olio di palma e derivati importati in Italia nel 2018 è stata utilizzata per produrre biodiesel, principalmente nella raffineria di Eni a Porto Marghera e di Gela. L’olio di palma proviene principalmente dall’Indonesia e, in misura minore, dalla Malesia, due paesi, in particolare il primo, dove il problema della deforestazione è pressante e dove ancora non è possibile certificare la sostenibilità del prodotto.
L’utilizzo dell’olio di palma per il biodiesel è cresciuto del 3 per cento nel 2018, mentre il suo uso in altri settori come quello per la produzione di cibo e mangimi per animali è diminuito in modo significativo (-11 per cento). Lo scorso marzo, la stessa Unione europea ha stabilito che l’olio di palma non può essere considerato un combustibile verde e non va incentivato proprio perché causa la deforestazione. Il suo uso verrà gradualmente ridotto a partire dal 2023 con l’obiettivo della completa assenza nel 2030.
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