Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
Dopo una settimana di sciopero della fame, l’attivista di Extinction Rebellion Filippo Guerrini ha sospeso la sua azione di protesta. Il comune di Bologna l’ha ricevuto impegnandosi ad avviare l’iter per adottare l’emergenza climatica.
Dopo sette giorni di sciopero della fame per il clima, Filippo Guerrini, 26 anni, ha deciso di interromperlo. L’azione di protesta, promossa dalla sezione bolognese della rete Extinction Rebellion, aveva lo scopo di attirare l’attenzione del comune di Bologna, affinché l’amministrazione dichiarasse lo stato di emergenza climatica e ambientale. Lunedì 26 agosto lo sciopero di Filippo è terminato dopo che l’assessore all’ambiente, Valentina Orioli, ha invitato ufficialmente una delegazione di Extinction Rebellion a presentarsi nel suo ufficio per discutere insieme dei punti compresi nella proposta del movimento.
La crisi climatica è realtà, è scienza. Lo sa bene Guerrini che, dopo anni di studi in agraria e sistemi naturali, si è scoperto impotente di fronte all’immobilismo politico nel gestire l’emergenza in atto. Gli agricoltori denunciano la diminuzione dei raccolti, le associazioni ambientaliste denunciano la mancanza di atti politici, i cittadini si costituiscono in comitati per sensibilizzare. Ma ancora troppe volte tali richieste rimangono inascoltate. Per questo motivo Guerrini, da cittadino preoccupato per il futuro, aveva deciso di indire uno sciopero della fame a oltranza cominciato dal 20 agosto.
“La scelta dello sciopero della fame non è casuale”, raccontano gli attivisti. “Si tratta di una rappresentazione plastica di quello che tra pochissimi anni potrebbe accadere a tutti noi, se non agiamo in fretta: patire la fame“. Il movimento ha inviato all’amministrazione di Bologna una serie di richieste atte a diminuire l’impatto della città sull’ambiente. Ad esempio comunicare il valore delle emissioni di CO2 equivalente della città metropolitana di Bologna, promuovere tra i cittadini iniziative di riduzione delle emissioni e stabilire una road map di misure necessarie in termini di mobilità sostenibile, riqualificazione energetica e piani di rimboschimento.
“L’incontro si è svolto in un clima sereno, di ascolto attivo e aperta collaborazione”, spiega la delegazione al termine dell’incontro. “In due ore di discussione sulla bozza di mozione, da noi presentata il 29 luglio, ci siamo confrontati con l’amministrazione evidenziando un chiaro problema di chiarezza circa i numeri delle emissioni di CO2 della città e, in generale, abbiamo evidenziato che sebbene siano disponibili statistiche e database, non sempre aggiornate, queste sono di difficilissima comprensione per il cittadino”. In generale gli attivisti chiedono che si arrivi al emissioni zero entro il 2025, ma soprattutto che vengano indette assemblee cittadine con istituzioni e scienziati per proporre dal basso nuove politiche ambientali.
Dal canto suo, il consiglio comunale si è detto favorevole alla discussione del documento e all’avvio dell’iter per adottare lo stato di emergenza climatica e ambientale. Il percorso al consiglio prevede un’udienza conoscitiva all’interno della commissione ambiente seguita da una riunione dei capigruppo per mettere in calendario la discussione della proposta. Infine la proposta viene discussa e (si spera) approvata. Il movimento bolognese di Extinction Rebellion ha fatto sapere che vigilerà sull’iter, sperando si arrivi alla discussione entro il mese di settembre.
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