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Il documentario Jane racconta la vita e le straordinarie scoperte della primatologa più amata al mondo.
Quella di Jane Goodall è una figura rivoluzionaria, mai prima di lei nessuno aveva osservato e documentato la capacità degli scimpanzé (Pan troglodytes) di creare e utilizzare attrezzi, si riteneva un’esclusiva dell’uomo. Goodall, attraverso uno degli studi più importanti della moderna biologia, ridefinì il concetto di uomo e il nostro rapporto con gli altri primati, abbattendo alcune barriere che ritenevamo ci separassero dai nostri parenti più prossimi. Le scoperte della studiosa furono doppiamente rivoluzionarie perché a effettuarle fu una donna, per giunta senza alcuna laurea, con il malcelato disappunto del maschilista mondo accademico. La storia della più famosa primatologa del mondo è ora diventata un documentario, Jane, diretto da Brett Morgen e prodotto dal National Geographic Documentary Films.
Il film è stato realizzato grazie alle oltre cento ore di filmati provenienti dagli archivi del National Geographic, del Jane Goodall Institute e dagli archivi di famiglia della scienziata. Tra il materiale video utilizzato ci sono i filmati in 16 millimetri girati dal fotografo Hugo Van Lawick, che sarebbe diventato il primo marito di Jane Goodall. Brett Morgen, documentarista statunitense, autore, tra gli altri, di Kurt Cobain: Montage of Heck e Crossfire Hurricane, ha rielaborato questa immensa mole di materiale per realizzare un ritratto intimo e senza precedenti della conservazionista più amata al mondo.
“Il film è a tutti gli effetti una storia d’amore, solo che l’amore non è tra un uomo e una donna – ha spiegato Brett Morgen. – L’amore è tra una donna e il suo lavoro. La maggior parte delle persone ha questa idea romantica che il rapporto più importante della vita sia con il proprio partner, ma per un sacco di persone la relazione primaria è con il loro lavoro”.
Jane Goodall ha compiuto i suoi studi sugli scimpanzé, che secondo il biologo Stephen Jay Gould “rappresentano una delle più grandi conquiste scientifiche dell’Occidente”, negli anni Sessanta in Tanzania, in quello che è attualmente il parco nazionale del Gombe Stream. “Sono molto emozionata nel vedere il documentario finito – ha dichiarato la scienziata in occasione dell’anteprima del film – un film che mi riporta indietro nel tempo, quando ero nella foresta, dove ho trascorso i giorni più belli della mia vita”.
Il film, che ha già conquistato la critica, è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival lo scorso settembre, la distribuzione nelle sale cinematografiche statunitensi è iniziata il 20 ottobre e presto sarà la volta dell’Europa. Nel 2018 il documentario sarà inoltre trasmesso sul canale National Geographic Italia.
Un ulteriore motivo per guardare il documentario è la sua colonna sonora, composta dal compositore di fama mondiale Philip Glass, già autore per il cinema della colonna sonora del film The Truman Show. “Volevo che Jane fosse come un’opera cinematografica, e questa idea mi ha portato a Philip Glass – ha dichiarato il regista. – C’è un elemento quasi onirico nella sua partitura. Il modo in cui gli scimpanzé si muovono in sincronia con la musica è una componente magica della visione romantica di Jane della natura”.
Nonostante l’idillio tra lei e gli scimpanzé e il suo amore per la foresta, nel 1986 Jane Goodall ha deciso di abbandonare le ricerche sul campo per dedicarsi all’attivismo finalizzato alla protezione dei primati e del loro habitat. L’antropologa inglese passa oggi la maggior parte del suo tempo girando il mondo, affascinando tutti con il suo sorriso gentile e il suo carisma, tenendo conferenze e parlando con leader mondiali e scolaresche, sostenendo i benefici ambientali dell’alimentazione vegetariana ed esortando le persone a scegliere che tipo di cambiamento portare avanti. Numerose iniziative legate alla conservazione della natura sono inoltre intraprese dalla sua fondazione, il Jane Goodall Institute.
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