A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Il Giappone ha annunciato la ripresa della caccia ai cetacei nell’Antartico per “scopi scientifici”. Nei prossimi dodici anni saranno uccise circa 4mila balenottere.
Riparte, ancora una volta, la sfida del Giappone al resto del mondo. Dopo un anno di stop è infatti salpata il primo dicembre la prima flotta giapponese diretta in Antartide, a caccia di balene. La caccia si protrarrà fino ai primi di marzo e vedrà impegnate quattro baleniere.
In risposta alle proteste scatenate dalla nuova campagna, Tokyo ha dichiarato di aver ridotto di due terzi il numero di balene da uccidere, saranno “solo” 333 i cetacei vittime degli arpioni giapponesi. Il paese nipponico, unico insieme a Islanda, Norvegia e Isole Faroer a non aver sospeso la caccia ai cetacei, ha deliberatamente ignorato il divieto di caccia emesso dalla Corte internazionale di giustizia.
Il divieto è arrivato in seguito alla denuncia dell’Australia che ha accusato il Giappone di cacciare in una zona economica esclusiva dell’Australia, che si estende per 200 miglia nautiche dal territorio antartico australiano. La caccia commerciale alle balene, secondo una moratoria emessa dalla Commissione baleniera internazionale (Iwc), è illegale dal 1986, il Giappone si è però appigliato all’unica scappatoia possibile per continuare la mattanza di balene, ovvero la caccia per scopi scientifici.
Nel 2014 però la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la caccia aveva finalità commerciali e non scientifiche, revocando quindi l’autorizzazione al Giappone. La decisione di riprendere la caccia, oltre che immorale, è quindi illegale. “Non accettiamo in nessun modo il concetto di uccidere balene per la cosiddetta ricerca scientifica – ha dichiarato Greg Hunt, ministro dell’Ambiente australiano – il Giappone non può decidere unilateralmente”.
Per supportare l’iniziativa il Giappone ha consegnato alla Iwc un programma di ricerca della durata di dodici anni, lasso di tempo in cui verranno uccise circa quattromila balene, impegnandosi a pubblicare i risultati delle ricerche. La Iwc ha però ribadito l’inconsistenza scientifica del programma giapponese, non autorizzando la caccia.
Per tutta risposta il governo giapponese, che in precedenza non aveva riconosciuto la sovranità dell’Australia sulle acque dell’Antartico, ha annunciato alle Nazioni Unite che non accetterà né la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia né alcuna intromissione sull’uso delle risorse marine.
Nick McKim, senatore dei Verdi australiani, ha chiesto che la questione venga portata all’attenzione del vertice sul clima in corso a Parigi. “È passato il tempo delle parole, è tempo di azione – ha dichiarato McKim – è per questo che bisogna sorvegliare le baleniere e raccogliere prove contro il Giappone per future cause in tribunale”.
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