Ondate di caldo marino, uragani sempre più potenti e insufficienti attività di protezione stanno decimando i coralli nel Mar dei Caraibi.
L’uragano Lorenzo ha raggiunto la categoria 5, la massima, prima di essere declassato. Ora punta verso l’Europa. Ed è già entrato nella storia.
Con venti ad oltre 300 chilometri all’ora l’uragano Lorenzo – che nella notte tra il 28 e il 29 settembre ha raggiunto la categoria 5 su 5 sulla scala di Saffir-Simpson (prima di essere declassato) – è il più potente mai osservato nell’oceano Atlantico nord-orientale. L’onda tropicale proveniente dall’Africa il 12 settembre si è rapidamente organizzata formando dapprima una depressione quindi, tre giorni più tardi, una tempesta tropicale. Lorenzo è diventato quindi un uragano a sud-ovest dell’arcipelago di Capo Verde.
Ed ora punta a nord-est, verso il continente europeo. La traiettoria è ancora incerta, ma non è escluso che in parte il fenomeno possa colpire anche l’estremità nord-occidentale della Francia, l’Irlanda e il Regno Unito. “Si tratta di qualcosa di eccezionale – ha scritto l’Osservatorio francese dei tornado e dei temporali violenti -, poiché la categoria 5 è stata raggiunta ad una latitudine di 25 gradi nord e di 45 gradi ovest. Mai un uragano così potente era stato osservato in questa porzione dell’oceano Atlantico”.
#Lorenzo is a large hurricane and it is headed toward the western Azores. Here are the latest Key Messages from the 5 am AST NHC advisory. pic.twitter.com/WuTV1axbc5
— National Hurricane Center (@NHC_Atlantic) September 30, 2019
Nei prossimi giorni, si ritiene che il ciclone sorvoli le Azzorre. In quel momento dovrebbe essere classificato in categoria 2. Ciò nonostante, si prevedono piogge torrenziali e onde alte anche 15 metri. L’impatto possibile con l’Irlanda dovrebbe avvenire invece verso la fine della settimana, quando sarà stato declassato a tempesta. Come riferito dal sito specializzato 3Bmeteo, l’uragano si muove ad una velocità di 10 km/h mentre la pressione al suo centro è in risalita.
Our updated Meteorologist Commentary on Tracking Hurricane Lorenzo is now available on our website here: https://t.co/nBoHTU7qHU pic.twitter.com/SWkxzeJ1ej
— Met Éireann (@MetEireann) September 30, 2019
I meteorologi, tuttavia, per ora non hanno indicato con certezza quale sarà il cammino del fenomeno estremo: le previsioni variano di giorno in giorno. 3Bmeteo precisa che “la transizione verso un ciclone extratropicale lo farà assumere un vortice molto energico di tipo ibrido.
Secondo le previsioni, al netto dell’incertezza, Lorenzo dovrebbe muoversi verso la Gran Bretagna fino a lambire l’Irlanda nella giornata di venerdì. Questo scenario tuttavia andrà rivisto proprio quando cambierà le sue caratteristiche”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Ondate di caldo marino, uragani sempre più potenti e insufficienti attività di protezione stanno decimando i coralli nel Mar dei Caraibi.
Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.
Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
Sicilia, Sardegna e Calabria sono le tre regioni più colpite dalla tempesta Harry. Ingenti i danni, ma non ci sono state vittime.
Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.
Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, comprese quelle che si occupano di clima e ambiente.
Un novembre promettente, una prima parte di dicembre negativa, un recupero a Natale. La situazione della neve in Italia resta complessa.
Tra i mesi di ottobre 2024 e settembre 2025 la temperatura media nell’Artico è stata di 1,6 gradi centigradi più alta rispetto al periodo 1991-2020.
Uno studio spiega che, nella fase di “picco”, perderemo tra 2 e 4mila ghiacciai all’anno. Quelli delle Alpi tra i primi a scomparire.
