Pierfrancesco Majorino. Un muro verde intorno a Milano? Gli alberi, li preferisco in città

L’attuale assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino ha solo “idee concrete”. Il 6 e il 7 febbraio si tengono le primarie per scegliere chi sarà il candidato del centrosinistra a sindaco di Milano.

Una metropoli deve progredire, sempre. Per questo c’è bisogno di investimenti costanti nell’innovazione, nella tecnologia in ogni settore. Cosa farebbe in questo campo nel caso in cui diventasse sindaco?

Dico subito che non partiamo dall’anno zero. Milano in questi ultimi anni è cresciuta sul piano amministrativo e questo ha aiutato a porre basi solide per non allontanare i nuovi investimenti privati. Siamo tornati capitale morale d’Italia mentre Roma è in grave affanno e siamo la quarta area metropolitana d’Europa sul piano del prodotto interno lordo (pil). Abbiamo creato un sistema di governo del pubblico, favorevole, perché lineare e trasparente, ad accogliere la buona economia. Milano continua ad essere l’avanguardia economica del Paese, nonostante la crisi che si è abbattuta sul settore manifatturiero come una mannaia distruggendo migliaia di posti di lavoro e facendo chiudere centinaia di imprese. Eppure la nostra città rimane guida nei processi di sviluppo tecnologico in ogni settore. Ma non basta. Avremo straordinarie opportunità di crescita nei settori a più alta innovazione se offriremo alle imprese fattori attrattivi. Un’idea concreta: 100 luoghi in dote ad altrettante startup di impresa per i giovani e 10mila euro da parte da parte comune per iniziare. Si può fare già ora. E poi sfruttare la grande opportunità offerta dalle aree di Expo, su cui far sorgere nuovi luoghi della ricerca, per organizzare nel mondo l’offerta di sapere e innovazione.

 

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Il candidato a sindaco di Milano, Pierfrancesco Majorino durante la campagna elettorale

 

La sostenibilità è cruciale in ogni programma politico o strategia aziendale che si rispetti. Ci può suggerire come ritrovare questo aspetto nei punti principali del suo?

Direi che la parola sostenibilità per me non è scritta nel libro dei sogni. Io stesso sono un assessore sostenibile. È una questione di metodo di lavoro e di modo di vivere, prima ancora che un progetto politico. Fare politica sostenibile significa ad esempio non farlo per un tornaconto personale. È sostenibile l’idea di fare ciò che si dice di voler fare. Di rispettare i patti con chi ti delega. Ma è anche sostenibile l’idea di recuperare le oltre 9mila case sfitte del patrimonio pubblico prima ancora di riempire i quartieri di nuovo cemento. Sostenibile è credere nel volontariato come propulsore di buone pratiche di solidarietà per tutto l’anno. Significa cercare modi sempre migliori e utili per arrivare al risultato, cercando di razionalizzare le risorse pubbliche. È sostenibile cancellare lo scandalo delle nomine politiche negli enti pubblici e procedere con la selezione dei migliori. Come ha fatto Giuliano Pisapia.

 

 

Cosa farà per migliorare la mobilità, soprattutto su due temi molto sentiti dai milanesi quali biciclette e metropolitana?

Se fossi sindaco nominerei subito un assessore alla mobilità che lotta con fermezza per dare centralità alla bicicletta, al trasporto pubblico e alla mobilità condivisa per il futuro di Milano. Perché entro il 2030 vorrei una città senza più auto in circolazione. Entro il 2021 una Area C molto più grande. E per farlo dobbiamo puntare sul rafforzamento del trasporto pubblico, estendere linee e corse di autobus, tram e metropolitane in tutte le zone. E agire sulle politiche tariffarie in una visione di città metropolitana e con l’idea che la gratuità del biglietto vada proposta per chi è povero, disoccupato, precario. Mentre, passatemi questa brutale semplificazione, i ricchi credo debbano pagarselo.  

 

Le città saranno sempre più grandi e popolose e il sindaco avrà sempre più responsabilità nel garantire la salute dei suoi cittadini. Cosa può fare il primo cittadino per migliorare la qualità della vita? 

Si possono e si devono fare molte cose. Mettere come primo obiettivo la salute e la felicità dei cittadini. Se si parte con un’ambizione del genere sarà impossibile fare scadere Milano in una specie di condominio, peraltro male amministrato. Quindi occorre una visione larga e una motivazione politica forte. Il sindaco può prendere tanti provvedimenti. Sono molte e interessanti le proposte di tutti i candidati alle primarie, ma se non c’è il senso della missione per la propria città, tutto diventa più difficile. A differenza di Sala e Balzani, sono sempre stato a Milano a lavorare per la mia città, sempre dalla stessa parte. Una scelta di vita la mia, che altri non hanno fatto.  

 

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Foto di Primarie Milano 2016

 

Cosa pensa della proposta di cingere le metropoli con muri verdi?

Suggestiva l’immagine dei muri verdi. Come ho detto in altre occasioni però non amo mai parlare di confini. Questo è il tempo di allargare e non di delimitare. E se il verde lo mettessimo massicciamente dentro la città? Con 100mila nuovi alberi ad esempio.  

 

Uno dei temi principali che vanno a migliorare diversi aspetti (ambiente, salute, alimentazione) è la bonifica di zone abbandonate, come gli scali ferroviari, per trasformarli in piccole oasi per la cittadinanza. Cosa serve alle famiglie per tornare in contatto con la città, soprattutto dal punto di vista ambientale?

Dobbiamo ricucire lo strappo inaccettabile avvenuto in consiglio comunale sulla delibera sugli scali ferroviari. Perché quel lavoro di progetto e di rilancio, realizzato in diversi anni di fatica di molti tra giunta e consiglio, è uno dei passi principali per costruire un nuovo assetto urbanistico della Milano del futuro. Io sono per riqualificare gli spazi rispettando le vocazioni del territorio. Su tutto voglio evitare che si avanzi senza una visione omogena dello sviluppo urbano. Per intenderci dico un no secco a inutili colate di cemento, alla creazione di nuovi quartieri senza anima e senza un progetto d’insieme. 100mila nuovi alberi, il doppio del traguardo di questi anni: questo può essere un buon cuore del progetto.  

 

 

Milano ha vissuto e realizzato un salto di qualità grazie all’esposizione univerale. Nel 2015 circa il 20 per cento di turisti in più l’hanno scelta come tappa del loro viaggio in Italia e anche i servizi offerti sono aumentati di numero e di qualità. Cosa bisogna fare per trasformare un periodo felice in una caratteristica permanente di Milano?

Bisogna continuare a fare ciò che Milano ha fatto bene prima e durante l’Expo. La città ha saputo stendere un tappeto rosso per l’occasione. Dobbiamo mantenere la stessa tensione e investire in attrazione culturale. E farlo non solo durante i grandi eventi, ma in ogni zona, in ogni momento dell’anno. Così come è successo per Expo in città e ancora di più. Credo che con l’aiuto di Filippo del Corno, ottimo assessore, potremo continuare quanto iniziato. E poi la nostra deve essere una città senza barriere: ho avuto l’onore di andare a ritirare il premio europeo come città più attenta alla questione delle barriere architettoniche. O meglio come la città che in questi anni aveva fatto di più: è stata una soddisfazione immensa, anche se resta tantissimo da fare: anche questo è un contributo non solo alla dignità della persona, ma pure al turismo.

 

Qual è il suo scorcio preferito di Milano? Quello che le ha rubato il cuore?

Milano mi piace tutta. Sono uno che gira molto per la città, per lavoro principalmente e quindi la conosco come le mie tasche. Amo i parchi del centro per l’eleganza naturale, adoro i grandi parchi periferici perché sono una boccata di vita migliore per tanti cittadini delle periferie. E poi ci sono moltissimi parchetti in tanti quartieri che hanno una funzione essenziale e vanno senza dubbio valorizzati. Parliamoci chiaro: dal Formentano, in largo Marinai d’Italia ai ben più grandi parchi come quello delle Cave o il mitico parco Lambro. Con gli spazi verde si ha solo da guadagnare.

 

Musica e ricordi. LifeGate è anche musica. Avete pubblicato su Spotify la top 10 delle vostre canzoni preferite, quale sceglierebbe come colonna sonora della sua campagna elettorale in caso di vittoria alle primarie?

El portava i scarp del tennis, mi sembra la più emozionale ed evocativa. Enzo Jannacci non mi stanca mai e fa rima con Milano.

 

Intervista a cura di Lajal Andreoletti e Tommaso Perrone

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