Pro-E-Bike, così l’Unione europea promuove la bici elettrica

Il piano europeo Pro-E-Bike favorisce la diffusione delle biciclette elettriche. Sinora ne hanno beneficiato la Croazia, che ha rivoluzionato il servizio postale, e la Germania, con il progetto cargo bike per il trasporto leggero.

Criticata, vituperata, costantemente al centro del dibattito politico e ora anche “sfregiata” dalla fuoriuscita della Gran Bretagna, l’Unione europea ha, in realtà, meriti tutt’altro che marginali in materia di promozione della mobilità sostenibile. Fra i progetti finanziati dalla Ue, ad esempio, c’è il piano Pro-E-Bike che, come intuibile dal nome, mira a favorire la diffusione delle biciclette elettriche nei 28 Paesi – pardon, ora 27 Paesi – facenti parte dell’Unione.

 

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La bici a pedalata assistita in dotazione ai postini croati, frutto del progetto europeo Pro-E-Bike

La bici elettrica sostituisce lo scooter

I fondi messi a disposizione dalla Comunità europea sono stati sfruttati soprattutto all’estero, in particolar modo dalla Croazia che, dal 2015, vede i propri postini sfrecciare su 180 biciclette a pedalata assistita anziché a bordo di rumorosi e inquinanti ciclomotori. Nell’ambito del progetto europeo, le poste croate hanno avuto la possibilità di testare gratuitamente per sei mesi alcuni modelli a batteria, utilizzandoli per la consegna di lettere e pacchi. Un’opportunità senza la quale, come affermato dal direttore esecutivo Zarko Barlovic, “non avremmo mai potuto valutare a fondo la convenienza delle e-bike. Le nuove bici rappresentano un’alternativa efficace agli scooter che avevamo in dotazione. Sebbene l’autonomia non vada oltre i 40 km, quando la batteria si scarica è comunque possibile pedalare e completare il giro delle consegne a breve raggio. Non a caso ne abbiamo ordinate altre 400”.

 

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Una delle e-bike utilizzate dal servizio postale tedesco

Una lunga carriera per le cargo bike

Oltre alla Croazia, la Germania ha attinto a piene mani al piano Pro-E-Bike, sviluppando un innovativo progetto di consegne al centro del quale si collocano le cosiddette cargo bike, vale a dire le biciclette a pedalata assistita con ampia capacità di carico e struttura anche a tre ruote. A favore di questi mezzi, destinati a sostituire una nutrita flotta di ciclomotori e veicoli commerciali leggeri, giocano le minori spese di manutenzione, la ricarica rapida delle batterie e la possibilità, una volta dismessi dal servizio, di riutilizzarli per il bike sharing. Un’opportunità, quest’ultima, già trasformata in realtà in Danimarca e Olanda.

 

GermaniaCargoBike-002
Il progetto cargo bike sta prendendo piede in Germania

Le e-bike sono ideali per il trasporto a corto raggio

Il progetto Pro-E-Bike prende spunto dalla constatazione di come i principali responsabili delle emissioni di polveri sottili nelle città siano i furgoni addetti alla distribuzione urbana delle merci. Un comparto che contribuisce in maniera rilevante a incrementare il traffico, innalza la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ed è destinato, in base alla stime, a crescere in futuro, trascinato dal radicamento delle vendite on line. La diffusione delle e-bike quali mezzi adibiti al trasporto leggero – sono in grado di portare sino a 500 kg – costituisce una delle risposte più immediate e concrete al problema. Un’opportunità già colta da Olanda, Austria, Francia, Svizzera e Portogallo oltre che, come accennato, dalla Germania, dove il 75 per cento dei trasporti nazionali avviene in un raggio d’azione massimo di dieci km. Una distanza facilmente percorribile in bicicletta.

Ciclabili adattate alle cargo bike

Mentre in gran parte d’Europa si progettano ciclabili dalla carreggiata più ampia per favorire la mobilità delle cargo bike elettriche e i servizi postali guardano con sempre maggiore interesse alle biciclette a pedalata assistita come alternativa ai tradizionali ciclomotori, nel nostro Paese questo cambiamento di rotta fatica a prendere piede. Poste Italiane ha sì introdotto nel proprio parco veicoli una nutrita serie di e-bike, specie nella provincia autonoma di Bolzano, ma il ritardo nello sviluppo delle infrastrutture dedicate alle due ruote penalizza l’efficienza dei postini. Tanta strada resta ancora da fare…

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