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Un rapporto curato da Beuc e Eeb evidenzia il fatto che i prodotti a marchio Ecolabel sono mediamente più economici degli altri.
I prodotti che presentano il marchio europeo Ecolabel, o quelli nazionali e regionali equivalenti gestiti da organismi governativi, sono mediamente più economici in Europa. Tuttavia, non sono disponibili allo stesso modo in tutti i paesi membri dell’Ue. A dichiararlo è un nuovo rapporto pubblicato dall’Organizzazione dei consumatori europei Beuc e dallo European environment bureau (Ufficio europeo per l’ambiente, Eeb).
L’analisi si basa su un monitoraggio che è stato effettuato – grazie alla collaborazione con una serie di associazioni che difendono i consumatori a livello nazionale – nei supermercati di tredici stati, nei quali sono stati appunto verificati i prezzi al consumo (paragonati poi con quelli che non riportano il marchio Ecolabel) e la loro presenza sugli scaffali. Se ne evince che i clienti ricercano prodotti a basso impatto ambientale, ma non sempre è facile trovarli.
I dati positivi sono perciò almeno due: il primo, è legato al fatto che l’attenzione alla sostenibilità si fa strada nelle scelte di ciascun consumatore. Il secondo, è che non è vero che produrre rispettando ambiente e clima sia necessariamente un onere economico: al contrario, nella maggior parte delle nazioni oggetto di indagine, i prodotti a marchio Ecolabel o equivalente risultano meno cari. In alcuni casi anche in modo sensibile.
I tredici paesi analizzati sono Belgio, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Nelle nazioni scandinave i prodotti in questione risultano però molto più facili da reperire: in Danimarca e Norvegia i tassi sono pari rispettivamente all’80 e al 61 per cento.
Si tratta però di picchi virtuosi che le altre nazioni non riescono neppure ad avvicinare: al terzo posto nella classifica della disponibilità figurano infatti i Paesi Bassi con il 19 per cento, seguiti da Portogallo (17 per cento), Francia (12 per cento) e Slovacchia (11 per cento). Non superano invece la soglia del 10 per cento Italia e Germania (rispettivamente con 10 e 9); ancor peggiori i dati di Slovenia (7), Belgio (5), Ungheria (3), Cipro e Grecia (entrambi con un misero 2 per cento).
Dal punto di vista dell’analisi dei prezzi, tra casi risultano in controtendenza: si tratta di Slovenia, Slovacchia e Francia, sui cui territori i prodotti a marchio Ecolabel o equivalente risultano più cari rispetto alla media. Se sul territorio transalpino lo scoramento è trascurabile (+2 per cento), su quelli sloveno e slovacco si tratta di valori invece decisamente più alti: rispettivamente +26 e +20 per cento.
Al contrario, è in Germania che i prodotti che presentano l’etichetta europea appaiono nettamente meno cari rispetto agli altri: -27 per cento. Seguono Grecia (-22 per cento) e Norvegia (-20 per cento), mentre risparmi compresi tra il 10 e il 20 per cento sono stati segnalati in Danimarca, Paesi Bassi, Portogallo, Ungheria e Cipro. In Italia, i prodotti a marchio Ecolabel costano mediamente solo un 5 per cento in meno.
La conclusione che se ne trae è che occorre diffondere maggiormente l’offerta certificata come sostenibile, cercando di comprendere quali siano gli ostacoli alla penetrazione, in particolare in alcuni mercati. “I rivenditori giocano un ruolo fondamentale nel rendere disponibili opzioni sostenibili e garantire che ciò che viene commercializzato come ecologico o sostenibile lo sia davvero – sottolinea il rapporto di Beuc e Eeb -. Sono loro a decidere quali prodotti offrire nei propri negozi e hanno il potere di selezionare fornitori più sostenibili o sviluppare prodotti a marchio proprio certificati con marchi ecologici affidabili”.
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