Un esperimento sui moscerini ha scoperto il gene del sonno

Saranno forse i moscerini della frutta a svelare i misteri del ritmo sonno-veglia, permettendoci di capire quali sono i meccanismi in gioco

Tutti sanno infatti che il sonno è indispensabile per il nostro benessere – non mancano studi che mostrano come la privazione del sonno provochi gravi disturbi, e perfino la morte – ma si sa ancora poco delle ragioni biologiche che rendono il sonno così necessario, e dei vantaggi che possiamo trarre da un riposo adeguato.

Come si è svolto l’esperimento sui moscerini

Oggi però ne sappiamo qualcosa di più, grazie alle Drosophilae melanogaster, il comune moscerino della frutta, un animale spesso utilizzato in laboratorio. “Abitualmente”, una delle ricercatrici che ha realizzato questo studio, pubblicato sul numero di novembre della rivista Nature Neuroscience, “quando dormono i moscerini rimangono tranquilli in un angolo, senza rispondere a stimoli, per un periodo che può variare tra quarantacinque minuti e due ore e mezza, poi si risvegliano per qualche istante, il tempo necessario per mangiare e darsi una ripulita, e si rimettono a dormire, per un totale di sei/dieci ore di sonno al giorno”.

Mentre i poveri insetti utilizzati per l’esperimento sono stati artificialmente privati del sonno per lunghi periodi, con l’espediente di scuotere ogni 15 secondi il contenitore in cui si trovavano. Si è scoperto così un gene – definito CREB – che regola la necessità di sonno: i moscerini nei quali l’attività di questo gene era stata artificialmente bloccata, infatti, perdevano qualunque capacità di resistere alla mancanza di sonno.

Quali conclusioni si possono trarre

“Sappiamo che questo gene si è conservato anche in specie più evolute, come i topi o gli esseri umani” spiega la ricercatrice, “e che gioca un ruolo importante anche nei processi di apprendimento”.

Il che potrebbe forse chiarire il rapporto che molti scienziati intravedono tra il sonno e i meccanismi di memorizzazione. Ma i ricercatori si aspettano soprattutto di sfruttare i moscerini assonnati per comprendere meglio i meccanismi di controllo del sonno, “con l’obiettivo di aiutare le persone che soffrono di insonnia o che sono costrette ad alterare in modo drastico i loro ritmi di sonno”. In futuro forse piloti di aereo o camionisti potranno dire grazie ai moscerini che hanno perso il sonno per loro.

 

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