Stiamo distruggendo l’ambiente più rapidamente di quanto riesca a recuperare

Secondo un nuovo rapporto dell’Unep il crescente degrado delle risorse naturali ha superato le capacità di recupero del pianeta.

Stiamo correndo verso il baratro, ancora non riusciamo a vedere effettivamente il precipizio, ma possiamo percepirlo, eppure non togliamo il piede dall’acceleratore. Stiamo prosciugando il pianeta delle sue risorse ad un ritmo talmente vorticoso da aver ormai superato la sua capacità di assorbire i danni inflitti. È quanto afferma un rapporto dell’Unep, il Programma ambiente dell’Onu, e dell’Organizzazione mondiale della sanità, presentato lo scorso 23 maggio a Nairobi. Il rapporto, lo studio ambientale più completo mai realizzato dalle Nazioni Unite, ha coinvolto 1.203 scienziati, centinaia di istituzioni scientifiche e oltre 160 governi ed è arrivato ad una conclusione logica e inoppugnabile: urge un’azione radicale per invertire questa tendenza.

 

Un bambino si dirige alla fonte a riempire le taniche d'acqua
L’eccessiva pressione sulle risorse idriche rappresenta uno dei problemi principali del pianeta

 

Il mondo ha sete

La scarsità d’acqua affligge alcune delle regioni più povere della Terra, causando sofferenze a milioni di persone. Ogni anno 3,5 milioni di persone muoiono per malattie dovute a carenza di acqua pulita e di servizi sanitari adeguati. Le risorse idriche devono far fronte al costante aumento della popolazione mondiale, ai cambiamenti climatici, alla rapida urbanizzazione e al degrado del suolo. Secondo le Nazioni Unite è improbabile che questa situazione si risolva senza interventi drastici.

 

L’inquinamento uccide più della guerra

Le bombe fanno più paura delle particelle inquinanti che inaliamo, ma non per questo sono più pericolose, anzi. Secondo il rapporto l’inquinamento atmosferico uccide sette milioni di persone all’anno.

 

Lo studio

Il rapporto, realizzato utilizzando dati scientifici raccolti nell’arco di decenni, evidenzia i gravi danni inferti all’ambiente proprio per indicare ai governi come agire e quali misure adottare. “Se continuiamo così e non riusciamo a migliorare i modelli di produzione e consumo, se non riusciamo a utilizzare le risorse naturali in modo sostenibile, lo stato di salute del pianeta continuerà a peggiorare”, ha messo in guardia Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep.

 

Allevamento intensivo di maiali
Gli allevamenti  di bestiame sono tra i principali responsabili delle emissioni inquinanti

 

Le contromisure

Alcune misure basilari per contrastare il degrado ambientale non sarebbero ancora state intraprese, secondo il rapporto. Ad esempio la limitazione e le modifiche ai veicoli, o l’efficace regolamentazione della pesca, che attualmente ha un impatto insostenibile sugli stock ittici da cui dipendono di milioni di persone, o ancora la lotta contro i danni provocati ai terreni agricoli dalle moderne e diffuse tecniche di coltivazione, perpetrate senza tener conto delle conseguenze a lungo termine.

 

Siccità e inondazioni

Nonostante il recente accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra, firmato a Parigi lo scorso dicembre, le emissioni globali di CO2 continuano a salire. Secondo il rapporto il crescente inquinamento favorirà fenomeni climatici estremi, quali siccità e inondazioni, minando la sicurezza alimentare del pianeta.

 

Inquinamento a Nuova Delhi
Un ragazzo si copre il volto con un fazzoletto per proteggersi dall’inquinamento a Nuova Delhi, in India Sanjeev Verma/Hindustan Times, via Getty Images

 

Il fallimento del modello occidentale

L’Occidente si è basato interamente sulla crescita economica, perseguita a scapito dell’ambiente. I paesi in via di sviluppo avrebbero dunque, in teoria, più possibilità di migliorare e di elaborare percorsi di crescita più sostenibili, in grado di alleviare la povertà e preservare l’ambiente. Se invece seguissero lo stesso fallimentare modello di crescita occidentale, secondo i ricercatori, il pericolo di danni ambientali irreparabili si intensificherà.

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