L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 53,7 percento.
Dopo quello sulle riforme costituzionali, lo spettro di un altro referendum torna ad aggirarsi nelle stanze del governo Gentiloni: si tratta di quello sul lavoro, sull’ammissibilità del quale la Corte Costituzionale si è espressa in maniera favorevole relativamente a due quesiti su tre, dal momento che quello sull’articolo 18 relativo al reintegro aziendale è stato
Dopo quello sulle riforme costituzionali, lo spettro di un altro referendum torna ad aggirarsi nelle stanze del governo Gentiloni: si tratta di quello sul lavoro, sull’ammissibilità del quale la Corte Costituzionale si è espressa in maniera favorevole relativamente a due quesiti su tre, dal momento che quello sull’articolo 18 relativo al reintegro aziendale è stato giudicato inammissibile. Le consultazioni referendarie dovrebbero tenersi in primavera, tra la metà di aprile e la metà di giugno.
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Era stata la Cgil a presentare lo scorso 11 luglio tre quesiti, ognuno sottoscritto da oltre un milione di cittadini, che chiedono l’abrogazione di diversi punti del Jobs act, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi: il primo quesito è infatti per la cancellazione del lavoro accessorio (gli ormai famigerati voucher); il secondo è per la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti; il terzo per la nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo. Per quanto riguarda quest’ultimo quesito, la normativa attuale prevede il pagamento di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio (da quattro a 24 mensilità): l’obiettivo del referendum era l’introduzione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo, estendendolo anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, fino a cinque addetti, ma in questo caso il quesito non è stato approvato.
Molto acceso nelle ultime settimane è stato però soprattutto il dibattito sui voucher: introdotti nel 2003 per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e di natura occasionale, e pensati soprattutto per gli stagionali nel settore agricolo e poi estesi a lavori domestici e nel turismo, in realtà negli ultimi anni il loro utilizzo è letteralmente esploso, fino ad arrivare ai 145 milioni di voucher utilizzati nel 2016 (oltre il 26 per cento in più dell’anno è precedente e addirittura il 27 mila per cento in più rispetto al 2008) in tutti i settore, anche nella pubblica amministrazione.
La sentenza della Consulta arriva proprio all’indomani della discussione della mozione di sfiducia presentata al Senato (e poi respinta) verso il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che nel corso del suo intervento aveva ammesso che “il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero”.
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