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Il Regno Unito tocca con mano gli effetti della crisi climatica. Ma il suo governo, secondo i giudici, non la affronta in modo abbastanza deciso.
Quello che i meteorologi prospettavano da diversi giorni, alla fine, è successo. Nella giornata di martedì 19 luglio, alle 12:50, all’aeroporto londinese di Heathrow sono stati registrati 40,2 gradi centigradi. Poche ore più tardi a Coningsby, nel Lincolnshire, ne sono stati registrati 40,3. I dati diffusi dal servizio meteorologico britannico sono ancora provvisori, e potrebbero quindi essere leggermente modificati, ma già rappresentano un record. Perché nella storia del Regno Unito non era mai successo che venisse superata la soglia dei 40 gradi. Il precedente primato risale al 2019, quando a Cambridge erano stati toccati i 38,7 gradi.
Per la prima volta, le autorità hanno emanato un’allerta meteo “rossa” valida per la maggior parte del territorio. Per un paese come il Regno Unito, abituato a temperature ben più miti anche in piena estate, quest’ondata di caldo record ha infatti provocato disagi tangibili. Le linee della metropolitana di Londra, per fare un esempio, sono quasi tutte prive di aria condizionata. Anche per questo, le autorità hanno invitato i cittadini a usare i mezzi pubblici solo se necessario, lavorando da casa almeno nelle giornate di lunedì 18 e martedì 19 luglio; una richiesta che a molti ha ricordato il lockdown. Per molti, però, questa non è una soluzione. Perché i condizionatori scarseggiano anche nelle case, nelle aziende e nei negozi. E anche nelle strutture sanitarie, il che fa temere per la salute delle persone anziane e fragili.
L’ondata di caldo che imperversa da settimane in Europa non è una casualità, bensì una chiara manifestazione dell’emergenza climatica in corso. Un’emergenza che il governo del Regno Unito ha dichiarato formalmente, già a maggio del 2019, per poi promettere di azzerare le proprie emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. Finora, però, non ha spiegato in modo abbastanza chiaro e dettagliato cosa intende fare, nel concreto, per ridurre progressivamente le emissioni. Venendo meno così agli obblighi sanciti dal Climate change act del 2008.
È quanto ha decretato l’alta corte britannica, esprimendosi su un’azione legale intentata contro il governo stesso da diverse ong ambientaliste: Friends of the Earth, ClientEarth e the Good Law Project. “Siamo fieri di aver lavorato su questa causa storica”, ha dichiarato Katie de Kauwe, avvocata di Friends of the hard. “Questa sentenza epocale è una grande vittoria per la giustizia climatica e la trasparenza da parte delle istituzioni”.
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