Scoperto un santuario dei coralli tra Kenya e Tanzania

Nell’oceano Indiano è stata scoperta una zona in cui i coralli riescono a prosperare, al riparo dalle ondate di calore. Un “gioiello di biodiversità”.

Un santuario sottomarino. Un angolo di oceano in cui, per una fortunata combinazione di circostanze ambientali, i coralli continuano a vivere e prosperare, circondati da una ricchissima biodiversità. Si trova nell’oceano Indiano, fra Tanzania e Kenya, ed è da poco stato descritto nelle pagine della rivista scientifica Advances in marine biology.

Un “gioiello di biodiversità”

“I santuari dei coralli sono regioni in cui le barriere coralline hanno le migliori probabilità di sopravvivere all’effetto dei cambiamenti climatici. Gli scienziati stanno passando al setaccio gli oceani del Pianeta per trovarli e proteggerli”, dichiara tramite una nota Tim McClanahan, scienziato della World conservation society e autore dello studio. “Quest’area al largo delle coste della Tanzania e del Kenya è un piccolo ma vivace bacino di biodiversità marina”.

Mentre nelle zone circostanti le ondate di calore, sempre più frequenti, danneggiano gravemente le barriere coralline, in questo “gioiello di biodiversità” si incanalano correnti più fredde che mantengono stabile la temperatura dell’ecosistema acquatico. Questo è merito di una conformazione che si è generata migliaia di anni fa, durante la deglaciazione, per il flusso di acqua in arrivo dai monti Kilimangiaro e Usambara.

santuario dei coralli
In quello che è stato descritto come “un gioiello di biodiversità”, si convogliano correnti di acqua fredda che mantengono in equilibrio l’ecosistema marino © Gaby Barathieu/Unsplash

Anche il santuario dei coralli è a rischio

Rare specie di squalo, razze, stenelle dal lungo rostro (piccoli cetacei della famiglia dei delfini) sono alcuni degli animali osservati nella zona. Sembra abbastanza certo che ci siano anche dei dugonghi, anche se gli avvistamenti sono estremamente sporadici. “Se tutelata adeguatamente, questa regione ha il potenziale di continuare a offrire un immenso valore come destinazione turistica, cuore pulsante della biodiversità, ed essenziale fonte di alimentazione sostenibile e patrimonio culturale per le prossime generazioni”, sottolinea Tim McClanahan.

Il “se”, però, è d’obbligo. Da diversi anni, infatti, la pesca intensiva sottopone a forte stress gli stock ittici. Tra i piani in discussione per il prossimo futuro c’è anche la costruzione di un porto nel nord della Tanzania, funzionale alle esigenze di un nuovo oleodotto. Progetti che metterebbero a repentaglio il delicato equilibrio di questo paradiso naturale.

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