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C?
Un’area
marina protetta che si estende per circa 90.000
chilometri quadrati nel Mediterraneo nord occidentale fra Italia,
Francia e Sardegna, questo è il Santuario Pelagos.
Particolari fattori come ad esempio le
correnti oceaniche, la temperatura e la morfologia del
fondale marino fanno sì che le sue acque siano
particolarmente ricche di vita. Dalle microscopiche alghe ai
piccolissimi crostacei.
Questa intensa attività biologica rende possibile la
presenza di predatori, tra cui i
cetacei. Avete mai visto ?Alla ricerca di Nemo?? La
megattera che mangia quei piccoli crostacei inghiottendo pure i
protagonisti del film? Ecco, quello è il cibo preferito da
alcuni mammiferi marini.
Diverse specie vengono regolarmente avvistate nel Santuario.
Navigando tra queste acque si possono scorgere le balenottere
comuni, i capodogli, i tursiopi e i delfini comuni.
Ma le intense attività umane rischiano di rendere
complessa la sopravvivenza e la
protezione di queste specie.
È notizia recente che tra il 29 giugno e il primo luglio
di quest?anno, una serie di gare motonautiche ad alta
velocità è stata organizzata nelle acque protette,
con il beneplacito delle autorità competenti.
Le gare, che si sono svolte in acque vicine a Piombino,
frequentate da tursiopi, sono state autorizzate malgrado la legge
faccia esplicito divieto di competizione di barche veloci a motore
nelle acque territoriali italiane comprese nell’area del
Santuario.
Come se non bastasse, l?attività delle
famigerate reti spadare continua, mettendo a
repentaglio la vita dei numerosi individui che accidentalmente ne
restano intrappolati. Sembra la solita storia.
Giuseppe Notarbartolo di Sciara, fondatore e presidente onorario
di Tethys, ideatore del Santuario Pelagos, sottolinea che
?proteggere i cetacei in questa grande area protetta rappresenta
una sfida difficile ma fortemente stimolante, che dobbiamo
affrontare con energia sotto l?impulso della volontà
politica espressa dai tre Paesi che hanno voluto il Santuario?.
Rudi
Bressa
Fonte: Tethys Research Institute
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