Serpenti preziosi tra arte e gioielleria

Ultimi giorni per esplorare al Museo di Roma di Palazzo Braschi il percorso espositivo di “SerpentiForm” incentrato sulle mille declinazioni del serpente nella storia dell’arte e del design.

Un qualche fascino dovrà pur possederlo, questo strisciante animale, se perfino l’iconografia biblica ce lo ha tramandato come il veicolo della tentazione, la quintessenza dell’insidia più subdola o addirittura l’incarnazione simbolica del maligno.

 

A ben guardare, le culture primitive ed arcaiche identificano nel serpente una pluralità di caratteristiche singolari, quali la capacità di rinnovarsi cambiando pelle, di restare in contatto con la terra o di sollevarsene e di avviluppare gli avversari tra spire mortali. Non stupisce dunque che dall’Africa all’antica Roma l’effigie del rettile comparisse nei monili portafortuna o che in India e in Cina gli fossero attribuite prerogative divine di fertilità, immortalità o creatività.

 

Bracciale antico proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Bracciale antico proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

 

Proprio in omaggio a questa polisemia e ricchezza di suggestioni, Bulgari, in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ha concepito e realizzato un itinerario espositivo che pone al centro dell’attenzione proprio l’icona del serpente, motivo ricorrente e fortunato non solo nell’ambito della raffinata gioielleria della maison, ma anche attraverso i corsi e ricorsi della storia dell’arte antica, moderna e contemporanea.

 

Bracciale Bulgari
Bracciale Bulgari

 

 

Nelle sale del Museo di Roma, ovvero tra le mura neoclassiche e tardosettecentesche di Palazzo Braschi, (progettato da Cosimo Morelli e donato da papa Pio VI all’omonimo nipote Luigi Braschi Onesti), SerpentiForm, che sarà visitabile sino al 10 aprile, propone un campionario eterogeneo di opere ed oggetti: oltre ovviamente alle creazioni prelevati dall’archivio storico di Bulgari, con orologi e bracciali tra i quali anche i noti modelli stilizzati realizzati con la tecnica Tubogas, la mostra include gioielli antichi provenienti da Pompei e dal Museo Archeologico di Napoli, ma soprattutto opere d’arte che, da Paul Klee fino a Niki de Saint Phalle o al tricot di Joana Vasconcelos, rielaborano in chiave insolita e contemporanea le fattezze del sinuoso animale, contemporaneamente celebrato anche come fonte di ispirazione di illustri fotografi quali Robert Mapplethorpe o Helmut Newton.

 

Paul Klee, "Con il serpente" (1924)
Paul Klee, “Con il serpente” (1924)

 

Niki de Saint Phalle, "Pouf Serpent jaune" (1982)
Niki de Saint Phalle, “Pouf Serpent jaune” (1982)

 

E poiché procedendo dall’arte al design si approda presto alle citazioni teatrali e cinematografiche, SerpentiForm dedica una sezione apposita all’esposizione degli abiti di scena indossati da Elizabeth Taylor sul set di “Cleopatra” nel 1963, a riprova di come la spirale conturbante di un serpente rappresenti da sempre la più eloquente allegoria del potere femminile per antonomasia: quello della seduzione.

 

I costumi di scena indossati da Liz Taylor in "Cleopatra"
I costumi di scena indossati da Liz Taylor in “Cleopatra”

 

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