Rifiuti. Lo smaltimento illegale è un affare non solo per la mafia

L’ultima relazione semestrale della Dia si concentra sui reati ambientali e sugli interessi che si nascondono dietro lo smaltimento illegale di rifiuti.

Enormi carichi di immondizia viaggiano per l’Italia e si spostano di regione in regione. Da nord a sud e viceversa. Per poi essere dati alle fiamme o sversati in cave e capannoni abusivi. I crimini ambientali sono in “preoccupante estensione e danneggiano il territorio minacciando la salute dei cittadini”, scrive la Dia – Direzione investigativa antimafia – nella sua relazione sul primo semestre del 2019.

Rifiuti in strada a Napoli
Rifiuti in strada a Napoli nel 2010 © Franco Origlia/Getty Images

Smaltimento illegale dei rifiuti, non solo un affare di mafia

I crimini ambientali sono “in estensione anche qui in Lombardia, e questo perché coinvolgono trasversalmente interessi diversificati”, spiega il colonnello Piergiorgio Samaja, capo del Centro operativo di Milano della Dia. Nella sua relazione, la Direzione investigativa antimafia ha dedicato un lungo e corposo capitolo agli ecoreati legati allo smaltimento illecito dei rifiuti. E ha posto l’accento su un aspetto cruciale che emerge dalle indagini: i crimini ambientali sono diventati sempre più frequenti perché non sono solo business in mano alle mafie, ma perché rispondono all’interesse di molteplici attori. “C’è l’imprenditore che punta a smaltire i propri scarti illegalmente per pagare meno tasse, c’è chi lavora in situazioni di illegalità e quindi non può disfarsi dei rifiuti in modo lecito, ci sono le amministrazioni locali costrette a lavorare in costante emergenza, e poi c’è anche l’azione della criminalità organizzata”.

Le organizzazioni criminali si infiltrano nella gestione dei rifiuti facendo proprio il detto siciliano trasi munnizza e niesci oro, ovvero entra immondizia ed esce oro. “La maggior parte dei reati e degli illeciti però è connesso soprattutto al mondo produttivo e non all’azione della criminalità mafiosa nello specifico settore”, sottolinea Samaja.  

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I rifiuti di aziende e Comuni nelle mani dei criminali ambientali

Gli ecoreati sono un fenomeno che non può e non deve essere dissociato dalla criminalità economica. “Il business dei rifiuti non richiede un alto livello di specializzazione e le pene per questi reati non sono sono neanche commisurabili con quelle previste per traffico di droga, armi, esseri umani”, commenta il capo della Dia milanese. Ciò attira sia la criminalità organizzata che quella comune. Mentre, nel settore privato, al centro dei traffici ci sono aziende che, si legge nelle pagine del rapporto della Dia, “pur se non riconducibili a specifiche consorterie mafiose, operano nel settore dei rifiuti con condotte dolose per incrementare i profitti attraverso il fraudolento contenimento dei costi di smaltimento”.

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Nel pubblico, invece le amministrazioni comunali si trovano davanti a “situazioni troppo spesso emergenziali – spiega il colonnello della Dia – che spinge gli enti locali a trovare la soluzione più celere per smaltire i rifiuti, per due motivi: risolvere i potenziali conflitti sociali ed evitare responsabilità amministrative”. Esigenze che la criminalità organizzata è pronta a soddisfare.  

Agenti della Dia in azione
Agenti della Dia direzione investigativa antimafia in azione © Dia, rapporto semestrale primo semestre 2019

Tra emergenza e corruzione

L’emergenza legata allo smaltimento rifiuti spesso diventa permanente e si autoalimenta tra cause ed effetti: “Da un lato è difficile controllare, sia da parte delle amministrazioni e delle forze dell’ordine, i subappalti alle aziende che si occupano di smaltimento rifiuti e che le imprese vincitrici sottoscrivono al ribasso e senza vincoli di trasparenza. Dall’altro mancano, su molti territori italiani, idonei impianti di smaltimento”. Sulla maggior parte del territorio italiano e in particolare al sud, non c’è una diffusione capillare della raccolta differenziata e sono assenti i termovalorizzatori. Il che aumenta i chilometri percorsi dai rifiuti: “L’aumento dei passaggi, sia a causa dei subappalti per lo smaltimento che per il trasporto di rifiuti, aumenta i costi per lo stato e i guadagni per la criminalità che sfruttano ogni fase anche per il riciclo di denaro sporco”, spiega Samaja.  

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Dal nord Italia a sud e ritorno

“Inizialmente i rifiuti viaggiavano da nord a sud, sulla spinta anche della camorra, che in Campania, in quella che è stata poi definita Terra dei Fuochi, ha attivato un business di raccolta e di trasporto dei rifiuti al fine di sotterrarli o bruciali”, spiega Samaja. “Ci sono grandi margini di guadagno non solo sullo smaltimento, ma anche sullo spostamento dell’immondizia”: trasi munnizza e niesci oro. La direzione dei rifiuti negli ultimi anni si è invertita e da sud ha iniziato a viaggiare verso il nord Italia e verso il nord Europa. Direzione: i termovalorizzatori. Nonostante l’inversione di rotta, anche al nord, anche in Lombardia, “lo smaltimento di rifiuti non ha perso alcune caratteristiche come il ricorso ai roghi”.  

ecoreati
La legge sugli ecoreati è in vigore dal 2015 © Ingimage

Lombardia, “feudo” per i reati ambientali

“Negli ultimi due anni il nord Italia è stato interessato da un numero di roghi in crescita esponenziale”, ha spiegato Alessandra Dolci, coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano, in un incontro pubblico alla facoltà milanese di Scienze politiche. “L’aumento riguarda sia i roghi sia il sequestro di siti, in genere capannoni dismessi, in cui sono stoccati illecitamente i rifiuti”, ha aggiunto. Proprio dal rogo di un capannone a Corteolona in provincia di Pavia, avvenuto il 3 gennaio del 2018, è partita l’operazione battezzata “Feudo” della Dda di Milano. L’indagine ha mostrato come l’organizzazione criminale portasse immondizia, in teoria da trattare, proveniente dalla Campania in capannoni abbandonati collocati in diverse aree industriali del nord Italia, dove veniva ciclicamente bruciata.    

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I numeri dei reati ambientali

“I sodalizi criminali che compiono reati ambientali operano su tre livelli: il trasporto dei rifiuti, lo smaltimento attraverso roghi o sotterrandoli in cave, e infine – spiega il colonnello Samaja – dopo che il danno è stato creato, partecipano ai bandi per la bonifica del luogo”. Una delle conseguenze più preoccupanti di questi tre livelli di ecoreati, nonché del patto tra imprenditori e mafie nella gestione dell’immondizia, sono gli incendi di natura dolosa (o comunque sospetta) negli impianti di raccolta di rifiuti spesso abusivi. L’incidenza dei roghi “è risultata sintomatica di una diffusa speculazione criminale nel business dei rifiuti”, recita lapidario il rapporto della Dia.

A volte sono gli stessi titolari di impianti autorizzati a darli alle fiamme in capannoni che si trovano prevalentemente in Lombardia, Piemonte e Veneto. È per questo che l’azione delle forze dell’ordine è fondamentale per intercettare ogni passaggio di questa filiera illegale che “non ha quasi mai una mano occulta che dirige gli affari. Non è solo la mafia, sono gli imprenditori e i professionisti del settore che vogliono guadagnare o spendere di meno, che collaborano anche con organizzazioni di stampo mafioso”, conclude Samaja. Un patto che nel solo 2018 ha permesso di gestire 14mila tonnellate di rifiuti urbani, industriali e ospedalieri per un giro d’affari che ha fatto realizzare oltre 1,7 milioni di euro di profitti.  

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La salute pubblica è a rischio

“I roghi e gli intombamenti di rifiuti sono bombe ecologiche, i cui futuri costi in termini di salute ricadranno interamente sulla collettività”, avverte la Dia. Gli incendi inquinano l’aria e gli intombamenti di rifiuti, speciali e non, intaccano le falde acquifere e i terreni. Uno stillicidio per la salute pubblica. Nell’incontro della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti che si è tenuto lo scorso 29 maggio 2019, è emerso che da giugno 2018 a maggio 2019 si sono verificati 262 roghi di rifiuti. Il giro d’affari nel suo complesso è in crescita costante da anni stando ai dati dell’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra. Numeri che continuano ad essere al centro degli interessi criminali come dimostrano le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine: dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 se ne contano 459. Si stima che nel 2018 gli ecoreati legati al traffico illecito dei rifiuti siano stati ottomila. Quasi 22 al giorno. Ferite mortali per l’ambiente e per la salute.

Grazie alla maggiore attenzione dell’opinione pubblica nei confronti delle tematiche ambientali, gli ecoreati hanno smesso di essere considerati illeciti di serie B, permettendo a tutti i soggetti che si occupano del problema (magistratura, forze di polizia e Parlamento), di avere a disposizione tutti i necessari strumenti repressivi e conoscitivi. Uno di questi è il ricorso al monitoraggio dei territori attraverso i droni. “Bisogna aumentare la consapevolezza sulla gravità dei reati ambientali. Dal punto di vista legislativo non è sufficiente la pena più severa, la deterrenza è efficace ma non basta. “Bisogna aumentare la partecipazione attiva della cittadinanza, ogni segnalazione può aiutare gli inquirenti”, sul breve periodo. Ma qual è la miglior strategia sul lungo periodo? “Dovrebbero aumentare gli impianti di smaltimento dei rifiuti. In questo modo diminuirebbero i chilometri percorsi dai rifiuti, e sarebbero anche meno le possibilità di guadagno per la criminalità ambientale”, conclude Samaja.

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