Nel 2025 persi 102 km2 di territorio naturale, oltre tre metri quadrati al secondo. Ma secondo Ispra ce ne sono anche 2.100 pronti per essere recuperati.
Il consumo di suolo trasformerà nei prossimi 30 mesi, 54mila ettari di terreni agricoli in una crosta di cemento e asfalto grande quattro volte l’intero comune di Milano. Un dato emerso dall’ultimo dossier di Legambiente pubblicato da un gruppo di ricercatori impegnati a studiare gli effetti dei Pgt, i Piani di governo del territorio,
Il consumo di suolo trasformerà nei prossimi 30 mesi, 54mila ettari di terreni agricoli in una crosta di cemento e asfalto grande quattro volte l’intero comune di Milano.
Un dato emerso dall’ultimo dossier di Legambiente pubblicato da un gruppo di ricercatori impegnati a studiare gli effetti dei Pgt, i Piani di governo del territorio, successivi all’approvazione della legge regionale sul consumo di suolo avvenuta il 19 novembre.
Supportati da Legambiente Lombardia, il Centro di ricerca sui consumi del suolo, l’Istituto nazionale di urbanistica e il dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano, i ricercatori hanno incrociato i dati sugli ambiti di trasformazione dei Pgt, ovvero tutte le aree verdi di cui è stata cambiata la destinazione d’uso per essere edificate, e la banca dati dei suoli agricoli dell’Ersaf (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste), elaborando uno scenario insostenibile per il paesaggio italiano.
Il territorio delle dodici province lombarde verrà deturpato dalle azioni permesse dai piani attuativi, mentre la nuova Legge regionale fissa uno stop al consumo di suolo attivo solo tra 30 mesi. La legge bloccherà l’urbanizzazione delle aree verdi, ma solo tra 30 mesi (escluse proroghe) nel frattempo i comuni potranno rimpolpare le casse con gli oneri di urbanizzazione, alzati dal 20 al 30 per cento, a scapito del territorio naturale.
Le province più a rischio sono quelle di Sondrio, Bergamo e Pavia. Tra la Valtellina e la Valchiavenna rischiano di sparire 2.299 ettari di verde incrementando del 27 per cento il suolo cementificato della provincia di Sondrio. Mentre quelle di Bergamo e di Pavia vedranno convolti nei processi di urbanizzazione il 23 e il 22 per cento di suolo ancora naturale.
Tra il 1999 e il 2012 la Lombardia ha visto inghiottire dal boom edilizio 41mila ettari di suolo. Oggi il 16,8 per cento di territorio regionale è urbanizzato. Non è possibile aspettare due anni e mezzo nella speranza di veder tutelato il suolo che produce il nostro nutrimento, correndo il rischio di distruggere la biodiversità con scheletri di cemento armato iniziati senza un’effettiva domanda di mercato. Il comune di Brescia sta già lavorando a un piano per azzerare il consumo di suolo, ma per un stop immediato alla distruzione del territorio l’azione deve essere collettiva e mirata a salvare la terra.
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