10 film che dimostrano l’impegno di Steven Spielberg per la sostenibilità

In vista dell’uscita in Italia del nuovo film di Spielberg, The post, ripercorriamo i film che il regista ha dedicato alla sostenibilità.

Quando pensiamo ai registi che, attraverso le loro pellicole, hanno trattato importanti temi sociali e ambientali, quello di Steven Spielberg non è il primo nome che ci viene in mente. Spielberg è anzi il padre dei moderni blockbuster, del cinema di intrattenimento. Eppure, se è vero che l’intrattenimento è la pietra angolare del suo cinema, i film di Spielberg sono comunque intessuti di messaggi profondi, spesso celati sotto la patina commerciale che lo ha reso uno dei registi più munifici della storia.

Il primo febbraio esce nelle sale italiane The Post (2018), film sulla libertà di stampa che racconta la storia della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti sulla guerra del Vietnam che contenevano le bugie del governo statunitense sulla guerra, e la cui coraggiosa pubblicazione fece cambiare idea all’opinione pubblica. Abbiamo scelto dieci film che rispecchiano l’impegno civile di Steven Spielberg. Tra questi non troverete uno dei più noti, Schinder’s list, storia di riscatto umano al tempo dell’olocausto, proprio perché in questo film il messaggio è evidente, abbiamo preferito invece altre pellicole in cui l’intento di denuncia rischia di rimanere celato dietro gli effetti speciali.

Jurassic park (1993)

Oltre ad essere il film che per primo, forse, ha introdotto con successo la computer grafica nella Settima arte, Jurassic Park racconta il controverso rapporto tra l’uomo e la natura e mostra le terribili conseguenze dei tentativi di controllo del primo sulla seconda. In particolare si fa riferimento alle possibili e imprevedibili applicazioni dell’ingegneria genetica. “La potenza genetica è la forza più dirompente che esista, e lei se ne serve come un bambino che gioca con la pistola del padre”, dice lo scienziato Ian Malcom al creatore di Jurassic Park, John Hammond. Gli animali estinti clonati nel film per diventare l’attrazione di un parco di divertimenti, si ribellano e riportano l’uomo alla sua condizione di animalità, sgretolando la sua visione antropocentrica del mondo.

E.T. (1982)

E.T. è probabilmente il capolavoro del regista di Cincinnati e chiunque sia stato bambino negli anni Ottanta serba nel cuore questo dolce alieno. Per anni cinema e letteratura ci avevano insegnato che non era possibile un incontro pacifico tra uomini e alieni, E.T. sovverte invece questo paradigma insegnandoci, con irresistibile timidezza, che l’altro non è nostro nemico e va accolto senza paura e aiutato.

Il colore viola (1985)

Questo film, uscito nel 1985, rappresenta forse il primo lavoro con cui Spielberg cerca apertamente di scrollarsi di dosso l’etichetta di regista commerciale. L’opera racconta le lotte quotidiane di una donna afroamericana nel sud degli Stati Uniti durante la prima metà del ventesimo secolo e affronta in maniera coraggiosa temi come la lotta per l’emancipazione sociale e sessuale.

Minority report (2002)

Nel corso della sua carriera Spielberg ha affrontato diversi generi cinematografici, con la fantascienza ha però un rapporto privilegiato, come dimostrano i successi degli esordi Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. Minority report, basato sul racconto di Philip Dick, si svolge nel 2054, e analizza ancora una volta la diminuzione delle libertà personali a fronte dell’esasperata applicazione del controllo in nome della sicurezza ad ogni costo.

AI. – Intelligenza artificiale (2001)

In questa pellicola fantascientifica del 2001 Spielberg racconta la storia di un robot-bambino finendo però per chiedersi se, alla fine, non sia più umano degli umani stessi, i cui sentimenti sembrano artificiali. Il film riflette sul rinnovato scontro uomo-macchina e, come già avvenuto in Jurassic Park, mostra i limiti della tecnologia quando non è sorretta dall’etica.

Salvate il soldato Ryan (1998)

Considerato da molti uno dei migliori film sulla Seconda guerra mondiale, Salvate il soldato Ryan racconta la missione di una squadra di soldati americani che ha il compito di trovare e riportare a casa l’ultimo di quattro fratelli caduti in battaglia. Il film, specie nella prima parte, è estremamente crudo e rappresenta una critica aperta alla guerra e alla sua insensatezza.

https://www.youtube.com/watch?v=RYID71hYHzg

Amistad (1997)

In Amistad il messaggio di Spielberg è chiaro e sotto gli occhi di tutti, il regista pecca anzi forse un po’ di retorica, ne esce comunque un film di grande impatto che affronta i temi della schiavitù e della lotta per i diritti. Ambientato nel 1839, il film racconta l’ammutinamento di 53 schiavi africani imbarcati sulla nave spagnola Amistad e il processo cui verranno sottoposti per l’assassinio dell’equipaggio spagnolo. Il film rappresenta una critica aperta al passato schiavista, naturalmente, ma anche al razzismo che ancora si annida nel cuore degli Stati Uniti.

La guerra dei mondi (2005)

Questo kolossal di fantascienza, tratto dal celebre racconto di H. G. Wells, avrebbe tutti gli ingredienti giusti per essere il blockbuster per eccellenza, si presta però anche ad un lettura politica. In molti ritengono infatti che Spielberg abbia, più o meno velatamente, messo a nudo le paure e le contraddizioni degli Stati Uniti, e che il film sia una critica all’aggressione americana in Iraq e all’esportazione di “democrazia” a stelle e strisce.

Munich (2005)

Per questo film Spielberg è stato accusato dalla destra americana di essere troppo pacifista. Il film è ambientato nel 1972 e racconta i tragici fatti delle Olimpiadi di Monaco, quando un commando palestinese sequestrò undici atleti della squadra olimpica israeliana. In particolare narra la rappresaglia israeliana, culminata nella cosiddetta operazione Ira di Dio. Spielberg (di origini ebraiche) affronta dunque la mai risolta questione palestinese e mostra la drammatica inutilità della vendetta. “Munich è una preghiera per la pace”, ha dichiarato il regista.

The terminal (2004)

Il protagonista del film, Viktor Navorski, si ritrova intrappolato nel terminal dell’aeroporto di New York dopo che il suo paese ha subito un colpo di stato. La pellicola riflette l’ossessione per la sicurezza che permea gli Stati Uniti dopo l’11 settembre.

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