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Ripresa post Covid-19. La Spagna non finanzierà più le fossili

Il disegno di legge prevede di azzerare da subito tutti i nuovi progetti di estrazione di carbone, petrolio e gas e vietare i sussidi alle fonti fossili.

Lo scorso 19 maggio, per mano della vice Presidente e ministro per il Recupero ecologico Teresa Ribera, il governo spagnolo ha presentato al Parlamento un ambizioso disegno di legge sul clima che, una volta approvato, metterà la Spagna sulla strada per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 e per produrre elettricità al 100 per cento da fonti rinnovabili. Inoltre azzererà da subito tutti i sussidi alle fonti fossili e vieterà nuovi nuovi progetti di estrazione di carbone, petrolio e gas naturale. Il disegno di legge si inserisce nella linea già dettata dall’Europa con il pacchetto legato all’European green deal e al più recente Recovery plan, ovvero il piano per la ripresa dell’Europa come risposta alla pandemia causata dal coronavirus.

Teresa Ribera (sx) insieme a Carolina Schmidt (c) e Patricia Espinosa (dx) durante la COP25 tenutasi a Madrid lo scorso novembre © Sean Gallup/Getty
Teresa Ribera (sx) insieme a Carolina Schmidt (c) e Patricia Espinosa (dx) durante la COP25 tenutasi a Madrid lo scorso novembre © Sean Gallup/Getty

Il 21 gennaio scorso il governo spagnolo dichiarava l’emergenza climatica e tra le misure per combattere l’emergenza includeva l’impegno a preparare e presentare il disegno di legge al Parlamento entro i suoi primi 100 giorni di mandato, ma la pandemia COVID-19 lo ha ritardato. “Avremmo voluto presentare questa legge in altre circostanze diverse settimane fa”, ha detto il ministro Teresa Ribera in una nota ufficiale. “Sfortunatamente, è stata presentata al Parlamento in un momento in cui stiamo discutendo su come ricostruire e recuperare il nostro paese da una crisi. La legge sarà utile per guidare questo dibattito e facilitare una ripresa in linea con il Green Deal europeo”.

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Quali sono gli obiettivi del Green deal della Spagna

Il testo approvato in queste settimane arriva dopo un lungo percorso iniziato già a fine 2018 e conclusosi a febbraio 2019 con una consultazione pubblica. Arrivare in Parlamento è stato quindi un passo importante in quanto il disegno legge sarà sottoposto al dibattito e agli emendamenti di tutti i partiti politici, per poi diventare legge. L’obiettivo, come spiegato dalla stessa Ribera, è che “la transizione energetica diventi una forza trainante importante per generare attività economica e occupazione a breve termine e in modo coerente con ciò di cui avremo bisogno come paese a medio e lungo termine”.

Per raggiungere le emissioni nette entro metà secolo, il pacchetto prevede della fasi intermedie. Ad esempio ridurre, entro il 2030, le emissioni del 23 per cento rispetto ai livelli del 1990, raddoppiare la percentuale di energia rinnovabile totale al 35-42 per cento, rendere l’elettricità almeno al 70 per cento rinnovabile e ridurre il consumo energetico complessivo di almeno il 35 per cento attraverso l’efficienza energetica e la ristrutturazione di edifici e abitazioni.

Un capitolo a parte rappresenta la mobilità, che dovrebbe ricevere una forte incentivazione a diventare interamente elettrica. Il progetto di legge infatti richiede che tutte le nuove auto siano a zero emissioni entro il 2040. “Questo disegno di legge pone la lotta ai cambiamenti climatici e la transizione energetica al centro dell’azione pubblica”, ha aggiunto il ministro. “È un progetto nazionale che mostra la responsabilità del nostro presente, della nostra salute, della nostra qualità della vita, del nostro modello di prosperità e, soprattutto, del nostro futuro”.

Solare Spagna rinnovabili
Un impianto fotovoltaico in Spagna ©Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

La ripresa post Covid-19

La legge dovrebbe generare oltre 200.000 milioni di euro di investimenti entro il 2030 e creare fino a 350.000 nuovi posti di lavoro. Ma secondo Ana Barreira, direttrice dell’International institute for law and the environment (Iidma), come spiega in un editoriale pubblicato su Euroactiv, “il presente progetto di legge prevede la creazione di un comitato per i cambiamenti climatici e l’energia per valutare e formulare raccomandazioni sulle politiche in materia di energia e cambiamenti climatici.Sebbene questo comitato rispecchi il comitato per i cambiamenti climatici del Regno Unito e altri organi consultivi simili che sono stati istituiti in paesi come la Francia e la Svezia, la proposta spagnola non è abbastanza forte”, in quanto “la Spagna è un paese in cui le comunità autonome possiedono molte delle competenze necessarie per attuare la futura legge. Per questo motivo, il progetto di legge avrebbe dovuto includere un quadro di governance rafforzato per la cooperazione e il coordinamento”.

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