È un processo storico e potenzialmente dirompente dal punto di vista giuridico quello che si è aperto giovedì 19 febbraio presso il tribunale di Parigi. Sul banco degli imputati, dopo una condanna per greenwashing subita nello scorso ottobre, c’è la multinazionale delle fonti fossili TotalEnergies, che stavolta deve rispondere all’accusa di non aver tenuto sufficientemente conto dell’impatto climatico della combustione di petrolio e gas da parte dei suoi clienti.
Perché il processo contro TotalEnergies può fare giurisprudenza
Proprio il contenuto del processo può rappresentare un precedente in grado di aprire prospettive inedite dal punto di vista giuridico. L’azione legale è stata avviata nel 2020 da quattro associazioni ecologiste – Notre affaire à tous, Sherpa, Zea e France nature environnement – con l’appoggio del Comune di Parigi. L’idea è appunto di convincere i giudici a ritenere la compagnia petrolifera responsabile per le ricadute dei propri business. Partendo dal presupposto che l’azienda non potesse non essere cosciente del fatto che i suoi combustibili fossili, una volta venduti, prima o poi, sarebbero stati bruciati e avrebbero comportato la dispersione di emissioni di gas ad effetto serra.
Depuis ce jeudi, TotalEnergies est jugé à Paris, accusé d'avoir manqué à son devoir de vigilance en matière de risques environnementaux. Décryptage avec la spécialiste Pauline Abadie au micro de Marion L'Hour (@MarionLHour).
“Ci siamo rivolti al tribunale poiché TotalEnergies era a conoscenza già negli anni Settanta delle conseguenze nefaste per il Pianeta delle sue attività – ha spiegato Justine Ripoll, responsabile delle campagne di Notre affaire à tous -. Malgrado ciò, il suo modello di business resta fortemente orientato verso le energie fossili, che sono responsabili del 70 per cento delle emissioni di gas climalteranti”.
Si punta a costringere la compagnia ad allinearsi all’obiettivo degli 1,5 gradi
Il tentativo, dunque, è dimostrare una responsabilità oggettiva della compagnia petrolifera, sulla base appunto delle evidenze che mostrano come TotalEnergies fosse perfettamente al corrente di cosa avrebbe comportato continuare a estrarre, produrre, raffinare e vendere petrolio e gas. “Vogliamo costringere l’azienda ad allineare la propria strategia all’obiettivo di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, come definito dall’Accordo di Parigi”.
Per farlo, il primo passo (e la prima richiesta delle quattro associazioni e del Comune di Parigi) è che siano bloccati tutti i nuovi progetti di estrazione di idrocarburi. È del tutto evidente, infatti, che se si decide di investire in modo massiccio in nuove trivellazioni, nuove centrali o nuove raffinerie, il rischio concreto è che, in nome del ritorno economico, le si tenga poi in vita per molti anni. Compromettendo definitivamente gli impegni climatici assunti dalla comunità internazionale.
L’azione legale basata sulla normativa francese sulla due diligence
I legali che curano la causa puntano a basarsi su una normativa sulla due diligence (il dovere di vigilanza) approvata in Francia nel 2017. La legge impone a tutte le imprese con più di cinquemila dipendenti di predisporre un piano piano di prevenzione dei rischi e di quelle che vengono definite “minacce gravi per i diritti umani, le libertà fondamentali, la salute e la sicurezza delle persone così come dell’ambiente”. E ciò – che rappresenta un punto fondamentale – sia che esse risultino da attività dirette che indirette.
Auj. débute une audience décisive dans un procès contre TotalEnergies⚖️ Un recours porté par une coalition – dont Sherpa, @NotreAffaire, @FNEasso.
Une condamnation enverrait un message clair👉 les entreprises doivent faire leur part dans la lutte contre le changement climatique. pic.twitter.com/v9Zp7t9vmf
TotalEnergies, nel suo piano di vigilanza 2024-2025, cita effettivamente solamente gli impatti legati ai cosiddetti “scope 1” e “scope 2”, ovvero, rispettivamente, le attività dirette e quelle legate a fornitori e aziende che operano in regime di outsourcing. Non menziona invece, appunto, lo “scope 3”, ovvero le conseguenze legate all’uso dei prodotti da parte di terzi. In altre parole, la compagnia ha deciso di non tenere conto delle emissioni provocate, ad esempio, dagli automobilisti.
La posizione di TotalEnergies: “Noi soli responsabili di un intero sistema? Non ha senso”
Da parte sua, il colosso delle fossili francese si proclama piuttosto sicuro di sé: includere anche lo “scope 3”, a suo avviso, “significherebbe far sopportare a una sola imprese produttrice di petrolio e gas la responsabilità del funzionamento attuale del sistema energetico europeo e mondiale, costruito da Stati e imprese da più di cento anni. Non avrebbe senso”, ha dichiarato l’azienda al quotidiano 20minutes.
Inoltre, secondo TotalEnergies, la normativa sulla due diligence “non è applicabile alla questione dei cambiamenti climatici”. Spetterà ai giudici indicare se l’interpretazione della compagnia fossile sia o meno corretta.