Spark, il frigo solare fai da te pensato per i paesi dove manca l’energia

Ideato da un team di ricerca del Politecnico di Milano, il frigo low cost è realizzato in bamboo, viene montato in loco, e non ha bisogno di rete elettrica.

Il primo modello di Spark, letteralmente Solar photovoltaic adaptable refrigeration kit, è stato montato da poco nel villaggio di Bangang, nel nord del Camerun. Qui permette di conservare il cibo prodotto in questa zona rurale dell’Africa, senza il bisogno di essere collegato alla rete elettrica ed utilizzando esclusivamente energia rinnovabile.

 

Legno e fotovoltaico per il frigo solare

Ideato da un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano, diretto dal professor Claudio Del Pero, Spark è un frigo solare fai da te di 250 litri composto da una parte tecnologica (il cuore del sistema), da una parte in legno locale (l’involucro) e alimentato da un pannello fotovoltaico da 250 watt. “Si tratta di un kit composto dal modulo solare, dal compressore in corrente continua, dagli scambiatori di calore e dalla centralina di controllo”, spiega il professor Del Pero. “Noi abbiamo realizzato il kit e le istruzioni di assemblaggio, mentre l’involucro è stato realizzato usando una varietà locale di bamboo – chiamata rafia – molto porosa, quindi con un ottimo effetto isolante ed idrorepellente”.

 

In pratica il bamboo viene utilizzato per la parte esterna, mentre il midollo della pianta per la parte isolante del frigorifero. In questo modo “l’80, se non il 90 per cento in volume del sistema è in materiale naturale e locale”, sottolinea il professore.

 

Il progetto, nato all’interno del programma “Polisocial Award” competizione finanziata con i fondi del 5 per mille Irpef raccolti dal Politecnico di Milano, è stato messo a punto da un gruppo di professori del Politecnico partendo da un’idea del professor Federico Butera, oggi molto attivo nei paesi in via di sviluppo. Un progetto, quello di Spark che favorisce lo sviluppo della ricerca scientifica ad alto impatto sociale.

 

frigo solare
Il modello da 250 litri, costruito nel villaggio. Foto via Spark / Facebook

 

Il freddo viene dal sole

“Non c’è batteria, ma abbiamo ideato un sistema di accumulo del ghiaccio”, spiega Del Pero. “Un evaporatore viene immerso in un serbatoio e successivamente riempito d’acqua. Durante il giorno il compressore congela l’acqua che diventa appunto ghiaccio”. Permettendo così di creare il freddo all’interno del frigorifero. Inoltre, grazie all’ottimo isolamento, “il ghiaccio dura anche per 48 ore senza alimentazione”.

 

Il modulo di 250 litri, pensato per commercianti, allevatori o agricoltori, può inoltre essere assemblato e diventare un grande frigo da 1000 litri, per comunità o villaggi. Un po’ come quello realizzato a Bangang.

 

“Il refrigeratore ad oggi ha un costo di circa la metà rispetto agli stessi prodotti solari”, sottolinea il professore. “Siamo sui 500 euro”. Un prodotto accessibile, anche pensando al risparmio sull’elettricità durante tutto il ciclo di vita del refrigeratore. In più, essendo il pannello sovrapotenziato, la squadra del Politecnico sta pensando di applicare al sistema un ulteriore centralina per caricare una piccola batteria o un cellulare, ormai diffusissimi. “Il prossimo passo – conclude Del Pero – è quello di diffondere il know how necessario per la realizzazione dell’intero kit e condividerlo con altre organizzazioni locali, così da poterlo assemblare ovunque”.

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