Buddhismo zen. Principi, dottrine e scuole

Lo zen riconosce la propria origine nella predicazione del Buddha, ma ha assunto tratti peculiari nei paesi in cui si

Secondo la tradizione, Bodhidharma, ventottesimo patriarca buddhista, alla fine del Quinti o all’inizio del Sesto secolo dopo Cristo si sarebbe recato dall’India in Cina, dando inizio alla serie dei patriarchi cinesi.

In Giappone le dottrine zen furono introdotte già nel Settimo secolo ma solo nel Tredicesimo secolo Eisai Zenji e Dogen Zenji, due monaci, fondarono le due scuole fondamentali dello zen, la Rinzai e la Soto. Nel Diciasettesimo secolo il monaco cinese Yin-yuan fondò la scuola Obaku che però mantenne caratteri più marcatamente cinesi.

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In Giappone le dottrine zen furono introdotte già nel Settimo secolo © Sayan Nath/Unsplash

Buddhismo zen cos’è?

L’ideogramma “zen” deriva dal cinese ch’an che è a sua volta una trascrizione della parola sanscrita dhyana. Tutti e tre questi termini significano “meditazione” e richiamano i passaggi storici del buddhismo: dalle sue origini in India, alla diffusione in Cina inaugurata dal maestro buddhista indiano Bodhidharma (520 dopo Cristo), al suo approdo in Giappone.

Tutto ha origine quel lontano giorno di venticinque secoli fa quando Buddha Shakyamuni, di fronte a cinquemila uditori, senza proferire parola, solleva davanti a sé un fiore. Solo uno tra i molti comprende il significato di quel semplice gesto e sorride. È Mahakashapa, il discepolo a lui più vicino. Inizia così ciò che nello zen si chiama il tramandamento, la trasmissione e l’originalità di questo episodio sta proprio nell’assenza di ciò che ordinariamente noi crediamo sia lo strumento fondamentale per la trasmissione di un insegnamento: la parola.

Si dice che il Buddha spesso non proferisse parola, lasciando che si stabilisse tra lui e chi lo ascoltava una profonda e sottile corrente di pensiero, un pensiero originale e originario non concettuale. Solo uno tra i cinquemila uditori comprese quel pensiero, Mahakashapa, che divenne così il primo patriarca dello zen. Nella tradizione zen questo tipo di comunicazione è elemento essenziale per la comprensione dell’insegnamento di un Maestro.

Principi del buddhismo zen

Il buddhismo proveniente dall’India si incontrò in Cina con il taoismo e, innestandosi e fondendosi con questa tradizione, sviluppò delle caratteristiche diverse dal buddhismo originario indiano, in particolare un carattere di antidogmatismoanti-intellettualismo. Il buddhismo ch’an giunse poi in Giappone attraverso due maestri, Dogen (1200-1253) e Eisai (1141-1215): entrambi avevano soggiornato in Cina e, tornando nel loro paese d’origine, portarono ciò di cui si erano arricchiti e fondarono a loro volta due scuole.

La scuola Soto fondata da Dogen nel 1227 ritiene l’illuminazione risultato di un processo graduale basato sulla meditazione profonda. La scuola Rinzai, fondata da Eisai nel 1191 circa, ritiene l’illuminazione un evento improvviso che si può raggiungere sia mediante la meditazione seduta (zazen) sia mediante forme di colloquio paradossale (koan e mondo). Il carattere antidogmatico del buddhismo cinese venne mantenuto nello zen e venne data grande attenzione alla quotidianità e alla spontaneità.

meditazione buddhismo zen
Il buddhismo zen coltiva essenzialmente la meditazione © Kosal Ley/Unsplash

Buddhismo zen e psicoanalisi

In Giappone lo zen ha influenzato gran parte della produzione letteraria e artistica: dalla poesia alla pittura, dal teatro No all’architettura di templi e giardini, dalla disposizione dei fiori al rapporto con molte arti e discipline anche marziali. Stabilì ad esempio un forte legame con la casta militare dei samurai. Questo può sembrare paradossale visto che lo zen ha delle premesse antimondane e non violente, ma il samurai trovò nell’insegnamento zen una guida al distacco interiore e alla concentrazione, attitudini che lo rendevano forte in battaglia e imperturbabile di fronte alla morte.

Buddhismo zen in Italia

Negli ultimi anni la diffusione del buddhismo in Italia ha subito una notevole accelerazione, pur dovendo scontare i normali problemi di tutto ciò che va a incidere profondamente sulla vita delle persone. In particolare accade di scoprire ancora oggi degli improvvisati guru, prevalentemente portatori di conoscenze esoteriche, che non hanno a a che vedere con il pensiero buddhista, il quale non è altro che una seria e scientifica ricerca sulle potenzialità della mente e sulle sue possibilità di sviluppo pratico esperienziale.

LIstituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, in provincia di Pisa, fondato nel 1977, è uno tra i più importanti centri buddhisti in occidente, membro della Fondazione per la preservazione della tradizione mahayana, un’organizzazione internazionale fondata da Lama Thubten Yeshe e Lama Zopa Rinpoche che riunisce 140 centri nel mondo. Fa parte dell’Unione buddhista italiana.

Avvicinarsi al buddhismo zen

Lo zen è incontro personale con qualcuno, con una persona che spesso inspiegabilmente convince, è toccare il cuore perché spesso l’incontro è uno sguardo d’intesa, un sorriso appena accennato, la semplicità di un gesto, una parola appena proferita. La persona che noi incontriamo la chiamiamo Maestro perché riconosciamo in lui l’appartenenza a una precisa tradizione che trae la sua origine da Shakyamuni, il Buddha storico.

Il buddhismo zen coltiva essenzialmente la meditazione, senza occuparsi delle discussioni sulle teorie e sugli elementi dottrinali, oppure dell’uso dei riti e dei cerimoniali come, in gradi diversi, fanno altre scuole della tradizione buddhista. Per lo zen l’illuminazione è possibile “al di fuori delle scritture” e “oltre le parole”. Nonostante l’importanza della meditazione, lo zen sostiene che l’illuminazione si può ottenere attraverso qualsiasi attività della vita quotidiana e in qualsiasi momento: lo zen va sperimentato in modo diretto, va praticato, portato nella nostra vita di tutti i giorni.

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© Nitish Meena/Unsplash

È vero che lo zen ha delle caratteristiche peculiari che lo rendono unico, diverso, ma è tuttavia anche vero che per molti aspetti fondamentali è e resta una forma di buddhismo e rappresenta forse il coronamento di certe tensioni presenti nel pensiero buddhista più antico come ad esempio la necessità della liberazione dal desiderio e dall’attaccamento.

Saggi e bibliografia

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