L’incompatibilità tra ambiente e fast fashion
Che la fast fashion inquinasse, si sapeva. Ora giungono dati ancor più precisi (e inquietanti) su catena di approvvigionamento e abitudini dei consumatori.
Che la fast fashion inquinasse, si sapeva. Ora giungono dati ancor più precisi (e inquietanti) su catena di approvvigionamento e abitudini dei consumatori.
Cosa implica un rallentamento della moda? Quali sono le priorità dei brand? E il digitale come si inserisce nel quadro post-Covid? Intervista a Giorgio Ravasio, country manager di Vivienne Westwood.
Il Report 2020 sulla moda consapevole svela quali sono i prodotti più ricercati dai consumatori sul web. E quest’anno i risultati sono molto incoraggianti.
Dal recupero degli abiti scartati dal mondo occidentale alla creazione di capi di alta sartoria. È l’idea dello stilista togolese Amah Ayivi.
Le due aziende non pubblicizzeranno i propri prodotti su Facebook per opporsi alla diffusione di contenuti razzisti, violenti o disinformativi.
Riutilizzo, durabilità e bellezza sono gli ingredienti che rendono sostenibili queste forme di artigianato giapponese, in cui materiali come ceramica, legno, carta e stoffa diventano preziosi perché lavorati con cura e rispetto.
In un momento di “pausa” forzata, anche il settore moda ha capito che deve cambiare: trasparenza, tracciabilità e circolarità sono le parole chiave per tornare a nuova vita.
Rimodelliamo il futuro attraverso la sostenibilità e l’innovazione responsabile. Questo l’obiettivo del libro Fashion industry 2030 di cui pubblichiamo in esclusiva l’introduzione.
Il 23 aprile è uscito il nuovo libro di Marina Spadafora, scritto insieme alla giornalista Luisa Ciuni, dal titolo La rivoluzione comincia dal tuo armadio. Per l’occasione abbiamo intervistato la coordinatrice del movimento Fashion revolution.
La Fondazione H&M ha annunciato le cinque imprese vincitrici. Tra le idee premiate, la conversione dell’anidride carbonica in poliestere e il tracciamento delle fibre sostenibili.