Tassisti in sciopero, ecco i motivi della protesta

Verso l’ennesimo rinvio delle norme sulle vetture a noleggio con conducente e che forse toccherebbero anche Uber. Troppa o poca concorrenza?

Proseguono in tutta Italia, ormai da diversi giorni, gli scioperi e le proteste dei tassisti, che hanno portato in alcune città anche a episodi di scontri con le forze dell’ordine. Il motivo del contendere è l’approvazione, all’interno del cosiddetto decreto milleproroghe, di un emendamento proposto dalla senatrice del Partito democratico Linda Lanzillotta.

Questo prevede il rinvio di un altro anno di una serie di norme volte a regolamentare il sistema degli Ncc, il servizio di trasporto a noleggio con conducente, e di Uber, il servizio di autotrasporto privato che guarda alla sharing economy. Si tratta, naturalmente, di due servizi che entrano inevitabilmente in forte concorrenza col servizio pubblico di taxi, che si sente così penalizzato.


È dal 2008 che l’entrata in vigore di queste norme viene rinviata. Le norme per Ncc e Uber consistono fondamentalmente in una serie di limiti sia per lo svolgimento del servizio sia per quanto riguarda la concessione delle licenze: per esempio al contrario dei taxi, “lo stazionamento dei mezzi” di Ncc o Uber non può avvenire su suolo pubblico ma “deve avvenire all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”. E poi la sede del vettore e la rimessa “devono essere situate esclusivamente nel territorio del comune che ha  rilasciato l’autorizzazione”.

In pratica, il conducente può lavorare solo nel comune in cui ha ottenuto la licenza: è forse questo il punto fondamentale della protesta, dal momento che soprattutto nelle grandi città il numero di licenze è esaurito e in molti esercitano con un’autorizzazione conseguita altrove, con conseguente aumento della concorrenza. Ma le vetture con conducente, qualora le norme entrassero in vigore, dovrebbero anche prendere le prenotazioni direttamente in rimessa, e dunque non telefonicamente o via web. Meno chiaro cosa accadrebbe invece per Uber, che nel 2008 non era ancora sbarcato in Italia: le norme in stand-by dunque non riguardano direttamente questo servizio, anche se sicuramente finirebbero per incidere anche su questo.

Questione di concorrenza

Le norme finora non sono mai state attuate anche perché giudicate in seguito troppo restrittive della concorrenza: solamente nel 2015 l’Autorità di regolazione dei trasporti, nella sua relazione al Parlamento, spiegava per esempio che sarebbe invece necessario “aumentare la concorrenza tra il servizio di taxi e quello di Ncc e ridurre alcuni costi anche di natura ambientale ed eliminare l’obbligo che il titolare della autorizzazione Ncc faccia rientro in rimessa dopo ogni singolo servizio ritenendo tale vincolo limitativo della possibilità di svolgere l’attività secondo criteri di economicità ed efficienza”.

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